Danza Lenta


un mio collega mi ha inviato tramite WhatsApp quello che segue …
vorrei poterlo mandare a tutti voi ma ovviamente non posso farlo,
posso però condividerlo e vi chiedo cortesemente di leggerlo
e, se lo vorrete, farlo girare …

§

ecco quello che ho ricevuto:

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Alessandro Cicognani è il direttore del dipartimento di pediatria del Sant’ Orsola. Questa poesia è stata scritta da una adolescente malata terminale di cancro.
Vuole vedere quante persone laleggeranno.
La poesia dice abbastanza.
Per favore falla girare.
Ve la giro così come me l’hanno inviata….
E’ stata spedita da un medico.
Accertati di leggere anche ciò che è scritto nelle frasi
finali dopo la poesia.

§

DANZA LENTA

Hai mai guardato i bambini in un girotondo ?

O ascoltato il rumore della pioggia

quando cade a terra?

O seguito mai lo svolazzare

irregolare di una farfalla ?

O osservato il sole allo

svanire della notte?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce.

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Percorri ogni giorno in volo ?

Quando dici “Come stai?”

ascolti la risposta?

Quando la giornataè finita

ti stendi sul tuo letto

con centinaia di questioni successive

che ti passano per la testa?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempoè breve.

La musica non durerà.

Hai mai detto a tuo figlio,

“lo faremo domani?”

senza notare nella fretta,

il suo dispiacere ?

Mai perso il contatto,

con una buona amicizia

che poi finita perché

tu non avevi mai avuto tempo

di chiamare e dire “Ciao” ?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Quando corri cosi veloce

per giungere da qualche parte

ti perdi la metà del piacere di andarci.

Quando ti preoccupi e corri tutto

il giorno, come un regalo mai aperto . . .

gettato via.

La vita non è una corsa.

Prendila piano.

Ascolta la musica.
§

Inoltra questa email. Le emails vengono conteggiate.

VI PREGO SPEDITE A TUTTI QUEcLLI CHE CONOSCETE e magari anche a quelli che non conoscete. E’ la richiesta di una ragazzina speciale che presto lascerà questo mondo acausa del cancro.
A questa ragazzina rimangono pochi mesi di vita e come ultimo desiderio ha voluto mandare una lettera per dire a tutti di vivere la propria vita pienamente, dal momento che lei non potrà farlo.

Prof. Alessandro Cicognani
Direttore Unità operativa di Pediatria,
Università degli Studi di Bologna,
Policlinico S.Orsola Malpighi,
Via Massarenti 11, 40138 Bologna
Tel. studio: +39 051 6364814 grazie

la “parola”


By Alfredo

Da qualche tempo cerco di puntualizzare, qui e altrove, l’importanza della ‘parola’ utilizzata nelle varie circostanze in cui, pensieri divergenti, dibattendo tra loro, si confrontano per cercare di capirsi.
Molto spesso, la non conoscenza dell’etimologia, della radice e della significanza della parola usata, produce una semantica, che viene recepita male, o peggio, non recepita, producendo incomprensioni che concorrono poi alla creazione di polemiche sterili ed, in ultima analisi, inutili.
Per tali motivi, facendomi aiutare dai CENTO TALLERI DI KANT, ulteriormente preciso, trascrivendo l’estrapolazione del pensiero di Rudolf Carnap (1891-1970),

celebre esponente di una fucina di cultura: Circolo di Vienna, che fu nel Novecento il tribunale supremo degli studi logici.

“Come si fa a riconoscere una proposizione vera da una falsa?
E quanti modi ha una proposizione di essere vera?
Su questo problema i filosofi si sono interrogati con sempre maggiore insistenza da quando la logica ha fatto valere i suoi diritti accanto a quelli della realtà empirica.
Leibniz, Kant, Wittgenstein hanno fornito regole precise per stabilire la verità o meno di un’asserzione.
Più di recente l’argomento è stato uno dei problemi principali affrontati da Rudolp Carnap.

