Perle dal Web n° 175


Tratta (su input di Alfredo) da  · Pagina di Realtà, inganno e manipolazione  su  FB

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“Si deve imparare dalla Natura. L’uomo è anche un organismo. La quercia fa molte ghiande, ma la possibilità di diventare alberi esiste solo per poche di loro. La stessa cosa accade all’uomo; molti nascono, ma solo pochi crescono. La gente pensa che questo sia uno spreco, che la Natura sprechi. Non è così. Il resto diventa fertilizzante, ritorna nella terra e crea possibilità per un maggior numero di ghiande, di uomini, di alberi… per un maggior numero di uomini autentici. La Natura dà sempre, ma dà solo possibilità. Per diventare una vera quercia o un vero uomo, si deve fare sforzo.”

(Fritz Peters – La Mia Fanciullezza Con Gurdjieff)

Il Tempo in fondo siamo noi


By Me

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Tra gli ultimi commenti postati ce quello sul “Tempo” ( di Seneca) che mi ha fatto molto riflettere: non avevo mai avuto l’intuizione che la morte non è storia di un attimo ma la storia di una intera vita … ogni secondo che passa muore una piccolissima parte di noi.
Siamo come delle candele allora che si consumano lentamente ma inesorabilmente.

Allora ho riveduti il mio concetto su cos’è l’Uomo; pensavo fosse composto da materia organica e da “spirito” ora ho capito che invece è composto da materia, spirito e TEMPO …

Ho trovato molto belle le parole di Seneca, di una verità assoluta.

Tutto ciò mi ha fatto tornare alla mente una mia poesia in cui parlavo del destino di ognuno di noi che, secondo me, è “già scritto” sin dall’inizio:

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IL LIBRO DELLA VITA

Il libro della tua vita è stato già stampato
con le bianche pagine, con il numero segnato
un giorno ed una notte per foglio increspato
fino all’ora dell’ultimo tuo fiato espirato

e quello che devi scriverci sta a te trovare
tutte le cose da tenere e le cose da buttare
lasciare un foglio bianco è certo da evitare
e non ha senso un giorno alla morte regalare

hai entusiasmo agli inizi, ne mancano tante
poi il desio di vivere e vergare è motivante
quando arrivi a metà, ti pare ancor distante
ma la fine poi si avvicina, così affannante

riprendi allora il libro e leggi dall’inizio
perché è giunto il momento, quello propizio
i ricordi i rimpianti i rimorsi; il giudizio
con l’anima tua occorre siglare l’armistizio

mio inedito

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Forse allora non avevo ben chiaro quello che ora ho appena espresso, cioè che l’Uomo è fatto anche di tempo ma nonostante ciò, rileggendo, riesco ad “intravedere” la sua presenza nei miei versi … forse solo “inconsciamente” invece già lo era;

Questa nuova visione però non fa che accentuare il disagio nei confronti della situazione attuale:
prima ero convinto che chi governa (realmente) il mondo sta distruggendo e depredando l’Uomo (con Capitalismo e Consumismo) sia nella sua parte fatta di “materia” sia in quella fatta di “spirito, gli esempi si sprecano …
guerre, violenze, morti d’inedia, inquinamento globale, nuova schiavitù (e dimentico certamente qualcosa) per quanto riguarda la “materia”,
imbruttimento culturale, ignoranza, mancanza di valori e capacità critica, provocati dai media e soprattutto dalla TV che, ai suoi albori, istruiva le persone mentre oggi le “lobotomizza”, e per non parlare della “pubblicità” per quanto riguarda la sua sfera “interiore”;
oggi mi rendo conto che invece stanno distruggendo ed inquinando anche la nostra parte fatta di “Tempo” ed esattamente con gli stessi strumenti di cui ho appena accennato: ci stanno rubando la cosa più preziosa che abbiamo e quasi nessuno se ne rende conto (e di conseguenza reagisce);
bisogna ammettere che sono stati abili: hanno distolto il nostro sguardo da ciò che conta a ciò che è vacuo ed inutile (ma remunerativo ed utile per loro) … ed allora attendiamo la prossima fila per l’acquisto del nuovo modello di Iphone …

Claudio

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Valori e modernità


By Alfredo

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Oggi mi/vi interrogo sulle responsabilità, di noi singoli, nei confronti della società che stiamo vivendo e che, per molti, non è soddisfacente essendo totalmente mancante di valori – intesi come punti ‘fermi’ di riferimento.

