L’ABATE CHE FANTASTICAVA SU GIUDA


By Alfredo

Il fondatore della psicanalisi Freud, sosteneva che la nostra mente cancella, alla maniera di una censura, i pensieri du cui si vergogna; invece il suo maggior rivale, Carl Gustav Jung concepiva la censura mentale in maniera diversa.
Per Freud sono soprattutto i pensieri sessuali ad essere rimossi per poi riemergere nel corso dei sogni.

Per Jung invece anche altri pensieri sono ricacciati nell’inconscio in quanto incompatibili con la morale corrente.
Ad esempio quelli suscitati dall’invidia per gli eroi della religione o della società. Respinti nell’inconscio, talora riemergono sotto forma di fantasie altrimenti inspiegabili.

“Lo psicologo svizzero Jung aveva una mentalità aperta che gli permetteva di andare molto al di là della clinica medica e lo spingeva a letture di vario genere, sia filosofiche che letterarie.
Fra esse, i libri di quell’ingegno stravagante che fu Anatole France, autore satirico di racconti con pratogonisti sia laici che ecclesiastici.
Tra i personaggi di France c’era un abate di nome Oegger, vissuto nel XVIII secolo, probabilmente nevrotico, in ogni caso molto tormentato.
Jung prese come esempio i suoi tormenti per costruire una delle sue teorie più avvincenti, quella del pensare fantastico.
Il pensiero fisso di Oegger era Giuda. Le Sacre Scritture insegnano che, per salvare gli uomini, Dio decise di sacrificarsi ma, per poterlo fare, aveva bisogno di qualcuno che lo tradisse, di Giuda appunto. Senonché le Scritture tramandano pure che, invece di essergli grato per aver assecondato il suo progetto, Dio lo avrebbe punito con un tormento eterno. E’ mai possibile. si chiedeva Oegger, che Dio sia tanto ingrato e crudele?
[…]
Ma perché era tanto importante per il buon abate risolvere il dilemma di Giuda?
Qui compare la teoria di Jung.
In realtà aveva una voglia matta di essere lui stesso a tradire, e tuttavia il pensiero dei tormenti eterni non lo entusiasmava. Voleva andare sul sicuro, cioè tradire essendosi però garantita in anticipo l’immunità. […]
Affare fatto. L’abate non perse tempo e cercò subito un’altra religione più appetitosa a cui convertirsi, abbandonando il cristianesimo.
Non dovette faticar molto: allora era celebre nei salotti mondani la religione del mistico svedese Emanuel Swedenborg, se possibile ancora più eccentrico dello stesso abate.

[…]
A cosa serviva il caso dell’abate fedifrago allo psicologo Jung ? Per lui era un esempio evidente di come certe fantasie siano tanto prepotenti da dominare la vita di un individuo.
Per Freud esse non potevano che nascere da qualche ingorgo sessuale.
No, esistono altri ingorghi. Nella fattispecie un senso d’invidia nei confronti del più celebre eroe delle religioni moderne, Gesù.
Ma non è un caso: da sempre gli eroi, osserva Jung, sono stati invidiati soprattutto dai loro seguaci, *in sé la leggenda di Giuda è un tema mitico: il tema del perfido tradimento ai danni dell’eroe… si pensi a Cesare e Bruto.
Che il mito di un tale atto risalga alla più lontana antichità è ancora sempre oggetto di ammonimento e di ripetizione, è espressione del dato di fatto psicologico che l’invidia non fa dormire gli uomini, e che noi tutti, in una piega nascosta del cuore, ci auguriamo la morte dell’eroe* (Cfr. Libido, simboli e trasformazioni)
Ecco dunque la teoria generale di Jung.
Le fantasie che emergono dal profondo del nostro inconscio non sono estemporanee, ma sono pensieri e immagini che hanno avuto una vita lunga, addirittura secolare.
Con un vocabolo di estrazione platonica, Jung li chiama ‘archetipi’, cioè matrici mentali degli infiniti pensieri e immagini.

Ma allora la mente dell’uomo è libera di pensare quel che vuole quel che vuole e di formarsi le fantasie che le vengono spontanee? O è invece determinata da modelli che già preesistono in essa e ai quali non si può sottrarre?
Indubbiamente la teoria di Jung è una mina spaventosa posta sotto la nostra convinzione di essere dotati di libero arbitrio.
Per Jung *le idee importanti, le idee cosiddette vere, sorgono da un terreno psichico primordiale su cui lo spirito effimero del singolo individuo cresce come una pianta che porta fiori, frutti e semi, appassisce e muore. Le idee provengono da qualcosa che è più grande della persona singola. Non siamo noi a produrre le idee, sono piuttosto le idee che formano noi*
(Cfr: Il contrasto tra Freud e Jung).

E qui, ricompare Karl Kraus che con la sua dissacrante critica, stila una sanguinosa parodia delle teorie di Freud. (ndr)

“I figli dei genitori psicoanalisti avvizziscono precocemente.
Da neonato deve ammettere di aver provato sensazioni voluttuose sul vaso. Dopo gli viene chiesto cosa gli è venuto in mente una volta che, andando a scuola, ha visto un cavallo che defecava. Uno così può dirsi forunato se riesce a raggiungere l’età in cui potrà confessare un sogno in cui stuprava sua madre” (Cfr. Detti e contraddetti).

La contesa, in psicologia, è ancora aperta, e come diceva Michel Foucault, le filosofie contemporanee, alla maniera delle famiglie botaniche, si dividono in due grandi specie: *platonecee* e *antiplatonacee*. 

Rifletteteci su, e che vengano dagli ‘archetipi’, o che sorgano spontanee.
fatevi un’idea, la vostra ! :-)))

By Alfredo

La mente… mente


La mente… mente!

