Teniamo unito il “gregge” …


By Alfredo

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La cronaca di questi giorni, ma non solo, ci sta rappresentando la schizofrenia di un mondo che si sta perdendo, senza più riferimenti etici e morali, travolto da i nuovi totem che hanno sostituito i valori che, una volta, ci permettevano di riconoscerci come esseri ‘umani’.

Tra colpi bassi, bugie spudorate, simbolismi da teatrino parrocchiale (stì inni ripetuti, stanno veramente scassando la uallera, oltre ad apparire ridicoli) stanno cercando di tenere unito il ‘gregge’ (il nostro), per combattere l’altro… ‘gregge’.

Allora via con le bandiere sventolanti, con l’amor patrio, con l’orgoglio di appartenenza (a cosa? A delle comunità che per mantenere il loro stile di vita, sfruttano e malversano i due terzi dell’umanità?

Oltre evidentemente a distruggere la natura che, ricordo, dovrebbe essere patrimonio di tutti).
Quindi ?
Allons enfants de la Patrie… see, siamo a posto.

Pensavo, allora, di trascrivervi brani di un libro: I VINTI di Marcello Veneziani, stralci che dovrebbero indicarvi le origini del ‘problema’ che sta devastando il nostro modo di stare al mondo, in armonia con le leggi naturali, e con i nostri reali bisogni interiori, oggi sostituiti da gadget, macchinette, marchingegni che – a nostra insaputa – rischiano di trasformarci in robot.

“Quando il contadino, per smettere di perdere, smette di coltivare e vuol subito sfruttare, passa di colpo dalla preistoria alla modernità, senza gradualità e anticorpi, senza acquisire un rapporto urbano, senza attrezzarsi di una cultura adeguata a quel passaggio, allora il suo impatto diventa devastante.
Nasce la peggior barbarie che non è l’arretratezza, ma l’uso selvatico della modernità e dei suoi attrezzi, delle sue potenzialità, senza relazione con il tessuto di provenienza”.

(Quanti, oggi, fanno gli snob e si sono dimenticati che il nonno, o anche il padre, si svegliava alla 4 del mattino per mungere le vacche ? ndr )

“Da quando il mondo ha scoperto di essere dentro un’unica dimensione, chiamata globale, si avverte ancor di più il bisogno di abitare anche un’altra città non dominata dalla tecnica e dall’economia (finanziaria, per giunta ndr).

Una città dell’anima e dei sogni, dove abitano i desideri e le pulsioni, i sentimenti e i valori negati dalla realtà.
E’ il bisogno di connettersi a un’altra dimensione, la necessità di trascendere il nostro Io piccino e quotidiano, il nostro presente meschino e profano.
Oltre la fisica cerchiamo una metafisica.
Perché siamo liberi solo se non siamo inchiodati ad un mondo e ad una sequenza obbligata di cose e di fatti”.

Ma anche:

“E’ di questo assillo della ‘felicità’ che dobbiamo liberarci.
La felicità non è un dovere, né un diritto, ma uno stato di grazia che arriva quando nessuno se l’aspetta e se ne va appena riusciamo a realizzare che siamo felici.
E di solito non prevede la sofferenza d’altri.
La felicità è un’ebrezza, non una ideologia, un soffio disarmante e non un mestiere d’armi.
E’ necessario concedersi il diritto della sconfitta e della malinconia”.

E, se non foste convinti di quanto scritto, reitero con un testo di Costantin Noica che, con altre parole e da un altro punto di vista, conferma e sottolinea il reale problema che sta affliggendo le nostre società:

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“La malattia dello spirito contemporaneo, che ha perso non tanto Dio, di cui molti lamentano inutilmente lo smarrimento, quanto l’incanto del mondo che la nostra razionalità ha reso disincantato, e la nostra tecnica ha ridotto a pura materia da utilizzare, incapace, nella sua opacità, di rinviare a quel che potrebbe chiamarsi un riflesso dell’anima”.

Jean Paul Sartre diceva: “Odio le vittime che rispettano i loro carnefici”
Dice niente ?
Io vedo, continuamente, gente che applaude personaggi pubblici che, viceversa, andrebbero presi a calci nel…
Cosa dobbiamo aspettarci allora?

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Se una democrazia è composta, soprattutto, da ‘schiavi’, direi nulla !
Buona fortuna ! :-)))

Alfredo

Un pensiero riguardo “Teniamo unito il “gregge” …

  1. L’uso selvatico, selvaggio della modernità e la perdita dell’incanto del mondo: analisi perfetta.
    Conosco anch’io un Alfredo..e considerando gli scritti comincio a pensare che sia lo stesso Alfredo.Per motivi di privacy non scrivo il cognome..chissà se è proprio lui 🙂

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