il Tempo che ci rimane


tratto da  Il Lupo dagli Occhi rossi – lo Spirito e la Carne 


“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto.

Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.

Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente…

Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.

Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità. Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.

Non tollero i manipolatori e gli opportunisti. Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.

Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso. Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli.

Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.

Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…

Senza troppe caramelle nella confezione…

Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana.

Che sappia sorridere dei propri errori.

Che non si gonfi di vittorie.

Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo.

Che non sfugga alle proprie responsabilità.

Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.

L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.

Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…

Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.

Sì… ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare.

Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…

Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.

Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza. Spero che anche il tuo lo sia, perché in un modo o nell’altro ci arriverai…”

MARIO ANDRADE

Altre Cronache Romanesche


MA QUALE SINISTRA…

Che sofferenza vedé in tivvù,
difenne ’n partito che nun esiste più.
Che ha buttato ar cesso tutti l’ideali…
p’occupasse dei ricchi e i loro capitali.

Quanti lavoratori avete traditi…
senza vergogna, senza esseve pentiti!
Su un riscatto civile aveva sperato…
la classe più povera ch’avete strangolato!

Come cazzo se fa a definì sinistra…
un partito d’alieni più a destra della destra?
E come pò ’n comunista a n’esse ‘ncazzato…
co’ chi er comunismo ha cancellato?

Firmate controleggi pe’ fedeltà ar partito
e pe’ chi ve mantiene… nun arzate ’n dito!
Nun sete pagati pe’ (s)governà in eterno
e li pori cittadini sprofonnalli all’inferno!

Lo sapete quanta ggente fate piagne,
pé comportavve come luride carogne?
Lo stipendio che ‘ncassate lo rubbate:
voi v’arricchite mentre er popolo affamate!

Pe’ quanto penzate signor politicanti,
de sfruttà ‘sta nazzione e l’abitanti?
Seminate fame, disperazione e lutto…
ma prima o poi… aripagherete tutto!

§

di Maria Pia Caporuscio

Cronache Romanesche


I FORILEGGE

Prima stava nella foresta er disonesto,
e rubbava de notte e de nascosto.
Mo’ gira co’ la scorta qui in città:
è ‘n parlamentare… nun ze po’ arrestà!

A ‘sto paese chiunque fa le leggi,
è sempre er primo che nun le rispetta.
S’adano arispettà pe’ ‘sti strozzini…
quelle che spezzeno l’ossa ai cittadini.

Un paese ’n dov’eravamo benestanti,
ridotto adesso a ‘na massa de pezzenti!
Ma perché nissuno strigne er pugno…
pe spaccaje a tutti quanti er grugno?

Si un governo è fatto de ladroni,
de troie, ladri e quarche deficente
come cazzo fa tutta la ggente…
a nun pialli a carci nei cojoni?

di

Maria Pia Caporuscio

Parole & Comportamento


By Alfredo

Beh, devo dirvi che la lettura (la prima) del testo LA CAPRA CAMPA è veramente ricco di spunti, per me, moooolto interessanti, perché – alla fine – esprime gli stessi concetti che, almeno io, ho cercato di trasmettere, magari con parole inadeguate o non sufficientemente descrittive.
Continuo quindi a trascrivervi stralci del testo che sto ‘scoprendo’, con voi…

UNA PROCEDURA PRATICA PER L’ILLUMINISMO DEL CUORE

“Lo scopo di questo lavoro è (niente di meno) che diffondere un’antropologia creativa e pratica dell’esperienza personale, quella sentita in prima persona e concretamente.
Una pratica basata sulla possibilità di adottare un atteggiamento distaccato, da antropologo e da etnografo nel quotidiano, in modo che gli strumenti mentali tipici di queste discipline diventino una risorsa per la vita di ogni giorno, a disposizione di tutti coloro che li vorranno usare.
E’ un’antropologia creativa, nel senso del nostro renderci conto che ogni concetto è una nostra creazione.
Questa antropologia dell’esperienza intende costruire la ‘procedura pratica’ di un illuminismo rinnovato, l’illuminismo del cuore, e implica il voler usare fino in fondo la nostra intrinseca possibilità di scelta e quindi la nostra libertà, la nostra caratteristica principale.
Ma la libertà è uno stato mentale, per cui ci caratterizza il poterci prendere cura della nostra mente e di quel che produce in modo riflessivo: la mente si occupa di se stessa.

