CAPITALISMO : croce o delizia ?


da Wikipedia : “Il termine capitalismo può riferirsi in genere a diverse accezioni di pratiche economiche, che vennero istituzionalizzate in Europa, tra il XIV e il XV secolo, che coinvolge in particolar modo il diritto da parte di individui e gruppi di individui che agiscono come “persone giuridiche” (o società) di comprare e vendere beni capitali (compresi la terra e il lavoro; vedi anche fattori della produzione) in un libero mercato (libero dal controllo statale).”

A leggere sembrerebbe una cosa positiva ma nella realtà è diventato un abominio e quindi rispondendo alla domanda direi che è la “croce” su cui perirà il mondo, ma questa è solo la mia opinione … Claudio

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By Alfredo

Fernand Braudel (1902-1985) fu uno dei più importanti storici del Novecento.

A lui si devono le analisi lucide e spietate sul ‘capitalismo’ e sugli effetti che produceva e avrebbe prodotto su tutte quelle società ‘escluse’ geograficamente, socialmente, ideologicamente dal contesto occidentale, meglio definibile come ‘stile anglosassone’, negli USA etichettato come WASP (white anglo-saxon protestant), con il rinforzo delle lobbies ebraico-sioniste.

Al proposito, scrisse “sotto il capitalismo, lo stato serve e ha servito come garante dei Monopolisti, piuttosto che come protettore della libera concorrenza, come viene comunemente dipinto”.

Tra i suoi libri più famosi si ricorda: GRAMMATICA DELLE CIVILTA’ in cui descrive, in modo preciso, le mentalità, le identità e le particolarità specifiche di ogni civiltà del mondo (arabo-islamica, cinese, mongola, indiana, africana, europea).

Uno dei più attenti studiosi delle teorie di Braudel è Immanuel Wallerstein, sociologo ed economista USA, che – già nel secolo trascorso – descriveva così il ‘sistema mondo’:

“Il sistema mondo in quanto tale, coinvolge tutti gli stati i quali rivestono all’interno del sistema, un ruolo distinto.
Distinguiamo: Stati centrali, Periferici, e Semi periferici.

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La Periferia del sistema è rappresentato dai paesi del Terzo Mondo, che forniscono al centro materie prime e, in caso di delocalizzazione, forza lavoro a basso costo e prodotti finiti.
Tali manifatture vengono poi trasferite verso il centro e da qui immesse sul mercato.

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Si realizza così uno SCAMBIO INEGUALE, per cui il centro acquista dalla periferia, a prezzi bassissimi, i materiali per la produzione di manufatti o i manufatti stessi che verranno poi rivenduti agli stessi paesi periferici, a prezzi chiaramente superiori a quelli delle materie prime e al costo della produzione.

Questo determina il sottosviluppo e la dipendenza della Periferia dal Centro. Sono invece Semi Periferici i paesi instabili che tendono ad allontanarsi dalla periferia, avvicinandosi al centro (India, Brasile, Cina, Sudafrica). – I cosiddetti BRIC ndr –
E’ semplicemente falso che il Capitalismo, come sistema storico, sia stato un progresso sui vari sistemi storici che lo hanno preceduto e che esso ha distrutto, o trasformato.

La realtà storica, infatti, è sempre stata costituita da un’antinomia tra l’immaginazione degli sfruttatori e la capacità degli oppressi di farsi valere contro di essi.
La posta in gioco è la scelta tra un sistema sociale molto più autoritario dell’attuale o uno più democratico e partecipativo”.

Et voila !
Che segnali stanno arrivando dai nostri, chiamiamoli così, politici?
E ritornate e riconsiderate quanto diceva Braudel, circa il capitalismo.

In più, i cugini francesi, con i quali ho ottimi rapporti avendo anche amici tra di loro, dovrebbero però spiegare – al mondo – magari dopo aver cantato la Marsilliese, cosa intendono, e come interpretano il motto della Rivoluzione: Liberté, Fraternité , Egalité.?

Solo per loro, per loro e per tutti i bianchi alti, biondi con gli occhi azzurri, o i ‘mediterranei’ di chiara origine ariana?
Loro, che sono stati e sono ancora, una delle potenze coloniali, controllando, ancora oggi, gran parte degli stati sub-sahariani, dove mantengono una forte presenza militare, oltre che politica, con la cara vecchia Legion ?
E se questi sono i ‘presupposti’ che regolano il mondo, domando, come si può pensare – ragionevolmente – che non ci sia nessuno che si ribelli ?