A UN UOMO CRESCONO LE PIUME IN TESTA,
MA E’ SOLO UN ESEMPIO

Che cos’è un uomo?
In base a una definizione plurisecolare, un animale razionale.
Russell, filosofo ricco di humor, la corresse dicendo che era un animale litigioso.
Una battuta certo, ma che potrebbe pur sempre insinuare l’interrogativo se nell’uomo prevalga la ragionevolezza o l’aggressività, definendolo di conseguenza.
Il problema non è di facile soluzione, perché né la mancanza di razionalità (ad esempio in chi non sia sano di mente) né l’eventualità di non essere violento, impediscono a un individuo di essere considerato uomo a tutti gli effetti.
E se a qualcuno crescessero le piume sulla testa, verrebbe ancora detto uomo?
Secondo Carnap, a cui si deve questa surrealistica congettura, sì, e a ragione.
Questo esempio ha un precedente nell’antichità.
Era celebre la definizione, risalente a Platone, per cui l’uomo è l’unico animale bipede e implume: tutti gli altri infatti hanno più di due gambe o, come gli uccelli, sono forniti di piume.
Secondo Diogene Laerzio (storico ndr), questa definizione aveva avuto molto successo.
Senonché uno dei più irriducibili avversari di Platone, il cinico Diogene di Sinope, e considerato da Platone stesso, un Socrate pazzoide, ne mise in atto una plateale smentita: spennò un gallo durante una lezione ed esclamò: *Ecco l’uomo di Platone!*

L’aristocratico Platone non dava eccessiva importanza alle stravaganze di quel filosofo un po’ matto, ma quando seppe che aveva attaccato la sua reputazione spennando un gallo, pensò bene, sempre secondo Diogene Laerzio, di modificare così la sua definizione: *Bipede implume dalle unghie larghe*.
[…]
Tutti i linguaggi naturali comportano questo pericolo, Carnap lo riconosce.
Ancor più dovette riconoscerlo dopo che il suo collega Willard Quine,

in un saggio polemico, sostenne l’inesistenza di quelle proposizioni che il gergo filosofico chiama ‘analitiche’, cioè necessariamente vere.
Tra i filosofi della scienza si creò sconcerto, perché per la scienza le proposizioni analitiche sono indispensabili come l’aria che si respira, come aveva ben capito Kant.
Quine negò la loro esistenza non soltanto all’interno della scienza, ma anche nel linguaggio ordinario, dove si è altrettanto convinti che esistano verità necessarie perché derivate dal significato delle parole.
Ad esempio non può essere che vera una frase che dica che ‘una sedia è qualcosa su cui ci si può sedere’.

Anche se queste verità derivanti dai significati delle parole (e per questo dette ‘semantiche’) sono meno importanti di quelle della scienza, tanto che Locke le chiamava ‘frivole’.
[…]
Carnap ammette che Quine non sbaglia quando sostiene che i significati delle parole non sono sempre costanti e univoci.
Lui stesso si divertì a inventare una variante di un celebre paradosso/esempio del collega (sulla definizione di scapolo ndr), allo scopo, almeno apparente, di confermare la fondatezza della sua tesi.
Così si chiede se l’enunciato *Se il signor Rossi è scapolo, allora egli non ha moglie* sia analitico, cioè vero a priori, o se invece occorra indagare nella vita privata del signor Rossi per sapere se è vero o falso.
Infatti qualcuno potrebbe interpretare la parola ‘scapolo’ o ‘moglie’ in maniera inusuale.
Ad esempio un giudice potrebbe intendere che, pur significando scapolo ‘uomo non sposato legalmente’, invece ‘moglie’ significhi, oltre che ‘donna sposata legalmente’, anche ‘compagna’.
Interpretato in questo modo, l’esempio addotto non sarebbe allora vero in virtù del significato delle parole, ma sarebbe vero o falso in virtù di circostanze accidentali.
Come superare, dunque, difficoltà come queste che impediscono al linguaggio di essere preciso e riducono, come sosteneva Quine, il significato a un mito?
Ed ecco il colpo d’ala di Carnap.
Se si creasse un linguaggio artificiale, si avrebbe il vantaggio di confinare ambiguità e imprecisioni al solo linguaggio ordinario, eliminandolo invece dai discorsi delle scienze.
Carnap allora impianta un criterio scientifico per il significato delle parole, quello dei cosiddetti ‘postulati di significato’, che consistono nello stabilire una rigida corrispondenza fra una parola e i significati richiesti per essa.
Questo criterio è basato sull’ “inscatolamento” gerarchico dei significati l’uno dentro l’altro, come aveva fatto Aristotele suddividendo ogni genere nelle sue specie.

