Fiorella


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Siamo in guerra, ora devono trovare una soluzione, e mi pare che l’unica soluzione che sanno trovare è, come al solito, bombardare a casaccio altri innocenti in una spirale senza fine. Li detesto, detesto i potenti con tutto il cuore, li li detesto profondamente perchè Stati Uniti, Francia, Inghilterra e l’Europa tutta, sono responsabili di questo casino in cui ci troviamo. Armi, petrolio, denaro, potere….mi fanno schifo tanto quanto questi terroristi assassini, non c’è nessuna differenza!!! Piangiamo giustamente questi morti innocenti perchè somigliano a noi, perchè potremmo essere noi domani. Ma non abbiamo mai avuto un gesto di indignazione per le migliaia di morti innocenti dovuti ai bombardamenti di questi assassini, erano, e sono, esseri umani anche quelli!!! Vedere Renzi ( ma non solo lui) con quei sorrisi ebeti stringere la mano ai Sauditi, ben sapendo che l’Arabia Saudita è una feroce dittatura che in tutto somiglia a quella talebana dell’Afghanistan, che simpatizza e fiancheggia e probabilmente finanzia questi assassini che hanno le nostre armi nelle mani, mi fa venire la nausea ma già, con loro si fanno affari anche se quel denaro è intriso di sangue.

Fiorella Mannoia

The Sound of Silence – Le Son du Silence – Il Suono del Silenzio


Le date di fianco alle bandiere, volutamente non recano il luogo preciso, se non solo uno, l’unico, il più importante… Mondo.
Una data per ogni mese, simbolicamente.
Sono tutti attentati terroristici, avvenuti alle più svariate latitudini, colpendo uomini, donne, bambini, vecchi, giovani, alti, bassi, grassi, magri, sani, malati, biondi, bruni, bianchi, neri, gialli, rossi, cristiani, atei, musulmani, ebrei, buddhisti, taoisti, protestanti, induisti, quaccheri e agnostici…. è solo un piccolo esempio, TUTTI siamo stati colpiti, i vivi e i morti.
Volutamente non ho commentato nulla e nessuno, né ieri né oggi, anche se alcuni scritti sono stati davvero toccanti… non ho messo “like” per un mio strano senso del pudore, quello che mi costringe al silenzio più assoluto quando il dolore è troppo, quando la MIA responsabilità è troppa…

Andrea

Ma cosa diceva la Fallaci ???


Ma cosa diceva la Fallaci ???
Per chi non l’ha letta (mai o distrattamente, o peggio, con gli occhiali dell’ideologia) qui c’è la summa del suo pensiero.
Si può anche non condividere, ma allora bisognerebbe controbattere, argomentando però, punto su punto, non distrattamente o con gli argomenti dei ‘buoni propositi’ perché la ‘storia’ non si fa con i buoni propositi, che sono soprattutto parole e come tali non costano nulla.
Si fa prendendo posizione e agendo coerentemente.
E qui cascano gli asini…

Oriana fu una grande donna alla quale va tutto il mio rispetto e la mia ammirazione. Non per le sue idee, ma per il suo coraggio ‘civile’.
Coraggio civile che, nonostante il gigantesco bla bla del mondo, io riscontro in pochissime persone che non fanno rumore, non fanno audience, non fanno tendenza; fanno e basta !

Spero di essermi spiegato bene… :-)))

l’Incertezza della realtà


By Alfredo

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contrariamente al solito, ieri mi sono dedicato alla lettura dei molti commenti relativi ai fatti ultimi, e ai contributi di video, testi, preveggenze,
che si sono ‘affastellati’ sui social, alcuni veramente interessanti, altri a riprova che gran parte della gente, parla di tutto senza conoscere niente.
A parte la nuova moda del profilo con bandiera, che è ‘esattamente’ quello che i ‘manovratori’ vogliono, sono stato particolarmente interessato all’ennesimo ‘dualismo’ tra il pensiero della Fallaci, e quello dei suoi detrattori che, comunemente, la consideravano ‘un’invasata’.