Le scintille, le scuse, le ideologie, sono solo, a mio parere, paraventi dietro i quali si nasconde la rabbia di una gran parte del mondo che: non comprende, non accetta, non condivide, il sistema che NOI cerchiamo di esportare globalmente, infischiandocene delle loro culture, organizzazioni sociali, modelli di pensiero, a nostra volta, travestendoci da civilizzatori, quando l’unico interesse che abbiamo è quello di ‘sfruttarli’.

Poi, ci stupiamo, ci indigniamo, piangiamo, ci interroghiamo come mai ci odiano.
Ma – oggettivamente – dovrebbero forse amarci ???

Evvai con il bla bla mediatico, politico, con quel vociare continuo e fastidioso che non prende mai coscienza dei fatti, delle sue origini, delle sue significanze, in un’agorà dove vengono messe in scena le ‘educate ipocrisie’ tipiche di un mondo che non si vuol far carico delle proprie ‘responsabilità’, civili e sociali.

Sia chiaro che io NON GIUSTIFICO i fatti ultimamente accaduti, come non giustifico chi li ha prodotti che considero degli esaltati integralisti.
Ma detto ciò, il problema, il principio di causalità, rimane sul tappeto.
Chi se ne prenderà carico ?

Gli USA, L’Europa, Il Papa…
Scusate… mi viene da ridere :-)))

Alfredo

mille volte me


dopo aver superato i 1.000 post un avviso ai “naviganti”

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oggi sento il desiderio di reiterare ed ampliare un concetto che ho già espresso nella pagina di benvenuto;

un caro amico mi ha fatto notare un giorno che forse questo mio sito è un po’ disarticolato, cioè non c’è sempre una consequenzialità logica e temporale tra un commento postato e quelli successivi; ovviamente era un giudizio non improntato a livello di critica ma di pura considerazione;

io ho elaborato questo suo convincimento e mi sono reso conto che un sito deve “rispecchiare” un po’ il carattere anche interiore dell’autore, soprattutto se lo considera il suo “rifugio” (nome non scelto a caso), ed io fondamentalmente son fatto così: le emozioni si rincorrono, la rabbia e la tristezza non mi durano mai tanto a lungo e lasciano il posto facilmente al sorriso o alla riflessione, per poi magari tornare (con la stessa facilità, ma pazienza) … dipendono sempre dalle situazioni: quelle della vita reale personale (in primo luogo) e quelle della vita “riflessa”, indotte cioè da quello che si vede, si ascolta e si legge.

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Questo sito è per me un contenitore dove porre tante cose:

quelle che mi piacciono (per condividerle)
quelle che non mi piacciono (per lo stesso motivo)
quelle che ritengo sconosciute ai più (per divulgarle)
quelle che commentano una informazione che invece (in qualche modo) c’è
quelle che possono aiutare a riflettere (come ad esempio gli scritti di Alfredo)
quelle che vengono da “dentro” (perchè lasciandole “dentro” farebbero la muffa)
quelle che mi passano per la testa …

io sono il padrone di casa e voi i miei graditissimi ospiti ai quali chiedo solo di “accettarmi” per come sono, una persona piena di dubbi e difetti e (spero) con qualche piccola virtù …

e comunque … grazie a tutti

Claudio

Attentati Parigi: le (orribili) verità che ci vengono nascoste


di Gianluca Ferrara 18 novembre 2015

In questi giorni giornali, Tv e radio ci hanno inondato di notizie.
Uno tsunami d’informazioni sui luoghi dell’attentato, sulle armi usate dai terroristi, sulle dichiarazioni dei politici e sulle povere esistenze spente quella notte.
Un’immensa onda di immagini e parole che ha commosso ma anche suscitato rabbia. Tuttavia, da questo oceano di notizie che poco alla volta si va ritirando, non resta nemmeno una goccia di consapevolezza sul perché degli attentati.

Nessuna seria riflessione è iniziata per tentare di capire le vere ragioni che hanno spinto dei ragazzi poco più che ventenni ad imbestialirsi in tal modo da giungere a trucidare dei coetanei e farsi esplodere.
Le trasmissioni Tv di questi giorni, con fastidioso paternalismo, hanno trattato i telespettatori come bambini che non devono sapere tutto, soprattutto, non devono interrogarsi su cosa davvero sia accaduto. Nessuna riflessione in grado di sforzarsi a capire le ragioni dell’altro fu fatta nemmeno sul video postumo di Coulibaly, uno degli autori del primo attacco a Parigi: “Non potete attaccare e non aspettarvi rappresaglie giocando a fare le vittime (…) bombardate e uccidete dei civili e dei combattenti, perché? Siete voi che decidete cosa succede sulla Terra. No, non possiamo lasciarvelo fare ”.