Se di ogni significato si elencano le specie che esso comprende, risulta più difficile la confusione.
Infatti una fondamentale regola logica stabilita da Aristorele nelle sue ‘CATEGORIE’ dice che
*quando una cosa si predica di un’altra come di un soggetto, tutto quanto si dice del predicato si dirà anche del soggetto* (1b 10).
Ad esempio, se diciamo che Socrate è un uomo e se l’uomo è un animale, allora anche di Socrate possiamo dire che è un animale.
La proposta di Carnap di vaccinare le parole contro i pericoli dell’ambiguità è sostanzialmente una riformulazione du questa regola logica aristotelica.
[…]
Carnap si dice sicuro che si possa tranquillamente costruire un intero linguaggio con caratteristiche analoghe.
Entreremmo così in un paradiso artificiale di parlanti, dove ogni frase suoni come oro colato?
Niente affatto,
Resterebbe in piedi la tradizionale distinzione tra proposizioni analitiche,
vere a priori, e proposizioni che necessitano di un controllo empirico.
Ma le presunte proposizioni vere a priori sono davvero tali?
Proviamo a vedere quali sino i fondamentali postulati di significato del termine ‘uomo’.
Torniamo con ciò alla vecchia definizione dell’uomo come bipede implume.
E’ proprio vero che l’uomo è un animale con due gambe e senza piume?
In caso contrario la definizione di bipede implume non potrebbe fornirci dei validi postulati di significato.
Carnap è costretto ad ammettere le difficoltà della sua formula.
A un certo punto sembrano assalirlo le antiche obiezioni, quasi fossero evocate da fantasma di Diogene di Sinope.
Anche nel nostro linguaggio – è costretto ad ammettere – *un uomo con una gamba amputata verrebbe ancora detto uomo, e lo stesso accadrebbe per un uomo sulla cui testa crescessero delle penne*
(L’analiticità nel linguaggio osservativo)”.

Cosa aggiungere?
Intano considerare che questi argomenti trattati con apparenti discorsi di ‘lana caprina’, sono in effetti, e a mio parere, necessari per definire con chiarezza non fraintendibile la comunicazione tra noi umani.
Altrimenti, ed è la tendenza attuale, tutti parlano di tutto, con un’approssimazione non giustificabile da nessun punto di vista la si osservi.

Che poi si abbiano antipatie o pregiudizi nei confronti di certe parole che definiscono ambiti e materie che sopravvivono dall’alba della civiltà è un ‘limite’ e, come tutti i limiti, si può superare presentando e argomentando su ipotesi diverse e migliorative.
Altrimenti, come diceva Wittgenstein: *di ciò che non si sa, bisognerebbe tacere*.

E per finire, un esempio lo faccio anch’io, facendomi aiutare da Montaigne, uno dei miei autori preferiti, che nei suoi Essais scriveva:
*Il salame fa bere, bere disseta, quindi il salame è dissetante*.
Comprenderete che c’è, evidente, qualcosa che non va nella proposizione… eheheheh

Attenti dunque… :-)))

Alfredo

 

Questa economia ci consuma: la moralità ormai è merce”


tratto da
https://doveridiritti.wordpress.com/2015/10/18/questa-economia-ci-consuma-la-moralita-ormai-e-merce-di-zygmunt-bauman/

