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… e quella “cosa” è il “centro di tutto” …

SentirsiBionda

Non c’è nulla da fare… non sono nel mood “reblog” in questi giorni. Copy & paste.

0931. Excursus Magii

https://senzafilo.wordpress.com/2015/07/14/0931-excursus-magii/

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Quando ti accorgi che ciò che chiami IO non è altro che una bilancia a due piatti, che tende perennemente all’equilibrio, e contro cui combatti una lotta idiota per farla pendere dalla parte che vorresti. Quando scopri che l’Ego è solo una misura su di una scala convenzionale ed aleatoria, e che la Mente è solo ciò che legge quella misura. Allora e solo allora intuirai l’esistenza di un fulcro immobile intorno a cui oscilla il braccio che pesa. Smetterai di occuparti di truffe e misure e lo cercherai. E quando l’avrai trovato vorrai sapere, finalmente, “cosa” sostiene quella bilancia

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COME LA FILOSOFIA PUO’ INSEGNARCI A CAPIRE IL MONDO D’OGGI


By Alfredo

nel passato, più o meno prossimo, vi ho trascritto delle pagine di un libro:

SOCRATE AL CAFFE’ di Marc Sautet che alla fine del secolo scorso, diede inizio ad un esperimento ‘filosofico’ coinvolgendo i clienti del Café de Phares di Parigi in dibattiti su argomenti che la modernità ha cancellato dalla sua agenda.

Il sottotitolo del libro era:

COME LA FILOSOFIA PUO’ INSEGNARCI A CAPIRE IL MONDO D’OGGI

Trascrivo alcuni passi significativi della Prefazione:

“Estromessa dal campo della conoscenza dai progressi della scienza da oltre un secolo, recentemente la filosofia è stata inoltre soppiantata dalle performance della fisica quantistica e dalla biochimica che pretendevano di detenere il codice di accesso della verità, dovette cedere dall’altro, il posto alla sociologia, all’economia politica e alla psicologia, laddove si trattava di penetrare nel cuore del mondo degli uomini per venire a capo dei mali reali. […]

Può darsi che la filosofia sia diventata sterile. Ma è per questo morta? E questa sterilità è proprio fatale?
Negli ultimi tempi parliamo tanto di etica e di morale, deploriamo la corruzione degli uomini politici e degli uomini d’affari, ci spaventiamo del dilagare dell’emarginazione, del traffico di droga, della ferocia delle guerre interetniche, del fanatismo religioso, invochiamo la solidarietà e il dovere di ingerenza, ci preoccupiamo per le ricerche di laboratorio nel campo delle armi chimiche e in quello della genetica… soprattutto cerchiamo di non perdere la testa, di conservare il nostro sangue freddo.

E per riuscirci cosa facciamo? Pratichiamo l’astrofisica, la microbiologia? L’antropologia, la sociologia, la psicanalisi? L’economia politica?
Oppure ci serviamo della filosofia?
Quando cerchiamo di capire cosa non funziona nello Stato, cosa distrugge la democrazia, compromette la giustizia, la libertà, l’uguaglianza, le relazioni tra le persone, cosa spinge gli uomini a odiarsi e a uccidersi, quando estendiamo l’esame all’insieme delle nazioni fino a immaginare il destino dell’intera umanità, cosa facciamo allora?
In verità, abbiamo mai avuto così tante ragioni per filosofare? […]

La filosofia è nata duemilacinquecento anni fa, in una situazione di crisi sorprendentemente simile a quella che conosciamo oggi: la crisi della democrazia ateniese.
Anche se puà sembrare incredibile, ci ritroviamo, a grandi linee, in un’impasse analoga… […]
Cominciare non vuol dire portare a termine. Vuol dire solo… cominciare.
Chi lo desideri sarà poi libero di approfondire l’argomento, di spaziare tra le opere citate a memoria, di intavolare un dialogo a quattr’occhi con uno degli autori citati strada facendo, nella calma più totale. […]

Ero convinto che molti sentissero il desiderio di fare una pausa nella vita frenetica di tutti i giorni, una pausa nella vita professionale, una pausa nella vita affettiva, una pausa nel modo abituale di pensare – e che mancasse un luogo adeguato.
Senza dubbio oggigiorno sono in gran parte gli psicoterapeuti a sostenere questo ruolo. Ma non è certo che spetti loro questa funzione.

