Bla bla bla … bla bla bla


By me

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Io ho un mio giudizio sui media (in genere, ma quelli nostrani sono ai primi posti) e credo che chi mi segue lo abbia già intuito: sono creati e gestiti dal potere e funzionali ad esso:

da qui la necessità (direi l’obbligo civile) di informarsi autonomamente (fin che il potere stesso lo consentirà, perché i segnali che si sentono vanno proprio nella direzione di ogni tentativo possibile di imbavagliare il libero pensiero).

Oggi appena comunicata la notizia sull’allarme “carni rosse lavorate” mi è sembrato di rivivere l’epopea del mitico Far West: tutti a correre in quella direzione …
quale direzione? indovinate un po’ …

hanno tutti invitato esperti del ramo (oncologi nella fattispecie) che si sono adoperati a minimizzare e tranquillizzare per non turbare lo status quo: “viva la ciccia” ho addirittura sentito dire, che squallore;

  nessuno che abbia parlato delle realtà dei macelli, delle sofferenze inflitte inutilmente agli animali, al business che è dietro al consumo di carne, al consumo iniquo di acqua (15.000 litri per un solo kg di carne), alla pericolosità dovuta non solo alla “lavorazione” ma anche all’alimentazione degli animali (magari anabolizzati) non controllata a sufficienza in certi Paesi, alla assenza di informazioni di tracciabilità in etichetta etc etc;

tutte cose poi amplificate (in quanto a rischio) dai trattati che proprio in questi giorni si stanno concretizzando alle nostre spalle (TTIP tanto per fare solo un esempio): il libero scambio con le regole pazze del mercato, con le legislazioni differenti e con il predominio su tutto delle multinazionali porterà sulle tavole di tutti dei “veleni in scatola” con una bella etichetta rassicurante., è ovvio … e tutti saranno felici e contenti, qualcuno si arricchirà (pochi) e qualcuno si ammalerà e morirà (quanti?).

Questa mia considerazione però (circoscritta al fatto di “cronaca”) non è fine a se stessa ma molto più ampia.

Sono mesi se non anni che la TV è quasi inguardabile (per quanto attiene i talk show a carattere politico): io non sono un amante del genere (mi piace solo “la Gabbia di La7) ma la mattina mentre faccio colazione giracchio tra Rai 3 e La7 …
Non so se li seguiate (vi garantisco che vi perdete poco se non lo potete fare) e se avete la mia stessa impressione ma veramente è una cosa sconfortante:

sempre le stesse facce
sempre le stesse parole
sempre le stesse bugie mascherate da verità
sempre le stesse promesse mai mantenute
sempre gli stessi addebiti (cosa avete fatto, prima c’eravate voi al governo)
sempre la stessa enorme distanza dalla realtà quotidiana della gente
sempre lo stesso piedistallo dal quale non scendono mai
peggio di un mefitico minestrone … giri e rimestoli ma gli ingredienti son sempre quelli, per anni

sempre le stesse facce dicevo … bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla …

   

Claudio

EMPATIA ED INADEGUATEZZA


By Alfredo

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Una domanda ricorrente nella mia vita è perché la gente non riesce a capire quanto poco ci vuole per cambiare, migliorare, ribaltare situazioni che producono evidenti storture, tensioni, preoccupazioni, ingiustizie.

I più, preferiscono lamentarsi, con ricorrenti, insopportabili lagne che non producono nessuna ipotesi di cambiamento, sono solo fini a se stesse.
Pare quasi che la gente si accontenti di essere ‘spettatore’ della propria vita, anziché ‘attore’.

Tutti seduti sulle loro poltroncine in un teatrino che rappresenta pieces sconsolanti, psico-drammi che, anzichè farli pensare, producono risate sguaiate oppure finte indignazioni, pseudo rivolte, che si riducono in girotondini, cortei con cappellini, tamburi e fischietti, comitati di sta minkia, tifoserie inkazzatissime, stanche rappresentazioni di menti stanche.
Bah, sarà che io sono ‘atipico’ (e ne sono contento eh), ma veramente non capisco… e se per quello neanche mi adeguo eheh

Allora va da se il commento di oggi, dopo essermi ‘consultato’ con
la solita CAPRA CHE CANTA e come canta… :-)))

LA RISORSA DEL SENTIRCI INADEGUATI

“Un essere umano sempre soddisfatto e tranquillo non esiste per definizione.
La tendenza a rivolgerci con la mente a ciò che esiste solo in potenza e a sentirci inquieti nel paragonarlo a ciò che ci circonda effttivamente fa parte della natura umana.
Possiamo finalmente assegnare alla nostra stessa possibilità di sentire frustrazione e inquietudine il valore di caratteristica essenziale e di risorsa dell’essere umano: la frustrazione è un ‘segnale’ che ci spinge a cercare e a riflettere, a immaginare alternative e progetti e a produrre scelte.