§

di Zygmunt Bauman

§

Vogliamo godere di una vita ricca, abbiente, il che ci ha orientati ad assumere come principale indicatore l’acquisto, lo shopping.
Pare che tutte le strade che portano alla felicità portino ai negozi.
Ciò sottopone il sistema economico, e più in generale il nostro pianeta, ad una pressione enorme.
Ciò è disastroso per le nuove generazioni; è evidente che stiamo vivendo al di sopra dei nostri mezzi, sulle spalle dei nostri figli.
Possiamo trovare delle alternative alla crescita della produzione e dei consumi per trovare soddisfazione, in definitiva per essere felici?
Ciò è necessario se non vogliamo distruggere il nostro habitat e generare fenomeni catastrofici come le guerre.
I livelli attuali di consumo sono già insostenibili dal punto di vista ambientale ed anche economico.
L’idea della prosperità al di fuori delle trappole del consumo infinito viene considerata un’idea per pazzi o per rivoluzionari.
Jackson dice che ci sono delle alternative: le relazioni, le famiglie, i quartieri, le comunità, il significato della vita.
Ci sono enormi risorse di felicità umana che non vengono sfruttate.
La maggior parte delle politiche realizzate nel mondo dai governi va esattamente nella direzione opposta.
Queste politiche raramente vanno al di là della prossima scadenza elettorale, raramente guardano a ciò che succederà fra 20 o 30 anni.
Assistiamo ad un processo di mercificazione e commercializzazione della moralità.
I mercati sono abituati ad orientare i bisogni umani, bisogni che in passato non erano soddisfatti dal mercato.
Questo è ciò che io indico con l’espressione ‘commercializzazione della moralità’.
Il nostro reale bisogno dovrebbe essere prenderci cura dei nostri cari.
Credo che tutti noi qui in sala ci sentiamo in colpa perché non riusciamo a trascorrere abbastanza tempo con i nostri cari.
20 anni fa il 60% delle famiglie americane si ritrovava attorno allo stesso tavolo per cenare.
20 anni dopo solo il 20%.
Le persone sono più occupate con il loro cellulare, il loro ipad e così via.
La nostra vita quotidiana è profondamente cambiata, a causa anche delle tecnologie, che hanno sicuramente prodotto delle cose positive, ma hanno anche creato dei danni collaterali.
Se oggi usciamo senza cellulari ci sentiamo nudi.
Il confine fra il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alla famiglia è sfumato.
Siamo sempre al lavoro, abbiamo l’ufficio sempre in tasca, non abbiamo scuse. Dobbiamo lavorare a tempo pieno.
E più si sale nella scala gerarchica meno tempo per sé si ha.
Si è sempre in servizio.
Ovviamente i mercati e il consumismo non possono riparare questa situazione; possono però aiutarci a mitigare la nostra cattiva coscienza, e lo fanno spingendoci verso l’acquisto, lo shopping, il mercato.
Al tempo stesso disimpariamo altre abilità ‘primarie’.
Ad esempio a riconoscere il dolore, il dolore morale, che è molto importante, perché esso è un sintomo, ci aiuta a riconoscere la fragilità dei legami umani. Improvvisamente abbiamo persone che hanno migliaia di amici in internet; ma in passato dicevamo che gli amici si vedono nel momento del bisogno, e questo non è esattamente il caso degli amici che abbiamo in internet.
Fino a quando il nostro senso morale verrà mercificato, l’economia crescerà perché messa in moto dai bisogni umani e dai desideri che è chiamata a soddisfare, bisogni e desideri apparentemente ‘buoni’, come dimostrare l’amore per gli altri.
I grandi economisti del passato sostenevano che i bisogni sono stabili, e che una volta soddisfatti tali bisogni possiamo fermarci e godere del lavoro fatto.
C’era la convinzione che alla fine del percorso avviato con l’inizio della modernizzazione si avrebbe avuto un’economia stabile, in perfetto equilibrio. Successivamente si è presa una strada diversa.
Si è inventato il cliente.
Si è capito che i beni non hanno solo un valore d’uso, ma anche un valore simbolico, sono degli status symbol.
Non si acquistava più un bene perché se ne ha bisogno, ma perché si ‘desidera’. L’obiettivo quindi diventava sviluppare sempre nuovi desideri negli esseri umani.
Ma anche i desideri ad un certo punto si scontrano con dei limiti.
Così, il limite è stato superato mercificando la moralità: non ci sono limiti all’amore, non ci sono limiti all’affetto che vogliamo dimostrare agli altri.
Responsabilità incondizionata, condita da incertezze e ansie: questo è il motore del consumismo odierno, questo l’impulso che ci spinge a fare sempre di più, a produrre sempre di più.
Ma ciò non è possibile, le risorse sono sempre limitate.
Forse il momento della verità è vicino.
Ma possiamo fare qualcosa per rallentarlo: intraprendendo un cammino autenticamente umano, un cammino fatto di reciproca comprensione.

