L’arte di persuadere con la parola


By Alfredo

Isabel Allende: “per le donne i migliori afrodisiaci sono le parole.
Il punto G è nelle orecchie. Colui che cerca più in basso sta sprecando tempo”.
Ahhhh, come la capisco :-)))

Ecco allora lo spunto per l’argomento di oggi, anche se mi vedo ‘costretto’  a spendere ancora dei TALLERI …

APOLOGIA DI UN’ADULTERA: FU INCANTATA DALLA PAROLA

L’arte di persuadere con la parola, la retorica, nacque in Sicilia, nel V secolo
a.c., nelle aule dei tribunali.
Gorgia da Lentini, retore e filosofo famosissimo, coltivò quel genere di locuzione, detto elogiativo, che è in grado di affascinare il pubblico.
Per scagionare la donna più biasimata dell’antichità, la bellissima Elena, causa della guerra di Troia, sostenne che fu incantata dalle parole del suo amante (Paride).
A sua volta Gorgia incantò gli Ateniesi con una sua tesi eccentrica.

“L’Atene del V sec. a.c. era un centro internazionale che accoglieva a braccia aperte gli intellettuali di valore.
Gorgia vi giunse nel 427, come ambasciatore dlle città siciliane che intendevano sollevarsi contro il tiranno di Siracusa, gli Ateniesi restarono incantati dalla sua eloquenza.
Lo adottarono e lo venerarono.
Stregando gli Ateniesi, Gorgia ebbe la conferma di quello che pensava della potenza della parola.
Lo considerava uno strumento capace di influenzare la psiche alla maniera di un farmaco che agisce sul corpo e di attuare un incantesimo che scatena emozioni.
Ma ad Atene non tutti vedevano di buon occhio questo mago della parola:
Platone, proprio nel dialogo dedicato a lui (Gorgia ndr) chiamava i retori
*incantatori di serpenti*.
Gorgia decise un giorno di smentire i detrattori della sofistica con una memorabile prova di bravura.
Elaborò un discorso tra il serio e il faceto, il celebre ‘Encomio ad Elena’.

E’ faceto perché è riconducibile all’usanza degli antichi di cimentarsi in quelle esercitazioni retoriche, dette ‘scherzi’ (in greco pàignia), con le quali esibivano la propria abilità.
Quale miglior ‘scherzo’, dunque, di quello di elogiare ciò che è considerato spregevole e condannabile?
Un retore arrivò a elogiare la mosca, Gorgia optò per un’adultera. L’encomio del sofista siciliano è però anche serio perché esemplifica un teoria importante, quella per cui l’arte della parola sarebbe un ‘dolce inganno’ “.

Tralascio tutta la parte riguardante il processo a Elena, e gli argomenti
– a difesa – addotti da Gorgia, per una mera questione di spazio… e riprendo
da qui:

“Ma il pezzo forte del discorso di Gorgia, fa leva sulla terza causa (essa fu persuasa con la parola, non fu colpevole, ma sventurata… ndr).
Essa coincide con la stessa dottrina della retorica che professava.
Mentre gli altri retori erano convinti che la persuasione avvenisse sempre attraverso il ragionamento, Gorgia sostiene che la forza del convincimento risieda anzitutto nella potenza delle parole con cui il ragionamento viene presentato.
Le stesse ragioni, a seconda delle parole, riultano inefficaci o
trascinatrici.
Un invito alla supeficialità?
Significa forse che anche ragioni futili possono diventare decisive se presentate con parole a effetto?
Non è così, e per capirlo basta collegare il terzo argomento col quarto (l’eterna forza dell’amore ndr).
Cioè la parola è uno strumento potente

perché consegna chi l’ascolta disarmato nelle mani del dio dell’amore, Eros.
E’ la prima volta nella storia che il linguaggio viene inteso non come un semplice tramite di concetti, ma come una forza che permette al concetto di agire sulla psiche.
Gorgia ha dato a questo effetto il nome di ‘incantesimo’ (goèteia), mutuato dalle credenze magiche dei pitagorici e dai vaticini degli oracoli.
Egli resterà sempre il capostipite di tutte le teorie che vedono nella parola qualcosa di più che non un vocabolo.
Ancora nel mondo immaginifico del Romanticismo, questo incantesimo verrà descritto come la voce del profondo o come il richiamo dell’invisibile.
La dottrina di Gorgia era particolarmente avversata da Platone.
Per lui chi la seguiva perdeva il bene supremo della verità.
Ma Gorgia si difese con passione: la retorica non è affatto una vuota esercitazione, ma un’autentica filosofia che soppianta il criterio del vero – che funziona poco e male – con quello assai più valido del verosimile, cioè del persuasivo.

Sbaglia chi considera il verosimile un nemico del vero.
Una verità ha tutto da guadagnare e nulla da perdere se riesce anche ad essere persuasiva.
E se il verosimile fosse falso?
A questo risponderà Aristotele nella Poetica.
Per lui a teatro è sempre preferibile quel che è credibile a ciò che è vero senza essere convincente.
Se così non fosse, sarebbero vani tutti gli artifici scenici, i finti combattimenti, le finte morti.
Gorgia anticipò questo pensiero sostenendo che a teatro è migliore lo spettatore che si lascia ingannare che non colui che non accetti la finzione. *Ma quella spada non farebbe male a nessuno, quel sangue è acqua tinta di rosso porpora!*
E nella vita reale ? “.

Ora, stabilita l’origine della ‘retorica’ che era un’arte, seppur oratoria, e confontatola con quella di oggi, espressa da mezze figure, ma preparata
loro da ‘spin doctors’ che le regole costitutive le conoscono, ma – come sempre – le imbastardiscono e le manipolano, come facciamo noi a destreggiarci tra fiumi di parole che intasano le nostre menti ?

Ve l’ho scritto … “le parole sono tutte vere e tutte false…. ” ricordate ?
Se no, rileggete :-)))
Siamo, o dovremmo, essere sempre noi – singolarmente – a discernere.
Ma come, se molti, troppi, non hanno un minimo di base culturale e sono afflitti da un analfabetismo emotivo, di cui sono i principali responsabili con la loro ignavia e la loro ‘ignoranza’, nel senso che ignorano?
Quindi non meravigliamoci se i dibattiti pubblici odierni sono condotti da personaggi senza spessore, quasi ridicoli nei loro goffi tentativi di intortare un popolo bue, però ci riescono, è questo il dramma, esattamente come Vanna Marchi riusciva a vendere il sale grosso, spacciandolo come una polvere miracolosa.

Chi era il responsabile primo? Vanna Marchi, la retore?
Neeee, siamo fuori strada… :-)))
E lo stesso dicasi per le signore o signorine che si fanno affascinare dai marpioni a caccia di conquiste facili…
Le Signore, con la S maiuscola, hanno bisogno di ascoltare tutt’altre parole che non gli ‘stereotipi lessicali’ degli scalcinati gigolò de noantri…

Pensateci !

Augh ! Ho detto…

By Alfredo