Tra le 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media elaborate da Noam Chomsky, una spiega che se ci si rivolge ad una persona come se fosse un dodicenne, la sua reazione sprovvista di senso critico sarà come quella di una persona di dodici anni o meno.
Ma sempre più italiani sono stufi di essere trattati come bimbi.
Il mainstream mediatico a reti unificate continua a sparare immagini di uomini bruti e barbuti che brandiscono kalashnikov e lancia razzi magari costruiti in Occidente. L’importante è individuare un nemico.
Nessun approfondimento su chi l’ha creato, chi gli procura le armi, chi lo finanzia e soprattutto perché ci odia tanto.
Domande, le cui risposte potrebbero squarciare il velo d’ipocrisia che cela una realtà diversa da quella che ci è stata narrata.

E allora, quotidianamente occorre ingoiare le velenose opinioni della Santanché e i titoli di giornale di Belpietro miranti ad innescare l’odio tra popoli, invece di puntare il dito contro le élite responsabili.
Possibile che questo Paese sappia offrire agli anziani, alle casalinghe e ai troppi disoccupati solo dei pomeriggi in sale scommesse o le trasmissioni di Barbara D’Urso?
Questo spiega lo smarrimento di molti e l’ascesa di personaggi come Salvini.

Gran parte del pubblico occidentale è all’oscuro dei crimini commessi dagli eserciti capeggiati dagli Usa in Medio Oriente.
Della guerra civile che si è innescata.
Poche ore dopo gli attacchi di Parigi, la Francia, con aerei da guerra, ha bombardato una città, Raqqa.
I giornali hanno parlato di “diluvio di fuoco”, ma qualcuno, forse mi sarà sfuggito, si è domandato quanti decessi hanno causato questi raid?
La realtà è che i poveri morti di Parigi valgono molto in più di quelli che vengono dilaniati in città o villaggi dai nomi impronunciabili.
E, finché prevarrà questo razzismo, non ci sarà mai pace nel mondo.
Davvero si pensava che la distruzione per finalità neocoloniali di Paesi come Afganistan, Iraq, Libia e Palestina non avrebbe suscitato delle reazioni?
Siamo solo all’inizio.

In questi anni agli spettatori del Truman Show è stato detto che i nostri militari hanno partecipato a missioni di pace, come se la pace si seminasse con i carri armati e i mitra invece che con la comprensione e il rispetto.
Non ci viene detto che le azioni militari che hanno insanguinato il Medio Oriente sono state tutte guerre miranti ad accaparrare idrocarburi indispensabili per far muovere la mostruosa macchina capitalista occidentale che necessita di crescenti dosi d’energia.
E’ noto che, se tutti gli abitanti del mondo fossero europei, avremmo bisogno di tre pianeti, se fossero tutti americani addirittura sei.
Finché questa insostenibilità andrà avanti si calpesteranno sempre i piedi di qualcuno.

Il coro mediatico, per giustificare nuove guerre, ci vuole far credere che dei ventenni disadattati che vivono nelle periferie occidentali e alcune dozzine di uomini barbuti che urlano nel deserto possano essere dei credibili antagonisti di Paesi che posseggono arsenali atomici in grado di far saltare il pianeta decine di volte.
Come è successo con Saddam, Gheddafi, Bin Laden e i talebani; gli odierni nemici dell’Isis sono strumentali ai grandi interessi dei potentati economici nostrani. Tanto a pagare le conseguenze dell’odio innescato è la donna e l’uomo comune di Parigi, Beirut, Bagdad, Kabul e Gaza.

La religione è solo un pretesto.
L’unico vero dio è il denaro.

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Sottoscrivo al 100% quanto scritto in questo lucido articolo tratto da “IlFattoQuotidiano.It” .

Oggi anche la menzogna è un’arma …
purtroppo lo è anche l’ignoranza …

e di immagini ne abbiamo già viste fin troppe …
ora abbiamo bisogno solo di un po’ di verità e di giustizia !!!

Claudio

LA LOGICA DEL SENTIRE


By Alfredo

Stamane ho letto su FB una vignetta che mi ha colpito: persone che hanno il profilo avvolto dal tricolore francese che invitavano altri a giocare a Candy Crush (che peraltro non so che cosa sia).