(Zygmunt Bauman – intervento per il festival dell’economia di Trento)

§§§

un mio commento semplice semplice

Bauman ? … E’ UN GRANDE !!!

da leggere così com’é …


questo link dovrebbe aprirvi una pagina di FB

è da vedere e leggere (anche tutti i commenti) così com’é

§

NON LEGGETELA su questa pagina MA
(posizionatevi sulla foto e …
con il tasto di destra del mouse)
>>> “APRI IN UNA NUOVA SCHEDA”

così dovreste vederla COMPLETA …

e buon divertimento
(se così si può dire visto
che l’argomento trattato è la TV)

§

spero che siate riusciti a visualizzarla completamente come faccio io

Glifosato: al governo non importa la salute


tratto da
http://mirkobusto.net/glifosato-al-governo-non-importa-la-salute/

§

Vi ricordate del glifosato, il principio attivo inventato dalla Monsanto presente nei diserbanti chimici più venduti al mondo? Bene, ne ho parlato ieri presso la Camera dei Deputati, perché in Italia continua ad essere ampiamente usato sia in ambito agricolo che nel trattamento degli spazi urbani. Questo, nonostante numerose evidenze scientifiche ne riconoscano i rischi per la salute e per l’ambiente. E il governo che fa? Semplicemente nulla. Come al solito.

Gli erbicidi a base di glifosato sono un veleno. Ma come molti veleni, sono purtroppo ancora in circolazione, e molto diffusi. Queste sostanze tossiche, infatti, sono largamente utilizzate per il controllo delle piante infestanti perché non sono selettive: eliminano tutta la vegetazione!

Il problema, è che oltre alle piante rischiano di eliminare anche molte altre forme di vita, inclusa quella umana. Le irrorazioni aeree di questa sostanza non sono rare, infatti, e vengono fatte su vaste monocolture di alcune specie vegetali con crescenterischio di esposizione accidentale anche da parte delle popolazioni vicine o degli habitat naturali.

Giusto per capire quanto sia pervasivo il glifosato nella catena alimentare, basta dire che uno studio dell’Università di Boston ne ha trovate tracce nel 62% del miele prodotto in modo convenzionale e nel 45% di quello biologico!

Proviamo a immaginare i livelli negli altri cibi.

In Italia, il glifosato è una delle sostanze più vendute e sono almeno 750 i prodotti che lo contengono! Oltre che inagricoltura, è ampiamente impiegato da comuni e province per la pulizia delle strade, dalle ferrovie a quella dei binari, ed è presente anche in prodotti da giardinaggio e destinati all’hobbistica.

Nel nostro paese, però, sono molti gli enti territoriali che si stanno adoperando per intraprendere azioni legislative che ne vietino l’uso in ambito pubblico. Tra questi, la provincia autonoma di Bolzano, con una mozione del MoVimento 5 Stelle, e la regione Toscana sono riuscite a vietarne l’utilizzo come diserbante per le strade pubbliche.

Il MoVimento 5 Stelle ha anche presentato, il 9 settembre 2013, una proposta di legge sui «Limiti all’impiego di sostanze diserbanti chimiche», finalizzata alla tutela della salute umana, dell’ambiente naturale, dell’ambiente acquatico e delle acque potabili. Ma anche della biodiversità, degli ecosistemi, delle attività agricole condotte con metodi biologici e naturali. E soprattutto della salute dei cittadini italiani.