La prima domanda che mi verrebbe da fare, è: quanti hanno letto i libri e/o gli articoli della Fallaci ??
In più, quanti l’hanno fatto e hanno compreso ‘il senso’, il messaggio, l’invito a non farsi condizionare dalla propaganda che, ricordiamocelo, aveva tutto l’interesse a farci credere le cose che, oggi, ripudia.
E per essere ulteriormente chiaro: io non ho un condizionamento ideologico nei confronti delle tesi della Fallaci, che peraltro ho letta, tutta, a differenza dei molti che, pur non avendola letta, si permettono giudizi inverecondi, sia sui pensieri e, peggio, sulla persona.
Evidentemente giova ricordare che questa signora ‘temperamentale’, il mondo che ci ha descritto, lo conosceva ‘molto bene’, avendo avuto esperienze di guerra e non, in quei paesi, ed avendo avuto contatti professionali (giornalistici) con i più importanti ‘maggiorenti’ di quei paesi, Komheini e Arafat compresi.
Ancora una volta, quindi, ci si ritrova a dover discutere tra chi teorizza, più o meno condizionato o asservito, a una certa ideologia, e chi ha esperienze empiriche, tradotte poi in pensiero formato; il che non vuol dire che debba essere accettato ‘all in’, cioè a scatola chiusa, ma rispettato sì, perché è il frutto di un impegno profuso per ‘testimoniare’ fatti e non i bla bla dei ‘pontificatori’ del nulla.

Mi sono tolto il sassolino eheheh

Quanto sopra, però, mi ha ispirato il tema di oggi, trascrivendovi un testo, parecchio impegnativo, di uno studioso ‘al di sopra di ogni sospetto’, pur avendo una matrice cristiano-cattolica, ma nei fatti grande intellettuale e spirito critico.
Da: L’INIZIO DI TUTTE LE COSE di Hans Kung, e la sua interpretazione della realtà.

Capitolo: L’INCERTEZZA DELLA REALTA’

“La realtà è tutto il reale, è allora tutto ciò che esiste, ovvero la totalità dell’essente, in questo senso l’essere esistente tout court.
Ma questa è una ‘definizione’ della realtà ?
No, la realtà non può essere definita sin da principio.
Il tutto, ciò che abbraccia tutto, è per definizione non de-finibile, non de-limitabile.
Solo con poche parole deve essere richiamato alla memoria ciò che intendo ‘concretamente’ per realtà, in modo da non parlare in astratto o a vuoto.
Ma questa realtà non è sin da principio trasparente, indubitabilmente certa, bensì una realtà ‘incerta’ sotto molti punti di vista. Perché?
[…]
La realtà è, nel mondo, in particolare l’uomo: sono gli uomini di tutti i ceti e di tutte le classi, di tutti i colori e di tutte le razze, le nazioni e le religioni, sono i singoli uomini e la società – la grandeur et la misère de l’homme.

L’uomo come essere naturale, oggetto delle scienze naturali e della medicina e allo stesso tempo uomo come un essere di libertà, oggetto delle scienze naturali, non misurabile in maniera precisa, spesso un enigma anche per se stesso.
L’uomo – responsabile del gigantesco progresso tecnologico, ma anche della distruzione dell’ambiente che sinora non vi era mai stata, dall’esplosione demografica, dalla mancanza d’acqua…
La realtà sono soprattutto io stesso, che come soggetto posso diventare oggetto di me stesso e che ho coscienza.
Io stesso con l’anima e il corpo, con l’attitudine e il comportamento, con le forze e le debolezze, le altezze e le bassezze, con i lati in luce e lati in ombra.

Io che, secondo le conoscenze delle scienze naturali, sono completamente sottomesso alla causalità materiale e biologica: una causalità fisica apparentemente perfetta.
Io che, nell’innegabile (riflettuta anche criticamente) autoesperienza di me stesso (e di innumerevoli altri), mi riconosco tuttavia in grado di riconoscere me stesso, di decidere di me stesso, di pensare e di agire strategicamente.
Con questo si può ora rispondere alla domanda di apertura ‘Che cos’è la realtà?’ già in modo più concreto.
Si tratta di una realtà non unidimensionale e univoca, bensì ricca di sfaccettature.

LA REALTA’ PLURIDIMENSIONALE E STRATIFICATA

La ricerca scientifica deve andare alla ‘base’ delle cose, la radix, ma la vera profondità e la radicalità non vanno paragonate all’unilateralità e all’ unidimensionalita.
Di fronte a una razionalità assolutizzata. di fronte all’ideologia del razionalismo, bisogna fare i conti sin dall’inizio con la pluridimensionalità e la complessità della realtà: il reale può accadere, indiscutibilmente, in modi profondamente diversi, può avere un carattere del tutto differenziato.
[…]
La stessa realtà si differenzia, evidentemente, a seconda della prospettiva e dell’interesse in base alla quale essa appare all’osservatore.
Evidentemente non vi è una realtà ‘in sé’, ma molti aspetti, dimensioni e ‘strati della realtà’ differenti.