Ancora una volta ho l’impressione e la conferma che – troppi – hanno confuso l’apparenza con la sostanza, trattando ‘tutto’ con una leggerezza imbarazzante, vestendosi di panni, o abbracciando simbologie, che non corrispondono – per nessun motivo – a quello che in realtà sono.

Personalmente, e lo sapete, io presto molta attenzione alle persone con le quali mi relaziono, ed è fondamentale che essi corrispondano a quello che scrivono e che comunicano, soprattutto sul web, cioè nel ‘virtuale’.

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In questo mondo schizofrenico, molti si sono persi, abdicando a se stessi, cercando di rappresentarsi secondo i dettami trendy e confomistici di un sistema che è tutto giocato sulle ‘apparenze’ e dove la dignità ‘personale’ e ‘sociale’ sembra essere diventata una parolaccia.

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Detto ciò, ho cercato un testo che potesse ‘chiarire’ un concetto a me molto caro: la genuinità delle persone, la spontaneità che non ‘calcola’ che si presentano per quello che sono e non per quello che ‘vorrebbero’ essere.
Queste persone – ahimé, sempre più rare – si ‘sentono’ ancora prima di essere fisicamente conosciute (al netto, ovviamente, degli errori di valutazione che, comunque, bisogna accettare come ‘rischio’).

Quindi, da: LA CAPRA CHE CANTA di Ludovica Scarpa, vi trascrivo il capitolo: LA LOGICA DEL SENTIRE.

“L’illuminismo del cuore è la possibilità di vivere il bene sulla base del nostro scegliere di costruirlo, senza bisogno di norme e di dogmi.
Le idee, in quanto immaginazioni e progetti, proprio quanto più sono diverse dalla realtà: procediamo verso qualcosa di meglio se ci rivolgiamo con la mente a ciò che non esiste, che sembra per ora impossibile.
Richiedere alla nostra intelligenza tutto quello che può dare, e non di meno, non è utopia ma utile realismo.
E grazie all’immaginazione non vi sono limiti: possiamo immaginare sempre nuove potenzialità.
Domande descrittive del tipo: come mai le cose sono come sono?
A quali bisogni corrispondono?
Quali significati, desideri, conflitti stanno dietro ai comportamenti?
Come riusciamo a sentire frustrazione?
Ci aiutano a individuare indicazioni di percorso nelle ‘differenze’ che vediamo tra quel che ci auguriamo e quel che percepiamo nel mondo.
Se invece ci aggrappiamo a regole e norme, tenderemo ad accusare l’altro quando non si attiene alle nostre.
Possiamo invece renderci conto di come dietro ad ogni accusa vi siano bisogni: *ogni volta che stiamo per accusare e criticare, possiamo scegliere di dire semplicemente ciò di cui sentiamo il bisogno e che ci pare di non ottenere*, e chiederci anche se possiamo occuparcene in prima persona e smettere di pretendere che lo facciano gli altri. […]

La prima ANTROPOLOGIA PRAGMATICA è stata pubblicata nel 1798 da Kant, perché ognuno potesse vivere meglio, riflettendo intorno ai modi del proprio pensare.

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Oggi, dopo la scoperta dei neuroni specchio, si rinnova il progetto illuminista sostenendolo con conoscenze scientifiche intorno alla nostra più grande risorsa: l’empatia.
Per inciso, è buffo che la scienza confermi e spieghi ciò che ‘comunque sentiamo’, rispondendo al nostro bisogno di condividere certezze.
[…]
Tuttavia l’ipotesi illuminista, che ogni essere umano sia autonomo, razionale e responsabile, è una ‘finzione’, o meglio un progetto, una visione, una potenzialità.

Per questo motivo nessuna società umana rinuncia (per ora) a norme, leggi, regole, sanzioni e istituzioni.
[…]
Richiamarci alla normativa di ‘diritti e doveri’ rischia di impedirci di ‘sentire’ in modo immediato come il nostro bisogno di bene, di pace, di una civiltà in cui non dover stare in guardia, in quanto bisogno condiviso, sia un bene a cui possiamo lavorare insieme.

Sono le emozioni, è il nostro sentire a motivarci, a mettere in movimento le nostre energie per raggiungere ciò di cui abbiamo bisogno.
Propongo allora di sentire il valore fondativo dei nostri diritti di essere umani, e di fidarci del nostro sentire.
[…]
Frequenteremmo volentieri qualcuno che dice di essere onesto perché la legge lo prevede?
O qualcuno che ha bisogno di ‘ragioni’ (scientifiche, religiose, filosofiche) per basarvi il rispetto per il valore e la libertà di tutti?

