Reale & Spirituale


By Alfredo

il tema di oggi mi è stato suggerito da una lunga telefonata con un amico, dibattendo sul tema del mondo fisico, materiale, e sul mondo spirituale, quindi metafisico, misterioso (per noi) e impalpabile.
Pur non mancandomi né le parole, nè gli argomenti (nel mio piccolo eh), dibattere su un tema così complesso non è facile, anzi, è estremamente impegnativo, se non si vuole far scadere la conversazione in un cicaleccio (più o meno intellettuale) banalizzante, pieno di luoghi comuni, oppure di ‘certezze’ non verificate, asserzioni azzardate.
Scrissi già che ragionare sui ‘massimi sistemi’ presuppone la conoscenza di una quantità di dati ‘verificati’, una visione olistica del problema, e lunghe riflessioni per valutare tesi ed antitesi, pervenendo dopo a una sintesi che  ognuno declinerà, poi, con cognizione di causa.
Va da sè che questi presupposti sono difficilmente realizzabili in una conversazione telefonica.
L’argomento però lascia delle tracce e, per quanto detto sopra, si cercano  dati, pareri, studi e ci si rivolge quindi a chi questi argomenti li approfondisce, li studia valutando e incrociando i tanti dati che provengono dal mondo culturale e scientifico.

Nella fattispecie, ho trovato un interessante scritto di Hans Kung, uno dei più autorevoli esponenti della ricerca teologica (critica), nonché fondatore della ‘Fondazione Weltethos’ (Etica Globale).
Il libro è: L’INIZIO DI TUTTE LE COSE – Capitolo: IL COSMO SPIRITUALE.

“La moderna ricerca sul cervello non ha ancora spiegato, neppure lontanamente, l’enigma dello spirito nell’uomo in modo così vasto come ha fatto, per esempio, la microbiologia con la nascita della vita.
Il cosmo spirituale con tutte le meraviglie della scienza, dell’arte, della musica, della cultura, della filosofia e della religione le compare difficilmente davanti, sebbene proprio queste forze formino i processi neuronali.
La ricerca sul cervello è molto lontana dal mondo reale concreto e ancora di più da quello della storia.
Per la scienza storica una spiegazione cerebrale attraverso una ‘svolta neuronale’, sarebbe un poco fecondo ‘esercizio estremo di ginnastica mentale’, come spiega lo storico moderno Markus Volke: *Cosa ci dovrebbe spingere a interpretare la cattedrale di Chartres, il Codice Civile o gli sfregi di machete delle vittime del Ruanda come ‘puri epifenomeni di processi neuronali’*.

Le affascinanti immagini del cervello danno quindi innanzitutto solo informazioni sul ‘dove’ si svolgono il pensiero, il volere, il sentire, ma non – così constatiamo – sul ‘come’ essi si realizzano, né tanto meno su ‘cosa’ siano i loro contenuti.
Chi osserva il modello di stimolazione neuronale non assiste affatto al sentire, al pensare, al volere.
[…]
La neurobiologia comprende del cervello solo quello che è misurabile e verificabile sperimentalmente.

Ma in questa prospettiva di fisiologia cerebrale, il mondo dei sentimenti umani – la libertà, l’amore, la coscienza, l’Io, il se stesso – non può essere descritto adeguatamente.
E il neurobiologo come dovrebbe allora poter scoprire nel cervello che non solo esiste la possibilità del ‘riferimento a sé’, che differenzia l’uomo dall’animale, bensì (comunque ci si ponga personalmente a questo riguardo) il ‘riferimento alla trascendenza’?
L’animale non ha la religione.
Tuttavia: per quanto può essere fruttuosa una ricerca psicologica dei sentimenti, degli atti e delle esperienze religiose e un confronto con fenomeni patologici (allucinazioni etc.), come quelli che ha condotto già molto presto William James, altrettanto poco aiuta ad andare avanti una ‘neuroteologia’ di apologeti evangelici che vorrebbe condurre addirittura una prova biologoca dell’esistenza di Dio, perché l’uomo avrebbe bisogno della fede e della religione come del mangiare e del bere.
Il neurobiologo do Gottinga. Gerald Huther, nelle sue eccellenti ‘Istruzioni per l’uso di un cervello umano’, richiama nuovamente l’attenzione sul potenziale plastico del cervello umano: esso si trasforma a secondo dell’uso e diventa così come noi lo usiamo.

Sì. in ogni momento della nostra vita, possiamo decidere di usare in futuro il nostro cervello per qualcosa di diverso.
Diversamente dalle oche o dalle talpe, noi uomini abbiamo *un cervello che si autoprogramma in un certo qual modo solo a seconda del tipo di utilizzo.
Noi dobbiamo quindi decidere sul come e a quale scopo usarlo*.
Il più primitivo livello della conoscenza è quello applicato anche dalle scimmie, *la conoscenza se-allora*.
Ma chi si ferma a questo livello del semplice rapporto causa-effetto resta primitivo.
Molti uomini scoprono infatti presto che alla maggior parte dei fenomeni concorrono più cause.
Ma il più alto livello della conoscenza è la ‘conoscenza di se stessi’.