Tra i grandi fisici, fu soprattutto Werner Heisenberg a parlare, in *una teoria degli strati della realtà*, di uno strato più al di sotto, dove i rapporti causali dei fenomeni e degli svolgimenti nello spazio e nel tempo possono essere oggettivati, e di uno *strato superiore della realtà […], nel quale lo sguardo si apre per quelle parti dell’universo delle quali si può parlare solo per similitudini*: il ‘fondamento ultimo della realtà’. […]
Non si consiglia di assolutizzare un determinato aspetto della realtà, poiché allora si diventa letteralmente ciechi di fronte agli altri.
Tra i filosofi, i teologi, in genere gli studiosi di scienze morali, così come tra i matematici, o fisici, i neurofisiologi e tutti gli scienziati, la cecità rispetto ai funzionamenti può facilmente diventare cecità rispetto alla realtà.
Non si vede più come essa è veramente, bensì solamente quello che si vuol vedere.
[…]
Devo tuttavia impedire subito un equivoco: nonostante la molteplicità delle realtà non si potranno mai proclamare i diversi strati di essa come realtà diverse per eccellenza.
Malgrado la multidimensionalità della realtà non sarà lecito tralasciare l’unità nelle diverse dimensioni.
Anche considerando le diverse prospettive, le dimensioni, gli strati, gli aspetti e le differenziazioni, si tratta certamente di un’unica realtà, che viene spaccata dagli uomini sempre e solo a spesa della natura umana completa in questo mondo.
[…]
Si potrebbe tuttavia obiettare: non è reale solo ciò che è ‘oggettivo’?
Assolutamente no, anche l’oggettività scientifica, che è così centrale per le scienze naturali moderne, è passata attraverso una storia in epoca moderna: ‘oggettività’ non è semplicemente uguale a ‘verità’.
La giustizia esaurisce la lista delle virtù sociali tanto poco, quanto l’oggettività esaurisce quella delle virtù epistemologiche.
E come nel caso concreto la giustizia può entrare in conflitto con la benevolenza, così l’oggettività con le altre dimensioni della verità: infatti la formula fisica-matematica o chimica, per quanto sembri oggettiva, non è assolutamente il parametro per il reale.

Anche gli scienziati lo provano continuamente: il mondo multiforme dei colori, dei toni, dei profumi, l’intero regno dei sensi del mondo è infinitamente più ricco di tutte le formule chimiche e fisiche.
E prima che il fisico o il chimico possano percepire le ombre elettromagnetiche incolori di diversa lunghezza e frequenza, anche lui vede il rosso, il giallo, il blu e il verde nelle loro migliaia di variazioni – con, a seconda delle situazioni, tutte le emozioni collegate !
Si deve ovviare al riduzionismo della conoscenza scientifica atttraverso la ragione.
Kant ha certamente ragione quando spiega che una ‘religione’ che dichiari guerra alla ragione senza esitazione non reggerà a lungo contro di essa.

Ma il teologo di Tubinga, Jurgen Moltmann ha formulato il giusto contrappunto a ciò: *Che pure la ragione, nella sua vittoria illuminista su ciò che chiamava fede, non ha resistito sulle proprie posizioni, ma ha sviluppato forme estremamente irrazionali di credenza ingenua*.
In effetti il culto della ‘dea ragione’ non impedì, già ai tempi delle rivoluzione francese, il terrore della ghigliottina”.

Ora, se avete seguito, questa impegnativa analisi dovrebbe portarci a considerare che: nessuno si deve sentire depositario della verità; se si vuole dibattere si oppongano argomenti ad argomenti; ci si abitui ad argomentare; si rispettino le ‘idee’ di tutti, ma si espungano i cazzeggi, i ‘sentito dire’, le retoriche, i qualunquismi, le difese d’ufficio di posizioni indifendibili, perché manipolatorie o strumentali; si rifletta su ciò che accade e sul perché accade e lo si confronti – criticamente – con ciò che ci viene raccontato; ci si informi sempre con più fonti, senza riserve ‘ideologiche’, che portano a degli aut aut privi di intelligenza propria.
Seremo così nella possibilità di stabilire la verità ?
No! La verità è come la perfezione: irragiungibile nella sua totalità integrità. Però noi dobbiamo tendere a… avvicinandoci il più possibile a questi concetti, e questo sforzo si chiama: ‘miglioramento di noi stessi’.

Minkia, che fatica…. :-)))

Alfredo