Abbiamo bisogno di significato e di bene, ma nessuna norma esterna ce li può garantire: siamo infatti noi stessi ad assegnare quelli che chiamiamo i significati e a sentirci motivati a fare quello che chiamiamo il bene.
Conosciamo, in prima persona, il valore empirico dell’esperienza del ragionare, nel ‘sentire’ che il capire ci fa piacere, tanto che preferiamo ‘razionalizzare’, trovare ragioni narrative a quel che non comprendiamo davvero, e perfino ragioni inventate, in quanto pure ipotesi interpretative, ci soddisfano.
La sensazione di capire è bella, ci dà grande soddisfazione.
Tuttavia non scegliamo l’empatia riflettendo: scegliamo, lo sentiamo col cuore, guidati dall’emozione.

E la scelta di aprirci a essa, in quanto scelta, non è obbligata, ma attiva un’opzione libera fra tante, quella che ‘sentiamo’ nostra, quella che ci fa piacere mettere in atto.
Se non sentiamo nulla, nessuna empatia, nessuna simpatia, nessun interesse, nessuna avversione, non ci sarà ragionamento che ci possa spingere a decidere alcunché.
[…]

E’ nel pensare che noi esseri umani produciamo noi stessi il nostro mondo, confrontiamo nel dialogo interno idee contrastanti di noi stessi, scegliamo le interpretazioni e le priorità con cui disegniamo la nostra vita, per cui la nostra esperienza non è mai quel che semplicemente ci accade, ma è sempre quel che ne facciamo.

Nella nostra vita, quindi, non possiamo ‘non essere creativi’; la scelta è tra esserlo accorgendosene, o meno.
Ci definiamo animali razionali descrivendo sia uno stato di fatto, essere dotati di ragione, sia un’idea di noi stessi a cui tendere.
Se ogni scelta, ogni azione, implica gli altri e produce nei suoi esiti la società, come insieme delle nostre scelte individuali, la società civile siamo noi, il tessuto interconnesso delle nostre piccole scelte basate sui significati che assegniamo.

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E quindi: come noi ci sentiamo, la nostra esperienza soggettiva e individuale di noi stessi con noi stessi, il nostro pensare, tutto questo CONTA.
Non poter giocare a ping-pong da soli è un dato di fatto confermato dalla nostra esperienza.
Mentre dire che ‘è un peccato’ oppure ‘una fortuna’ è un giudizio, un’interpretazione che qualifica le cose in sé si limitano a essere così come sono: abbiamo bisogno degli altri e siamo liberi di interpretare in vari modi questo bisogno, e qualsiasi altra cosa.
Viviamo così commentando costantemente l’esperienza con le nostre interpretazioni, creando un mondo parallelo fatto delle didascalie che la nostra mente aggiunge all’esperienza e che a noi pare ‘oggettivo’: quello che ‘sentiamo in diretta’.
Per cui, nell’avere a che fare con l’altro, e non solo se vogliamo giocare a ping-pong, abbiamo anche a che fare con un mondo diverso dal nostro: quello caratterizzato dai suoi ‘commenti’, dai suoi significati. […]
Nel dialogo interno scopriamo un paese straniero dentro di noi, che il nostro stesso riflettere crea, con i concetti che usa e le qualità implicite delle sue assunzioni”.

Dopo questo ‘bel’ testo che – ricordo – è opera di una formatrice in ‘Comunicazione interpersonale’, nonché fondatrice di una scuola di
‘Competenza sociale’, a me ritorna in mente il Candy Crush..
Cos’è un gioco simile al ping-pong?
Prevede almeno due giocatori, oppure si può giocare anche da soli?
C’è differenza !
Nel primo caso, si è alla ricerca, anche inconscia, dell’altro, nel secondo, si cerca di coprire un’afasia della mente e dell’anima, proponendo e invitando altri a diventare afasici, davanti al loro computer che li collega alla loro solitudini ‘esistenziali’.
E, se si è afasici, non si è in grado di ‘comprendere’ nulla del mondo e delle sue complessità, si è agiti anziché agire, e, di conseguenza, si viene strumentalizzati, condotti come un armento verso un destino a noi sconosciuto e neanche immaginabile.
Purtroppo !

Alfredo

PS. L’allegato è una mia ‘opera’, visionata con ‘stupore’ dai nani ahahahah