QUEL TESCHIO DI AMLETO CHE IMPAURIVA HEGEL


By Alfredo

Riprendo da dove ho lasciato, cerco “spunti” di riflessione e angoli di osservazione diversi per osservare, cercare di capire, valutare, lo stesso fenomeno.
Questo mi costa, ma per fortuna, ho una dote di TALLERI da spendere, e io non sono parsimonioso… eheheh

QUEL TESCHIO DI AMLETO CHE IMPAURIVA HEGEL

Gli antichi credevano che l’uomo pensasse col cuore o con il fegato.
Da quandi su scoprì, con Galeno, che pensa invece col cervello (e non tutti) si cominciò a guardare con attenzione alla scatola cranica.
Chi non ricorda la famosa scena in cui Amleto tiene in mano il teschio dell’amico Yorick?
Persino Georg Wilhelm Friederich Hegel (1770-1831) ne fu colpito e vi dedicò un capitolo in una delle sue opere più famose, la FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO.

Per lui, quando la coscienza è ancora immatura, è spinta a credere che lo spirito si riduca a una realtà materiale, cioè che *l’essere dello spirito sia un osso*.
Allora non c’è che una via di salvezza: ripercorrere l’itinerario della conoscenza dello spirito, che Hegel chiama Fenomenologia.
” *Il cranio di un assassino ha una protuberanza*: con questa asserzione Hegel registrava il rilancio di una disciplina caratteristica già del XVI secolo,
la fisiognomica, destinata a diffondersi nell’Ottocento soprattutto presso i materialisti e, più in generale, i medici.
A fine secolo godette di molta popolarità il trattato di Cesare Lombroso: L’UOMO DELINQUENTE.
Lombroso era convinto che le caratteristiche criminali di un individuo non fossero solo innate, ma che fossero rilevabili dalla struttura del cranio.

[…]

Eppure la fisiognomica e quel suo capitolo particolare LA FRENOLOGIA , destinato specificamente allo studio del cranio, ebbero un destino migliore di un’altra scienza altrettanto a lungo derisa, L’ALCHIMIA. Oggi nessun scienziato oserebbe professarsi alchimista, mentre sia la fisiognomica che la frenologia hanno conquistato un loro spazio, anche se con accorgimenti più sofisticati di quelli di cui disponeva Lombroso.

E Hegel? Il filosofo di Stoccarda non era né un medico né un fisiologo, per cui si potrebbe credere che le sue riflessioni al proposito siano state quelle di un dilettante.
Ma Hegel, uno dei pensatori più amati e più odiati della storia del pensiero, dilettante non lo è mai, e le pagine che dedica all’argomento in quella selva concettuale che è ‘la Fenomenologia dello spirito’ costituiscono tuttora un esempio stimolante di analisi della mente.
Il suo punto di partenza è il contrasto fra la povertà strutturale della scatola cranica e le straordinarie proprietà del suo contenuto, il cervello.
Hegel scrive *Da un lato sta una moltitudine di quiete ragioni craniche, mentre dall’altro lato abbiamo una moltitudine di proprietà spirituali, la cui quantità e determinazione dipenderanno dallo stato degli studi psicologici*.
Non si tratta di un’osservazione banale. Sappiamo bene che qualsiasi scatola di cartone potrebbe anche contenere dei diamanti. Ma nel caso del cranio la cosa è più complicata.
Per centrare il problema, Hegel, appassionato del genere tragico, ricorda una celebre scena di Shakespeare. che già ai suoi tempi era così nota da poter servire come riferimento: è la scena in cui Amleto riflette sulla fragilità della vita tenendo in mano il cranio di Yorick. Essa contiene già in sé il contrasto fra la povertà materiale delle ossa craniche e lo stimolo a riflettere che esse producono: *E’ vero che anche un cranio può suscitare in noi, come quello di Yorick in Amleto, ogni sorta di meditazioni: di per se però il cranio è solo una cosa cruda e indifferente, nella cui immediatezza non è possibile scorgere né assumere altro che il cranio stesso* (Ibid.)
E’ un contrasto che disorienta l’osservatore. Viene in mente la nota figura di un personaggio dell’UOMO SENZA QUALITA, di Robert Musil, Moosbrugger.

