LA SAGGEZZA DEL VIVERE


By Alfredo

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Dopo la ‘full immersion’ di qualunquismi, di frasi fatte, di analisi alla belin di segugio, da una comunicazione ipocrita che mente sapendo di mentire a cui siamo stati sottoposti in questi ultimi giorni, e dopo aver constatato – per l’ennesima volta – che il mondo occidentale è eterodiretto da speculatori amorali a qualsiasi livello: economico-finanziario, sociale, formativo, culturale, solidale,

mi tolgo dalla ‘mischia infame’ dei vocianti che cercano di ‘scaricare’ le proprie coscienze. sparando ‘cazzate’ a raffica.
Ritorno, nella mia comunicazione alla cara, vecchia filosofia, e vi propongo oggi, un filosofo pessimista e misantropo (chissà perché), che, dal suo punto di vista, rifletteva sulla società del suo tempo e perveniva a conclusioni che, guarda caso erano politically uncorrect.

Da: AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE – Arthur Scopenhauer

“Mentre la natura ha stabilito tra gli uomini la più ampia diversità nell’ambito morale e intellettuale; la società, senza badare a questo, stabilisce che gli uomini sono tutti uguali, o piuttosto, in luogo di quelli naturali, fa valere la diversità e la gradazione del ceto e del rango, le quali spesso sono diametralmente opposte alla gerarchia della natura.
In tale ordinamento, quelli che la natura ha collocato in basso sono assai avvantaggiati, mentre ci rimettono i pochi che ha collocato in alto, per cui costoro sono soliti sottrarsi alla società, e quindi in ogni cerchia sociale, non appena diventa più numerosa, predomina la volgarità.
Quello che nei grandi spiriti provoca il rigetto della società è l’uguaglianza dei diritti, quindi delle pretese, a fronte della disuguaglianza delle capacità,
quindi delle prestazioni (sociali) degli altri.
La cosiddetta buona società ammette previlegi di ogni sorta, purché non siano intellettuali, questo sono addirittura merce di contrabbando (domadatevi perché? ndr).
Essa ci impone di avere un’infinita pazienza nei confronti di ogni stoltezza, follia, assurdità, ottusità; i pregi personali, invece, devono chiedere scusa e nascondersi; infatti la superiorità intellettuale offende per il semplice fatto di esistere.

Pertanto quella società che si chiama ‘buona’ non solo ha lo svantaggio di presentarci uomini che non possiamo amare né lodare, ma neppure ci consente di comportarci in modo conforme alla nostra natura: essa, al contrario, ci costringe, per essere in armonia con gli altri, a rimpicciolire o addirittura a deformare noi stessi.
[…]
Discorsi e idee intelligenti valgono solo per una società intelligente; in una ordinaria sono addirittura detestati, per compiacere questa, infatti, è assolutamente necessario essere superficiali e limitati.
In una società del genere noi, dunque, dobbiamo rinnegare gravemente noi stessi, rinunciando a tre quarti della nostra personalità per renderci simili agli altri”.
E qui richiama e cita uno scritto di Orazio (epistola a Mecenate):
“E’ una grossa stoltezza guadagnare all’esterno e perdere all’interno, vale a dire per una posizione brillante, per un lusso sfarzoso, per titoli e onori,
cedere in parte o totalmente la tranquillità, la libertà, l’indipendenza”.
Per non essere frainteso: si può essere o non essere d’accordo con Schopenhauer che aveva una ‘sua’ visione, un po’ Luterana o Calvinista, oggi si direbbe ‘reazionaria’ della vita, sociale e non.

Ma, nel caso non si fosse d’accordo, bisognerebbe poi domandarsi come mai, nel ‘migliore dei mondi possibili’, la società abbiano messo a capo dei loro paesi, persone come: Georg ‘dabliu’ Bush, un cretino totale, Nicolas Paul Stephane Sarkozy de Nagy Bocsa, un nano franco-ungherese con i piedi piatti, che ne ha combinate più di Bertoldo, e last but not least,

un ‘bimbominkia’, che parla per frasi fatte o slogans, e che ha uno spessore ‘poltiico’ pari a quello di una carta velina, e che, dice lui, riporterà l’Italia al ruolo che le compete… Quale Mattè?
Fatta la domanda, però, poi bisogna trovare una risposta… plausibile e sostenibile eh, altrimenti restiamo nel campo del ‘cazzeggio puro’, in attesa di qualche altra ‘tragedia’ che ci ‘infiammi’ e ci permetta di perpetuare il nostro stupore e la nostra indignazione, da bravi e ubbidienti ‘imbecilli’.
Come dite ???
Troppo duro come messaggio ???
Quando ce vò ce vò,
o vogliamo andare avanti prendendoci per il didietro???

Alfredo