Solo noi esseri umani possiamo scegliere che ‘tipo di persona’ vogliamo essere (essere è, non apparire… ndr), in quanto solo noi siamo in grado di fare operazioni mentali complesse come il ‘valutare’ e il ‘confrontare’, e quindi il ‘preferire’, che è alla base di ogni scelta. […]
Possiamo accorgercerne nell’assumere consapevolmente nella nostra vita quel luogo privilegiato che solo gli esseri umani hanno a disposizione, e vivere coscientemente ‘eccentrici a noi stessi’, come dice l’antropologo Helmut Plessner, osservandoci dall’esterno.
Ciò è possibile grazie all’immaginazione e tutti i concetti che usiamo sono immaginazioni ereditate dalla nostra cultura: ‘i limiti della nostra immaginazione sono i limiti della nostra libertà’.
[…]

Osserviamo e monitoriamo in modo descrittivo le definizioni e le parole che usiamo, e se sappiamo che i risultati degli esperimenti hanno a che fare sia col punto di vista di chi li fa, che col modo del suo osservare influenza ciò che osserva, osserviamo anche questo, e con approccio sistemico teniamo conto della fondamentale autoreferenzialità di ogni sapere, compreso il nostro.
All’attenzione per i ‘fatti’ accostiamo quella per il ‘modo’ con cui noi stessi riusciamo a dare loro significati.
Ci concentriamo sui processi, chiedendoci ‘come’ riusciamo a usare i concetti per produrre le interpretazioni in cui crediamo, e con quali conseguenze pratiche.
Chi ha bisogno di avere ragione con le proprie interpretazioni cerca di imporre il proprio punto di vista e le proprie assunzioni rispetto a ciò che definisce oggettivo, e muovendo dal forte bisogno del riconoscimento del proprio sé e delle proprie strategie per comprendere il mondo, vive una forma di radicale incomprensione dell’altro, che diventa un oppositore, un nemico in quanto porta avanti le sue opinioni.

concetto complicato

Insistere sulle proprie interpretazioni può risultare un comportamento inadeguato allo scopo della comprensione di quelle dell’altro.
Se rinunciamo al concetto di oggettività, possiamo concentrarci sul ‘come’ siamo arrivati alle nostre reti di interpretazioni, e chiedere chiarimenti su come gli altri siano arrivati alle loro.
L’antropologia studia, oltre ai comportamenti degli abitanti di un paese, la loro cultura intesa in quanto insieme di di ‘pensieri’ intorno ‘al dover-essere’ di cose e persone, le loro intenzioni, ciò che consideriamo preferibile, bene, giusto.
E’ rispetto a questo ‘sfondo di aspettative e preferenze’, il filtro di ogni mente umana, che il mondo diventa significativo, in quanto solo se vi noriamo una ‘differenza’ una situazione ci comunica qualcosa, e ce ne accorgiamo.
Ad esempio: posso parlare di ua giornata ‘storta’ nella misura in cui ho in mente parametri di come sia una giornata ‘normale’ (la famosa pietra di paragone di Platone ndr). […]
Una volta assegnato un significato (di solito senza rendercene conto e senza accorgerci di averne altri a disposizione) agiamo: il nostro comportamento ha a che fare con prodotti precedenti del ‘nostro’ pensare, lo facciamo usando simboli, concetti e giudizi, prodotti di immaginazioni condivise nella cultura, ma anche assunzioni, basate sulle nostre interpretazioni di esperienze passate: sulla nostra memoria e sul nostro immaginarci un futuro possibile, sul collocarci, oggi, tra un’idea del passato e una del tempo a venire. […]

Il nostro comportamento è interdipendente a quello degli altri, tuttavia non si tratta di reagire ad essi, ma del nostro reagire alle interpretazioni che assegniamo ai comportamenti che osserviamo, del nostro ‘scegliere nostri concetti’ nel farlo.
Non reagiamo quindi a quel che fanno gli altri, come crediamo a volte, ma alle nostre interpretazioni intorno ai loro atti, ai prodotti cognitivi della nostra immaginazione. […]

Nella nostra cultura si sa che l’inconscio ci condiziona, mentre curiosamente trascuriamo l’effetto su di noi del nostro pensare consapevole.
Occupiamoci qui di quest’ultimo, per fare dell’illuminismo del cuore un illuminismo radicale che si ricollega all’eredità moderna dell’autonomia della persona, al valore di una cultura fondata sull’usare la propria intelligenza in modo empatico, razionale, imparziale, conapevole e appropriato.
Questo richiede una ‘disciplina mentale’ che possiamo allenare e che costituisce il cuore dell’antropologia dell’esperienza, la procedura pratica per rendere visibile l’appello illuminista di pensare con la propria testa”.