Ecco 14 piccole trappole della mente che influenzano le nostre vite

1. La dipendenza dalla prima impressione. Qualunque cosa succeda, la prima impressione rimane.
2. L’istinto del gregge: più persone sono pervase dalla stessa idea, più è facile crederci.
3. La “zona cieca”: vediamo più facilmente gli errori degli altri
4. La trappola delle convinzioni: siamo portati a sentire solo quella affermazione che conferma la nostra opinione.
5. Conservatorismo: è difficile percepire una nuova informazione se siamo convinti di quella vecchia.
6. La trappola dell’informazione: l’abitudine di cercare troppe informazioni. Coloro che possiedono meno informazioni sono propensi ad avere giudizi più prudenti.
7. L’effetto struzzo: ignorare un’informazione pericolosa o spiacevole, che ci fa paura.
8. L’effetto placebo: più crediamo all’effetto benefico di qualcosa, più bene cu fa.
9. La trappola delle innovazioni: ciò che è nuovo non sempre meglio del vecchio.
10. L’effetto novità: la tendenza di non fidarsi della nuova informazione e di verificarla infinite volte.
11. La fissazione su ciò che è in superficie. Abbiamo paura di morire in auto perché sentiamo spesso degli incidenti mortali in auto.
12. La percezione selettiva: vediamo solo ciò che vogliamo vedere: guardando una una partita di calcio in TV vediamo meglio gli errori dell’altra squadra.
13. Gli stereotipi: la tendenza di giudicare le persone sconosciute in base all’aspetto esteriore.
14. La tendenza di sottovalutare la situazione: agiamo basandoci sugli esempi noti e senza una sufficiente informazione.
 
Advanced mind institute italia

Oliver Stone: “dimenticate l’ISIS, è l’America la vera minaccia per il mondo”


“Abbiamo destabilizzato il Medio Oriente, creato il caos. E poi diamo la colpa all’ISIS per il caos che abbiamo creato”.

Molta gente pensava che i giorni in cui Oliver Stone scalava le classifiche fossero finiti. Molte persone si sbagliavano. Il suo libro del 2012 e la serie TV, “The Untold History of the United States”, suggeriscono che il regista rinnova gli sforzi per sfidare la narrazione tradizionale per quanto riguarda l’eccezionalismo americano, l’imperialismo economico e il “coinvolgimento nefasto” del governo americano in Medio Oriente, si legge su TheAntiMedia.org.

A completare la serie di documentari in 10 parti e le 750 pagina del libro, Stone ha collaborato con lo studioso della Seconfa Guerra Mondiale, Peter Kuznick. Il regista sostiene che nel valutare la storia americana dal 1930, è il coinvolgimento americano in Medio Oriente che in realtà ha catturato la sua attenzione.

“Abbiamo destabilizzato l’intera regione, creato il caos. E poi diamo la colpa all’ISIS per il caos che abbiamo creato”, ha detto Stone.

Secondo Stone, il ruolo destabilizzante del governo degli Stati Uniti in realtà risale a ben oltre l’ISIS. La sua nuova serie individua momenti di intrusione americana nella regione nel lontano 1930 e lo segue fino al colpo di stato iraniano appoggiato dalla CIA nel 1953, il supporto per i militanti in Afghanistan in funzione anti-Unione Sovietica nel 1980, l’invasione dell’Iraq di George HW Bush del 1990, e gli sforzi attuali in Iran, Siria e altri paesi.

L’ultimo episodio della serie “The Untold History of the United States” si intitola “Bush e Obama: Age of Terror”. Vengono trattati i seguenti argomenti:

Il Progetto per un Nuovo Secolo Americano, un think tank neoconservatore che ha invocato un evento come Pearl Harbor che faccia da catalizzare per l’azione militare in Medio Oriente

La tirannia di neoconservatori che ha spinto gli Usa in guerra con l’Iraq usando un’intelligence difettosa

Il Patriot Act, che spogliato gli americani di una vasta gamma di libertà civili, mentre ha legalizzato un nuovo stato di sorveglianza

Il lavaggio del cervello nazionalista e l’allarmismo per la guerra al terrorismo

Invadere l’Afghanistan per sconfiggere alcuni degli stessi terroristi che gli Stati Uniti hanno armato e addestrato due decenni prima

Tattiche di tortura e interrogatori incostituzionali a Guantanamo

Il lavoro dei media tradizionali a favore della guerra attraverso la propaganda e la collusione delle imprese

Obama che si è svenduto a JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Citigroup, General Electric, e Big Pharma

Il piano di salvataggio finanziario da 700 miliardi di dollari pagato da lavoratori, pensionati, proprietari di case, piccoli imprenditori, e gli studenti con prestiti

L’aumento dei compensi per i CEO in mezzo al crollo della classe media

Il fallimento di Obama nell’offrire speranza, cambiamento, o la trasparenza, la persecuzione di informatori del governo. Anche se ha ripudiato l’unilateralismo di Bush, ha raddoppiato le truppe e, secondo Stone, “manca del coraggio di un John F. Kennedy ”

Gli attacchi dei droni di Obama su Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen, Libia e Somalia (che include una clip sulle sue parole alle truppe: “A differenza dei vecchi imperi, non facciamo questi sacrifici per territori o per le risorse … .Noi lo facciamo perché è giusto. ”

Stone dice che la sua serie di documentari è un approccio alternativo alla storia americana, e spera di combattere il “crimine educativo” di esporre gli scolari di oggi alla propaganda dei libri di testo e programmi televisivi.

Su questa nota, Stone non usa mezzi termini:

“Non siamo in pericolo.

Noi siamo la minaccia.”

DA italian.irib.ir