Se – singolarmente – non ci si interroga, non si fa una sana autocritica, va da sé che, inconsapevolmente, si lascia lo spazio a personaggi che hanno un valore, unico e non negoziabile: il potere/denaro, ed essendo concentrati solo su quello, partono avvantaggiati rispetto a chi la vita la interpreta differentemente.

Lascio quindi alcuni contributi che – mi auguro – chiariscano meglio quello che – concettualmente – cerco di introdurre in un ipotetico dibattito.

Nel 1955, Erich Fromm faceva pubblicare un libro:

PSICOANALISI DELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA

(USA, dell’epoca ovviamente ndr), e scriveva:

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“Abbiamo un’alfabetizzazione superiore al 90%, abbiamo radio, TV, cinema, un quotidiano per tutti (oggi abbiamo anche Internet ndr), ma invece di concederci il meglio della letteratura e della musica – passate e presenti – questi mezzi di comunicazione, coadiuvati dalla pubblicità, riempiono le menti con la peggior spazzatura, priva di qualsiasi senso di realtà”.

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Sono passati sessant’anni e nulla è cambiato, anzi…

Ai giorni nostri le ‘analisi’ di chi la realtà la valuta ad occhi aperti, senza filtri e con onestà intellettuale, può arrivare a scrivere cose così:

“Oggi noi abbiamo la possibilità di accedere, in pochi secondi, praticamente a tutto quanto l’umanità ha prodotto e sta producendo.
Dentro a tutta questa abbondanza, ci sono due reazioni, due attitudini antropologiche e comportamentali.
Una è l’entusiasmo, la spinta ad abbracciare quante più materie possibili. l’altra è l’ansia se non la paura.

Possiamo figurarci quanto, per tanti, la sovrabbondanza delle scelte sia oggi traumatica e ansiogena.
Tutto questo spinge molti a cercare rifugio in un’identità apparentemente rassicurante, in una qualche forma che riduca la responsabilità personale e la complessità, in qualche cosa che abbia un nome chiaro, un simbolo, una formula facile da imparare e ripetere.
In questo senso, credo che si stia sempre più determinando una vera propria separazione fra chi, nella possibilità di scelta, ci si ritrova e magari ci sguazza e chi invece vuole essere sollevato dall’ansia di scegliere, di decidere in diretta, dal vivo, senza reti di protezione”.
– Franco Bolelli – (filosofo)

E, di conseguenza, la piega che ha preso la nostra società è – a grandi linee – quella che descrive, nel suo libro SUDDITI un noto giornalista, contro il sistema: Massimo Fini:

“E’ un paese (l’Italia) che recita male ormai quasi tutte le parti, avvolto com’è in un alone di inautenticità che va dall’alto verso il basso.

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Sembra che a nessuno, o quasi, importi più nulla di come fa quello che fa, e di cosa significhi quello che dice, soprattutto nelle conseguenze di comportamento.
Non c’è nulla di vero, basta il verosimile se è solo un espediente per ottenere un altro risultato.
Se nessuno si sente più in colpa per nulla, ma casomai cerca di non pagare in alcun senso il fio per quello che fa, è tutto lecito, basta riuscire nel proprio intento.
Si misura tutto dal risultato”. (di chi, e per chi? ndr)

Quindi, per logica conseguenza, si produce una classe ‘dirigente’ (seee) a cui noi direttamente o indirettamente deleghiamo le nostre vite, e che lo stesso Fini definisce così:

“L’oligarca democratico è un uomo senza qualità. La sua qualità è di non averne alcuna.
Il che gli consente una straordinaria adattabilità.
La loro superiorità non è giustificata dal nulla: hanno i privilegi dell’aristocrazia, senza averne la qualità e gli obblighi”.

La mesta conclusione è che l’antropologia culturale degli abitanti di questo ‘stranito’ paese, dove tutto accade e si lascia accadere, è rimasta quella del feudalesimo, servi della gleba, che aspettavano che cadessero le briciole dal tavolo del banchetto del loro padrone, oppure, dietro raccomandazione, potessero impiegarsi nelle cucine del Castello.

Il loro motto era: Franza o Spagna, purché se magna !

A dimostrazione che, come sempre, ci si accontenta degli slogan, del facile e senza fatica, rendendo vani i suggerimenti che la ‘cultura’, quella vera e non la verosimile, ha profuso a piene mani nei secoli.

“La libertà morale è la capacità della ragione di determinare il comportamento”

da: CRITICA DELLA RAGION PRATICA – Immanuel Kant –

Ognuno tiri le sue ‘somme’… :-)))

Alfredo