FALSO O CONTRADDITTORIO?


By Alfredo

Allora il tema di oggi è la parola il suo uso, la sua significanza, la sua interpretazione.
Quindi introduco un filosofo – neopositivista – quindi un logico (chi fosse incuriosito dia un’occhiata a Wiki), che non ha fondato nessuna nuova corrente di pensiero, di scoprire nuove teorie, bensì di, modestamente, insegnare ai filosofi a esprimersi con correttezza.
Il personaggio è Alfred J. Ayer (1910-1989).

UN GIORNALE SENZA NOTIZIE:

E’ FALSO O CONTRADDITTORIO?

” *Le tradizionali dispute filosofiche sono per la massima parte ingiustificate quanto inutili*
E’ questa la diagnosi impietosa con cui Ayer apre il suo bestseller: LINGUAGGIO VERITA’ E LOGICA (1936), testo emblematico per una nuova avanguardia filosofica. Presupposto della sua disamina è che la logica debba essere il criterio ultimo di quel che si dice.
Già Wittgenstein nel suo primo capolavoro lo aveva pensato, e per questo lo aveva intitolato: TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS. Ma quel suo libro era malato di matematica, mentre il senso comune è un’altra cosa.
La gente non ragiona in base a teoremi, ma a categorie quali il vero, il falso, il contraddittorio.
Ma che differenza c’è tra falso e contraddittorio?
Quasi tutti i filosofi ricorrono ad esempi, ma nessuno come Ayer ha riconosciuto esplicitamente che il modo migliore di spiegare la propria filosofia è quello di ricorrere a esempi.
Cominciamo con l’esaminare la proposizione: ‘Sulla tavola c’è un giornale’.

Ovviamente essa è vera se sulla tavola c’è un giornale, è falsa se non lo si trova affatto.
Prendiamo invece un’altra proposizione: ‘Questo giornale è privo di notizie’. Intendendo i termini in senso lato, questa proposizione potrebbe non essere falsa, se si trattasse per esempio di una rivista di moda. Ma in senso stretto è invece contraddittoria, soprattutto in inglese, in cui giornale si dice ‘newspaper’, ossia ‘foglio di notizie’, e quindi la frase equivale a ‘questo foglio di notizie è privo di notizie’.
La contraddizione, per Ayer, è più grave che non la falsità, perché quest’utima può riguardare una situazione puramente accidentale.

Nel caso del giornale *l’essere sulla tavola non è necessario nello stesso senso in cui è necessario che contenga delle notizie*.
Difatti un giornale continua a esser tale anche se è su una poltrona.
Invece l’espressione ‘giornale privo di notizie’ è irrimediabilmente contraddittoria, perchè paragonabile a ‘ammogliato privo di moglie’.
Nel gergo filosofico, l’essere sulla tavola è una proprietà ‘esterna’ al giornale, cioè accidentale, mentre contenere notizie è una proprietà ‘interna’ a esso, cioè essenziale.
Il lettore si starà chiedendo: ma è così che si entra nell’olimpo della filossofia? […] Eppure una salutare terapia del linguaggio deve prorio partire da queste banalità per smascherare gli equivoci che esse nascondono.
[…]
Morale: ciò a cui deve badare chi parla/scrive non è tanto dire il vero anzichè il falso, ma evitare di contraddirsi.
Infatti se mi capita di dire una falsità, potrò sempre ricredermi e correggerla, ma una contraddizione sarà sempre un macigno che seppellisce qualsiasi frase.
In questo senso l’opera di Ayer può considerarsi una critica del concetto di verità. Non a favore di un relativismo per cui ogni uomo si costruirebbe per conto suo una propria verità, ma in un senso più radicale.

Cioè la categoria di verità è superflua, in quanto in sua vece basta affermare con convinzione una qualsiasi proposizione. […]
*Cioè dire vera una proposizione equivale ad affermarla, e dirla falsa equivale ad affermare la sua contraddittoria*.
Ecco perché il capolavoro di Ayer si intitola LINGUAGGIO, VERITA’ E LOGICA: dei tre sostantivi quello essenziale è il secondo, perché costutuisce il bersaglio contro cui sono diretti i suoi strali.
[…]
E’ dunque efficace questa medicina analitica? O Ayer ha invece esagerato come un medico che per guarire una semplice bronchite stronca il paziente a furia di antibiotici?
D’accordo che molti mali del linguaggio sono guaribili attraverso un’analisi che ne elimini le contraddizioni, Ma talvolta è meglio in parte contraddirsi affermando cose interessanti che non parlare perfettamente dicendo solo futilità.
E’ questo l’errore che viene rimproverato alla scuola analitica fondata da Ayer e da lui trasferita a Oxford.
Portata alle estreme conseguenze, questa tendenza rischia di eliminare la figura del filosofo e di sostituirla con un dizionario.

Ironicamente è stato detto che l’Oxford Dictionary (equivalente della nostra Treccani) è sufficiente a compiere quella terapia del linguaggio di cui il filosofo inglese andava tanto orgoglioso.
In realtà Ayer ha svolto un ruolo importante. Ha condotto uno di quegli esami di coscienza che nella storia del pensiero la filosofia ha periodicamente ritenuto necessari per contrastare le ricorrenti tentazioni del pensare in libertà.
Un primo esame di coscienza lo compì nel Seicento Bacone quando si propose di porre zavorra ai voli del pensiero anziché incoraggiarli.

Un altro Kant, che giustamente il poeta Heine paragonò a un Robespierre della filosofia, in quanto faceva cadere la testa a tutti i sognatori.
Nel Novecento un filosofo a cui Ayer si riconobbe debitore, Rudolf Carnap,
sferrò un attacco, rimasto famoso, contro le intemperanze terminologiche di Martin Heidegger: in particolare il concetto di nulla (su cui Heidegger fondava il suo esistenzialismo ndr) si rivelò, sotto la sua analisi, del tutto inconsistente. Carnap ha dunque distrutto l’esistenzialismo?
La storia della filosofia del Novecento dimostra il contrario.
Tuttavia il suo richiamo a un maggior rigore terminologico non è stato inutile”.

Quello che rimane incontrastato artefice della nostra comunicazione, resta comunque il pensiero che, se poi capace di scegliere con accuratezza parole che arrivino ai più, sarà ancora più chiaro e rischiarante.

By Alfredo