Non è un deficiente, ma non è neanche normale, con un fisico gigantesco e l’espressione indecifrabile, tanto da spaventare chi l’incontra. Ma proprio questo personaggio offre al romanziere l’occasione di inseguire le proprie riflessioni sulla enigmaticità dell’esistenza: *Se l’umanità fosse capace di fare un sogno collettivo* scrive Musil, *sognerebbe Moosbrugger, cioè il minimo comun multiplo di come ognuno interpreta gli altri*.

[…]

Certo le pagine sulla fisiognomica non sono tra le più citate, tutt’altro. Ma in Hegel come in una sfera, da un qualsiasi punto della circonferenza si parta, si finisce sempre per arrivare al centro, (il più volte citato, da me. pensiero circolare, cioè ‘olistico’ a 360° ndr).
Qui il punto di partenza è proprio ‘l’horror vacui’, il terrore dell’ignoto e del punto interrrogativo.
Esso può introdurci ad alcune pagine che sono forse le più celebri di tutta l’opera, cioè alla cosiddetta dialettica tra il signore e il servo.
Hegel parte col delineare la coscienza del servo come dominata dalla paura. Infatti il servo sa di avere di fronte a sé il potere assoluto del padrone, ma ignora quale sia la sua volontà o la sua natura: il padrone è come la morte.
La coscienza del servo *non ha tremato per questa o quella circostanza, né in questo o in quell’istante: essa ha provato angoscia davanti alla totalità della propria essenza perché ha avuto paura della morte, cioè del signore assoluto* (Ibid.)
Ma in un secondo momento il servo, per trovare una propria consistenza, trasferisce presso di sé la solidità del padrone grazie al suo lavoro, con cui egli supera la precarietà della propria situazione. In questo modo vince la paura perché trasforma, attraverso il lavoro, il potere del signore in qualcosa di familiare.
Cioè l’imposizione estranea del padrone dinanzi a cui la coscienza del servo aveva tremato, adesso diventa la consietudine del suo lavoro quotidiano. Questo non è più il comando di un potere a lui estraneo, ma è la sua stessa realizzazione.
Nel gergo di Hegel, questo secondo momento annulla il primo, quello della paura: *L’attività formatrice… ha un significato negativo rispetto al primo momento, quello della paura* (Ibid.).

Hegel pensava che il servo può sempre vendicarsi disprezzando quel padrone di cui ha avuto paura: Ma stava poi dalla parte del servo o da quella del padrone? A propendere per la seconda ipotesi ci induce una sua nota battuta a proposito dei rapporti dell’eroe e il suo cameriere. Dice il proverbio che non c’è eroe per il suo cameriere, ma Hegel aggiunge che ciò accade non perché l’eroe non sia eroe, ma perché il cameriere resta cameriere”.
Poi i marxisti riuscirono a trovare un significato di ‘progresso sociale’ anche nella dialettica Hegeliana tra il signore e il servo.
Ma i camerieri sono rimasti camerieri, chiamati anche: lecchini, zerbini, cani da riporto, ruffiani, trombette e trombettieri e via dicendo.
E la coscìenza personale e collettiva??? Persa nello smog delle fabbriche… :-)))
A Milano, la mia città, c’è un detto popolare, in stretto vernacolo, che ha origini antiche: dice: *Al gàa du oeucc de bun* (ha due occhi da buono).

Vuoi dire che il ‘volgo’ ha capito prima degli intellettuali una verità intuitiva…
L’istinto “animale” che abbiamo perso, travolto dalle modernità tecnologiche e/o scientifiche alle quali ci dobbiamo rivolgere per avere le risposte ???
Meditate, le risposte potete darvele da soli, facendovi aiutare
dalla…?
Filosofia, esatto !!!!

BY Alfredo

Шикарный ролик про СИРИЮ


so che per qualche amico e qualche amica (cui chiedo scusa sin d’ora) queste immagini potranno sembrare un po’ cruente …

ma questa è la realtà … ed io trovo “bellissimo” (tra virgolette eh) questo video,

questo è quello che succede ogni giorno nella totale indifferenza del mondo e la cosa tristissima è che tutto ciò …

è voluto da qualcuno …

arricchisce qualcuno …

non indigna quasi nessuno …

Claudio