E’ vero: se il disagio del paziente risiede nella psiche, non c’è niente di più logico che andare da un terapeuta.
Ma se non è questo il problema? Passi ancora se è messo in discussione il suo ambiente familiare.
Ma se non è il soggetto a essere in causa? Se si tratta della città, della nazione, dello Stato, degli Stati, delle nazioni unite o disunite, della specie umana nel suo insieme?
Allora mi domando: qual è la legittimità dell’intervento del terapeuta se il disagio di chi viene a consultarlo deriva da una situazione generale difettosa?
Se qualcuno deve intervenire, non è piuttosto… il filosofo?

Finora questo non succedeva.
Gli psicoterapeuti avevano perciò campo libero.

E’ una delle ragioni del loro successo. C’è da chiedersi se è una buona ragione. Approfittando del discredito inesorabile dei preti e dei pastori, i medici della psiche si trovano ormai in concorrenza selvaggia con astrologi, numerologi, cartomanti, veggenti, marabut, yogin e altri guru della new age. […]
Tanto più che i filosofi tacciono (o parlano solo tra di loro ndr).
Se almeno facessero il loro lavoro.
Se invece di ripetere instancabilmente quello che hanno imparato dai maestri, coloro che dispensano l’insegnamento della filosofia si buttassero nella mischia e cominciassero a porre domande interessanti. […]
Allora forse sarebbe possibile separare le cose, distinguendo ciò che nelle arti occulte si basa su un reale savoir-faire da ciò che non è altro che sotterfugio, e discernendo nelle motivazioni dei clienti cosa deriva dal desiderio di fuggire la responsabilità invocando la fatalità e cosa invece da quello di assumerle tramite l’approfondimento della propria personalità.
Ebbene, diciamolo!
La vocazione del filosofo non è di tacere.
Non è ripiegandosi su se stesso che sostiene il suo ruolo, ma andando per la strada.
Interrogando gli uni e gli altri.
Discutendo.

Non perché sa, perché dispone di un sapere superiore, ma perché invidia coloro che sanno o pretendono di sapere. Vuole sapere, ma non vuole essere ingannato. E se ha una cosa da insegnare, è questa. Ha bisogno di applicazione, di metodo, concentrazione, calma, ma anche del contrario: il confronto con la realtà, il rapporto con la gente, la sfida a coloro che abusano degli altri.
La meditazione e la lotta.
Il silenzio e il brusio.
La solitudine e l’agorà”.

In “sedicisimi” io ho cercato di fare la stessa cosa, o almeno l’ho cominciata… in un caffè virtuale.

Ma a qualcuno il caffè fa male, lo fa diventare nervoso… 🙂

By Alfredo

LA BUONA SCUOLA


tratta da Pagina di ZeroGas  su FB

§

Adesso ditemi voi se è possibile che sul libro di fisica di mio figlio ci sia un esercizio nel quale, per far pratica sul moto uniformemente accelerato, si faccia uso di uno scenario come questo…un idiota che si diverte a lanciare i sassi da un cavalcavia dovendo verificare se il suo sasso colpirà o meno un’auto che transita al di sotto…
Io dico che davvero non ci sia più limite a nulla … e poi il testo del problema “Sasso dal cavalcavia!”, pure col punto esclamativo … ma cos’è, un tentativo deliberato per accattivarsi la simpatia dello studente facendo ruotare l’esercizio attorno ad un tema capace di suscitarne ilarità ed attenzione?
Complimenti!
Vorrà dire che non dovremo stupirci di vedere, che so, un problema di balistica nel quale si chieda se la traiettoria del proiettile sarà capace di trapanare il cranio del prigioniero durante una esecuzione, oppure un problema di elettrotecnica nel quale si chieda con quale tensione si riuscirà a far fermare il cuore ad un condannato a morte attraverso la sedia elettrica….
Ma roba da matti.
Noi genitori viviamo l’immane difficoltà dell’età contemporanea di dover svolgere il nostro difficile ruolo nonostante la deriva di una società imbarbarita, nonostante la relativizzazione di principi come l’etica, la morale, la solidarietà, la giustizia, nonostante la venuta meno del riferimento e dell’esempio di qualsiasi istituzione … ci è rimasta soltanto la scuola con cui stringere un patto solidale per la crescita dei nostri figli … che almeno questa non venga meno al suo ruolo, per favore…

ZeroGas