Ma il governo, ci dicono in aula, non intende intervenire.

Eppure, dal nostro punto di vista, il governo dovrebbe invece applicare il principio di precauzione, in nome della tutela della salute pubblica. Magari assumendo iniziative per vietare definitivamente la produzione, la commercializzazione e l’impiego di tutti i prodotti a base di glifosato.

Ma non lo fa.

A livello europeo, visto che il prossimo 31 dicembre scadrà l’autorizzazione del glifosato, il governo italiano potrebbe finalmente prendere una posizione contraria a una sua nuova eventuale autorizzazione, tenendo in considerazione tutte le cose che abbiamo detto.

Ma non lo farà.

Il governo, inoltre, potrebbe assumere iniziative per rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono, magari escludendo da qualsiasi premio le aziende che ne facciano uso.

Potrebbe anche promuovere politiche di limitazione all’agricoltura intensiva, che abusa di glifosato e di altri pesticidi, sostenendo invece iniziative volte alla corretta combinazione di incentivi all’agroecologia, norme di legge più severe e sanzioni sui pesticidi e sui prodotti fitosanitari, e sussidi adeguatamente mirati ai piccoli agricoltori locali.

Ma tutto ciò va contro i suoi stantii ideali neoliberisti.

Ideali che non gli permetteranno, come lo abbiamo invitato a fare, di incentivare a livello normativo e finanziario, attraverso i piani di sviluppo rurali, i sistemi di gestione agroecologica – varietà di tecniche agricole, come agricoltura biologica, sostenibile o permacultura – che, basandosi sul rispetto della biodiversità, sull’efficienza dei processi biologici e sulla diversificazione dei sistemi di produzione, rappresentano un modello alternativo all’agricoltura convenzionale.

Non lo farà. Come non ha fatto nulla di tutto quello che, in ogni campo, ha promesso finora.

Che dire, quindi?

Papa Albino Luciani


tratto da 

http://lastella.altervista.org/voleva-liberare-il-vaticano-dalla-massoneria-muori-misteriosamente-dopo-33-giorni/

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Voleva liberare il Vaticano dalla Massoneria:
morì “misteriosamente” dopo 33 giorni

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Ebbene si, la storia del Vaticano ha anche riportato questo caso, l’elezione del Papa Albino Luciani il 26 agosto del 1978 e la sua improvvisa morte 30 giorni dopo.

Di dilloadarianna.altervista.org

Albino Luciani era un personaggio non visto di buon occhio da alcune persone all’interno del Vaticano, ad esempio per monsignor Marcinkus, che fino all’ultimo aveva sperato per l’elezione di un altro candidato. E’ noto a tutti che questo monsignore, era un personaggio fondamentale dell’unione tra il Vaticano e le Grandi Banche, (o almeno è ciò che hanno riferito i giornali), rappresentava il più alto grado all’interno dello IOR, l’Istituto per le Opere Religiose, ed era scontento del cambiamento che questo nuovo Papa voleva attuare all’interno della Chiesa: rifarsi agli antichi insegnamenti cattolici di carità cristiana, rinunciando al lusso e agli sfarzi che da troppo tempo avevano distratto gli uomini della Chiesa. Inoltre, Albino Luciani era irremovibile su due punti fondamentali, il primo quello che gli ecclesiastici non dovevano far parte della massoneria e il secondo che il denaro della chiesa non doveva essere utilizzato alla stregua di una banca qualunque.

Il giorno della sua morte, fu dichiarato che il Papa era morto con in mano il libro “imitazione di Cristo”, ma successivamente il libro si trasformò in degli scritti da leggere per un discorso da tenere ai gesuiti e l’ora della sua morte dapprima fu fissata per le 23.00 e poi per le 04.00 del mattino.

Molte altre sono le cose che vennero dette e scritte riguardo alla morte del Papa Albino Luciani, ma nessuno saprà mai se rispecchiavano la verità.