Che aggiungere ? Se non comprendiamo che abbiamo tutti ragione e tutti torto, e continuiamo a ‘farci del male’ con continue e inutili polemiche, ormai su tutto, anche sulle punteggiature, peraltro non procedendo di un millimetro, vuol dire che anche la parola ‘CULTURA’ nel suo senso più alto, non ha più valore, scopo, perché, anche in questo caso, c’è chi, volutamente o meno, ha imbastardito il concetto, come peraltro è successo e sta succedendo per tutti i pensieri ‘alti’ prodotti dall’umanità da almeno 2500 anni.

Morale ?

Beh, cominciate ad arredare caverne e tunnel eheheh

By Alfredo

§§§

come si fa a non condividere ?
ma non basta …
occorre ricordarsene ogni giorno
e non solo quando torna comodo,
questa è la vera “crescita” …

Cla’

LA LIBERTA’


(riflessioni personali)

Libertà è il voler respirare sempre aria buona, sapendo che anche dopo una lunga apnea sarà quella che ti entrerà nei polmoni.

Libertà è il non stupirsi davanti ad una persona che può essere come lo hai sempre visto, ma anche tutto altro.

Libertà è il poter dire un no quando tutti gli altri si aspettano un sì.

Libertà è il poter reagire come gli altri non si aspettano, sapendo che questa reazione la devi solo a te stesso e non a fattori esterni, perchè alla fine è solo a te che sai di dover render conto.

Libertà è il voler girare il volante per cambiare direzione quando tutti gli altri proseguono diritti per la stessa strada.

Libertà, proprio per assaporarla appieno, è il rimanere in casa quando nella prima domenica primaverile di sole tutti sono in coda per trascorrerla troppe volte chiusi in macchina in lunghe code stradali.

Libertà è fatica.

Libertà è il sapere di andare controcorrente.

Libertà è una consapevolezza intima.

Libertà è una conquista che impegna ore…settimane….mesi…..anni…..
una vita….

Pa’

Messaggio ai naviganti


Messaggio ai naviganti del Web che ormeggiano abitudinariamente in questo “mio porto” :

avrete certamente notato che molte delle cose che posto sono prese dal Web (con sempre segnalato da dove, perché non mi voglio appropriare del lavoro altrui, quello che è mio lo firmo …)
parimenti avrete notato che molte cose sono appunto firmate da “Alfredo” e magari qualcuno di voi si chiederà chi è e come mai ed io voglio svelarvi il motivo.

Io ed Alfredo siamo in una ristrettissima cerchia di amici (di diversa estrazione culturale) e siamo in contatto tra noi, Alfredo non ha interesse ad avere un sito suo ma e neppure di “apparire” e mai mi ha chiesto di postare delle cose sue.
In effetti tutto quello che avete fino ad ora letto era destinato esclusivamente a noi;
Ma io valutandole meritevoli di maggior divulgazione e maggior dibattito ho pensato di renderle “visibili” ad altri, ho chiesto l’autorizzazione che mi è stata concessa, ed ho cominciato a postarle, di lavoro mio c’è solo la scelta di titolo e delle immagini (che spero che avrete parimenti gradito).

Io credo di aver fatto bene e la mia convinzione viene avvalorata dai like (di un piccolo ma affezionato gruppo di followers, cui questo messaggio è destinato) che quei commenti ricevono.

Ora per dimostrarvi ancor più l’eterogeneità di questo nostro piccolissimo gruppetto (niente a che vedere con “amici miei” del Conte Mascetti, nessuna “supercazzola”,  neh) vi posto, subito dopo, una cosa scritta dal nostro caro amico Paolo (per noi Pa’), una cosa veramente (per me) bella;

credo che entrambi non se ne abbiano a male se ho “svelato” al mondo (che megalomane eheheheh) la nostra amicizia “segreta” che è nata nel tentativo di migliorarci l’un con l’altro scambiandoci idee ed opinioni, battute e riflessioni, immagini e video, stati d’animo e vicissitudini … tutto cioè quello che gli amici fanno normalmente:
in più abbiamo aggiunto un modesto tentativo di capire e tentare di far capire che questo mondo va migliorato e cambiato a tanti livelli, da quello pratico a quello culturale, se vogliamo che abbia una speranza di futuro.

gandhi

Ora vi saluto sperando che vorrete continuare a seguire questo sito perché per me è un piacere ricevere le vostre visite ed i vostri commenti

Cla’