L’impotenza che sentì Gandhi quando da giovane avvocato venne buttato giù dal treno, in Sudafrica, perché si era rifiutato di uscire dalla prima classe, riservata ai bianchi, pur avendo un regolare biglietto, gli indicò il compito della sua vita, vivere secondo la sua massima. *Sii quello che tu vorresti che il mondo fosse*.
A volte sentiamo la nostra frustrazione sotto forma di rabbia: ci arrabbiamo se quel che vediamo è estremamente diverso dallo sfondo delle nostre aspettative.
Preferiamo senz’altro queste nostre aspettative, anzi ‘sappiamo’ che le cose devono andare come noi preferiamo, ne siamo certi, sentiamo che è ‘giusto’.
Così, anziché osservare semplicemente il segnale della rabbia per prenderci cura del dispiacere che vi sta dietro, possiamo sprecare inutilmente energie e potere accusando il mondo di essere com’è, di non adeguarsi alle nostre pretese.
Come antropologo dell’esperienza posso osservare la rabbia, quale sia lo sfondo dei bisogni e aspettative forti che la crea e concentrarmi sulle scelte (interpretative e reali) possibili.
Al cambiare delle scelte interpretative cambia ‘istantaneamente’ il mio sentire.
E alla rabbia si sostituisce lo stupore.
[…]
Ogni scelta attiva un mondo potenziale, che era esistito fino ad allora puramente come possibilità: quello in cui un soggetto si muove in una direzione o in un altra, in cui accade X oppure Y.
Realtà potenziali, ossia presenti solo nell’immaginazione.
E ogni scelta ‘interpretativa’ attiva un mondo nuovo: quello in cui ammettiamo la possibilità, magari per prova, per ipotesi, di interpretazioni fino ad allora impensabili.
E’ allora la nostra mente a concepire il concetto di potenzialità: una risorsa di cui raramente ci rendiamo conto, grazie alla quale la nostra mente è l’organo specializzato nel non-ancora-esistente, in ‘ciò che non c’è’.
La mente che valuta e confronta e preferisce ci rende inquieti: una fortuna, un punto di partenza da prendere sul serio.
Dire che è una fortuna è un giudizio, un significato che assegno; potrei invece dire che sentirsi inquieti è spiacevole, che è una maledizione.
Ma che mondi realizzo se assegno il significato di ‘fortuna’ o di ‘maledizione’ a un’esperienza che ho – comunque -?
Nel primo caso mi sento in grado di occuparmene, nel secondo impotente.
Nel primo caso posso identificare scelte potenziali, a mia disposizione solo se me ne accorgo – opzioni sia pratiche che interpretative – , nel secondo l’inquietudine diventa autoreferenziale,

un fastidioso rumore di fondo, un malessere di cui mi voglio disfare. […] Riflettere significa pensare a cosa è ‘meglio’, per cui è un’attività etica, tesa al raggiungimento del bene, il vivere bene in una società in cui questo sia possibile. Nella tensione verso un progetto ‘desiderabile’, la riflessione forza le cose che si limitano ad essere così-come-sono, la scontentezza è il risultato tipico dell’essere umano che forza ciò che è-come-è e vuole qualcosa di meglio. E’ tipico della nostra specie la ‘preferenza fondamentale’ per una vita pacifica e ricca di significato, nello scegliere un’etica che ci fa star bene, rispondiamo a questa preferenza. Se le nostre scelte hanno lo scopo di farci star bene, saranno guidate dall’empatia. La scoperta dei neuroni specchio fornisce spiegazioni piacevoli: l’empatia ha basi neuronali e connette i nostri cervelli.

Che noi sentiamo come si sente l’altro, se solo vi rivolgiamo la nostra attenzione, è un’esperienza diretta.

Possiamo scegliere di basare il nostro impegno civile quotidiano sulla comprensione empatica dei bisogni nostri e dell’altro, fra cui quello di vivere in pace e in armonia una vita che abbia un significato.
[…]

La nostra preferenza di base non è una garanzia, ma solo un aiuto a scegliere di comportarci come preferiamo che gli altri facciano nei nostri riguardi.
Se non ci stupisce infatti che, pur nella pluralità dei disegni di vita garantiti dalla libertà, nessuno fra quanti riteniamo sani e ‘normali’, si augura di venir danneggiato dagli altri, l’intuitiva indicazione ecologica che ‘sentiamo valida’ è: NON DANNEGGIARE.

Ecologica in quanto si riferisce al nostro ambiente, al nostro sistema-mondo, quindi anche a noi stessi e alla nostra capacità di scegliere l’empatia-a-priori”.

Poi mi guardo in giro, e quello che mi risulta, salvo rare eccezioni, è che l’Italiota ha capito benisissimo solo un aspetto della vita… :
CHIAGNI E FOTTI !
Allora cosa dobbiamo fare ?
Aspettare che si fottano tutto?
Già fatto !

Beh, allora aspettiamo che si fottano tra di loro…chiagnendo,
come i coccodrilli ahahah

By Alfredo