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Si saprà mai la verità ???  (Claudio)

In Europa la democrazia non esiste #TTIP


tratto da  http://www.beppegrillo.it/2015/10/in_europa_la_democrazia_non_esiste_ttip.html

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“In Europa la democrazia non esiste. Le Istituzioni europee sono state concepite e organizzate per far comandare le lobby. Comandano due Presidenti: Jean-Claude Juncker e Donald Tusk non votati ed eletti da nessuno. Il Parlamento europeo, unica Istituzione che si è conquistata il consenso dei cittadini, ratifica decisioni già prese altrove o dà pareri e opinioni. Il suo coinvolgimento legislativo è ridotto ai minimi termini.

Nel caso del Ttip, il trattato di libero scambio che Europa e Stati Uniti stanno negoziando, questo deficit democratico è amplificato all’ennesima potenza. A gestire dal punto di vista politico i negoziati c’è Cecilia Malmström, Commissario europeo al Commercio. Sull’Indipendent la Malmström ha vuotato il sacco.
Quando il giornalista le ha chiesto come si potesse continuare a negoziare con gli Stati Uniti qualcosa che nessuno vuole, la sua risposta secca è stata: “Il mio mandato non arriva dal popolo europeo.”
I cittadini, dunque, non contano nulla. Valgono zero le tre milioni di firme raccolte in una petizione contro l’accordo. Valgono zero gli incontri e le proteste che si sono tenute in tutti i 28 Stati membri dell’UE. Vale zero il serpentone umano di 250 mila persone che ha bloccato la città di Berlino per dire no al Ttip.

La portavoce del Movimento 5 Stelle Europa Tiziana Beghin ha incontrato Cecilia Malmström e le ha chiesto se davvero questa Europa si possa permettere di decidere senza consenso. La risposta della Commissaria svedese conferma i concetti espressi nell’intervista all’Indipendent: “il mio mandato è dato dagli Stati membri”, ha risposto.

allora c’è speranza … qualcuno, nonostante tutto, capisce …


tratto da  http://www.panecirco.com/renzi-conferenza-liceo/

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Renzi tiene una conferenza in un Liceo
Le domande di un alunno mettono il gelo nell’aula

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Il premier Renzi viene invitato dal preside di un liceo a tenere una conferenza. Metà degli allievi vengono radunati nell’aula magna ad ascoltare il politico fiorentino.

Renzi illustra i grandi progressi del suo governo: come siamo bravi, come siamo umili, le nuove riforme, finalmente la ripresa economica, la disoccupazione in calo, gli investimenti sulla scuola e bla bla bla… Il preside chiede se ci sono domande.

Si alza Pierino: “Lei aveva promesso che non sarebbe andato al governo senza delle regolari elezioni. Perché invece lo ha fatto?
– Perché la riforma sull’abolizione dei fondi pubblici ai partiti è finita nel dimenticatoio?
– Perché state deturpando selvaggiamente la nostra bellissima Costituzione?
– Perché ogni mese, migliaia di giovani fuggono dal Paese con la speranza di un futuro migliore? – – Perché migliaia di anziani ricevono una pensione “da fame” sotto la soglia di povertà, mentre voi continuate a ingozzarvi come dei maiali?

 

– Perché lei, caro mio signor Presidente, si è presentato come la “Promessa del Cambiamento”? A quale cambiamento si riferiva? Non sarebbe stato opportuno specificare “Il Cambiamento del nostro Paese verso il baratro?”
– E infine le chiedo: Con quale coraggio la mattina riesce a guardarsi allo specchio?”

Renzi impallidisce, il preside è inorridito, l’ambiente gelato. Fortunatamente, in quel momento suona la campanella e gli studenti vengono frettolosamente fatti rientrare in classe.

Poi viene radunata nell’aula magna l’altra metà degli allievi e Renzi, debitamente presentato dal preside, ripete il discorso fatto in precedenza. Subito dopo il preside avverte che, essendo prezioso il tempo dell’illustre ospite, saranno consentite solo due domande.

Si alza Giovannino: “Io ho due domande: come mai la campanella oggi ha suonato venti minuti prima? E che fine ha fatto Pierino?”.