Solo il cervello umano riesce a *sviluppare una rappresentazione chi si estende all’essenza dell’uomo e alla sua posizione nel mondo […], quella della coscienza trascendentale (o transpersonale, o cosmica)*.
C’è un’intera serie di atteggiamenti fondamentali (oggi spesso dimenticati) per usare il proprio cervello in modo più vasto, complesso e correlato che sinora: *Conformità al senso, sincerità, modestia, accortezza, veridicità, affidabilità, obbligatorietà…*.
Libertà: un’esperienza, quindi, non solo del pensare e del sentire, ma anche del fare.
Un’esperienza, però, anche del non fare, del fallire, del diventare colpevole.
Poiché nel compiere io posso anche conoscere subito dopo questo lato negativo: non l’ho fatto, ma avrei potuto farlo; ho fatto una promessa, ma non l’ho mantenuta; sono io stesso colpevole, riconosco la mia colpa, chiedo scusa; pretendo però anche dall’altro che riconosca la sua colpa, dove io non ero colpevole…
Sì cosa sarebbe la morale senza la responsabilità, che cosa la responsabilità senza la libertà, che cosa la libertà senza il vincolo?
Proprio in un’epoca in cui incombe la mancanza di orientamento, l’instabilità e l’insensatezza, la domanda – per amor dell’umanità dell’uomo minacciata e da rafforzare – va presa molto sul serio e si deve considerare inoltre che anche la morale, l’ethos dell’uomo si è sviluppato solo lentamente.
E, in tutta la mutevolezza a partire dall’emanazione dell’essere umano, mostra tuttavia una certa costanza”.

Eh sì, più si cerca di ‘capire’ e più aumentano, esponenzialmente, le varie ipotesi da prendere in considerazione.
Credere che solo la ‘scienza’ possa darci tutte le risposte, è l’errore – imperdonabile – del mondo materialista.
La spiritualità proprio per la sua ‘indefinibile’ complessità,va esplorata con l’approccio dell’avventura – senza garanzie -, ma che può portare a scoprire tesori e realtà nascoste o dimenticate…

Good luck, adventure-men… 🙂

Alfredo

la Morte


By me

(argomento un po’ particolare, devo ammetterlo)

Chissà quante volte ognuno di noi ha pensato alla “morte”,
l’unica cosa certa della vita di ciascuno,
la propria che verrà o quella che ci ha già lambito
colpendo amici o parenti, quella che inesorabilmente
può reclamarti tra un secondo oppure cent’anni,
(sotto con tutti i gesti scaramantici a voi conosciuti …)

io voglio parlarvi della morte ma in una particolare ottica,
tralasciando la morte per vecchiaia e/o per malattia;
voglio fare una riflessione sulla morte per cause violente.

Ma quello che voglio fare è un confronto tra l’essere umano
e la Natura (di cui faremmo anche noi parte, anche se a volte
sembra proprio che si faccia di tutto per dimenticarlo).

Alcuni esseri umani provocano la morte di altri esseri viventi,
(tralascerò di considerare quelle dovute a cause involontarie,
un incidente non voluto ad esempio) e focalizzerò la mia
disanima solo su quelle volute e premeditate;
ne sono pieni quotidianamente i TG e le motivazioni sono le
più svariate, le più incredibili, ma quasi sempre ci sono di
mezzo il denaro, i cattivi sentimenti (gelosia, ira, odio
razziale ad esempio)e le religioni.

Sempre comunque motivi futili o abietti che dovrebbero non
appartenere ad un essere tanto evoluto anche spiritualemte.

Guardiamo invece la morte nell’ottica della pur crudele Natura:
come in tutte le sue cose la Natura segue una logica che permette la conservazione di ogni specie animale o vegetale, ha una grande armonia, ha una esperienza millenaria e la sua giustizia di fondo, che può appunto sembrare crudele ha una logica inoppugnabile e nulla va sprecato, nessuna morte è inutile.

La riflessione che voglio fare con questo commento è circoscritta allora ad una sola grande differenza (pur essendocene tante altre):

le morti violente provocate dall’Uomo sono quasi sempre inutili, meschine a causa delle motivazioni e crudeli nelle modalità;

in Natura invece le motivazioni sono sempre giustificate e logiche (la catena alimentare e la trasmissione genetica), essenziali le modalità, mai dettate da futili motivi, da ira, gelosia, cattiveria fine a se stessa, sete di potere e/o di denaro, egoismo, estetica e vanità (basta pensare alle pellicce o a foto ricordo nei safari), credenze antiche ed infondate (prodotti afrodisiaci), predazione di “piccole parti” (avorio), o causate da distruzione di habitat naturali,
poi ci sono le “punizioni” da parte di alcuni Stati (pena di morte)  più o meno crudeli ed efferate…

Dopo questa analisi si potrebbe tranquillamente effettuare una discriminazione tra “uomini” e “bestie” perché sono comportamenti assolutamente diversi tra loro pur provocando entrambi un danno definitivo ad altri esseri viventi, il più estremo, quello di spegnere la fiammella della vita.

Ma riflettendoci bene riuscite ad abbinare i due aggettivi prima ricordati ?

Quali sono veramente le “bestie” ???

Che risposta avete dato?

Io ho dato la mia e la giustifico dal fatto che l’essere umano si è sempre più dimenticato e distaccato dalla Natura, non vive più secondo i suoi comandamenti, le sue leggi millenarie, la sua saggezza; tutti i popoli che vivevano o vivono nel rispetto di Madre Natura sono stati o sono tuttora emarginati e sterminati;

oggi tanti adorano un dio immaginario (ogni etnia ha il suo) ed altri ne adorano uno ben più materiale … il dio “denaro” !!!

Poi ovviamente ci sono gli spettatori inermi, quelli ignavi che non si immischiano, che hanno famiglia …

Come progresso devo dire che non c’è proprio male …

Lunga vita a tutti …

Claudio