Prospettive diverse


L’alunno mostra al maestro una poesia che recita così:
“Una farfalla: le strappo le ali e guarda, un peperoncino”!
La risposta del maestro non si fece attendere:
“No, no; non è così, permettimi che corregga la tua poesia:
“Un peperoncino: gli metto le ali e guarda, una farfalla”!


La lezione è chiara: l’atto poetico deve sempre essere positivo,
cercare la costruzione, non la distruzione.
Alejandro Jodorowsky

Frou Frou


By Alfredo

Avendo ancora TALLERI a disposizione, oggi ne spendo un altro, introducendovi al pensiero di un filosofo Ungherese: Giorgy Luckàcs, autore, tra le altre, di un’imponente opera, ESTETICA.

Pensieri originali e la capacità di trasmettere “l’essenza” delle cose.
Un solo “limite”.
Essendo fortemente impegnato, come intellettuale organico, nel movimento marxista, molte volte e purtroppo, in lui, l’ideologia ha condizionato il suo pensiero. Dommage !
Non è successo, comunque, in questo caso:

IL SALTO DI FROU FROU E L’EVOCAZIONE NELL’ARTE

“Frou-Frou non è una balleria del cancan, ma un cavallo eccezionale uscito dalla penna di Tolstoj.
Luckàcs rievoca la sua vittoriosa corsa nel romanzo Anna Karenina.

Il cavallo è un re degli ostacoli, un talento naturale che non richiede particolari incitamenti davanti a essi.
E’ ciò che l’allenatore raccomanda al protaginista Vronskj: lasciate che faccia tutto lui.
Si parte, Vronskj decide di superare all’interno un concorrente che lo precede, ma quello lo chiude.
Decide allora di superarlo all’esterno, ma si accorge che
Frou-Frou si è già mosso in quella direzione spontaneamente.
Non si è mai visto un cavallo leggere nel pensiero del suo fantino (quasi mai, e io ne so qualcosa… eheheh ndr).
[…]
Come mai un pensatore ungherese si interessa a un cavallo russo?
Luckàcs ammette di non intendersi di cavalli.
Perché dunque ha avvertito la necessità di chiamare in causa le prodezze di Frou-Frou?
Il motivo è che secondo lui fatti come questo non possono trovare spiegazione nella semplice teoria dei riflessi condizionati di Pavlov.

Com’è noto, questo biologo russo ha scoperto che, se un cane viene abituato a ricevere della carne in uno stesso luogo alla stessa ora, dopo che il padrone ha suonato un campanello, basterà che in quel luogo e a quell’ora gli si suoni un campanello perché le sue ghiandole comincino a secernere saliva.
Pavlov ha chiamato questo fenomeno *riflesso condizionato*.
Che cosa accade invece se nello stesso luogo e alla stessa ora il cane non sente più nessun campanello?
Pavlov non s’è posto il problema. Ma la risposta dipende dal temperamento del cane. Se possiede una fantasia sviluppata, balzerà su due zampe è cercherà dui suonare lui stesso il campanello.
E’ il caso del cavallo Frou-Frou.
E’ stato addestrato a saltare a comando del padrone, e questo è un suo riflesso condizionato.
Ma inespattatamente si trova davanti un cavallo caduto a terra col suo fantino, Frou-Frou, dotato di un talento che Luckàcs chiama *fantasia motoria* modifica all’istante il salto inclinandosi in modo da non urtare il cavallo caduto, per non cadere egli stesso.
Questa acrobazia, dice Luckàcs, è una situazione nuova, inaspettata, imprevedibile, alla quale il cavallo non poteva essere addestrato.
[…]
Con l’introduzione del concetto di fantasia motoria, si può comprendere a cosa miri il filosofo ungherese.
La sua parentesi etologica serve a delineare quella che egli chiama, con gergo filosifico, teoria dei *sistemi di segnalazione*.
E’ una distinzione di importanza essenziale.
Poniamo che nella tragedia di Eschilo fosse mostrata la scena cruenta in cui Oreste uccide la madre Clitennestra, il pubblico recepirebbe un segnale immediato e potrebbe inorridire e disgustarsi.
Invece Oreste compare sulla scena dopo il matricidio, con le mani grondanti di sangue, questa immagine non colpisce per quel che mostra direttamente, ma per l’omicidio che evoca.
L’evocazione commuove il pubblico ben più di un’immagine diretta, e anche di più di un discorso ragionato.
Il suo segreto consiste nel creare un’atmosfera che avvince lo spettatore. Luckàcs chiama *aura* questa atmosfera.

L’aura è un fenomeno psichico indistinto e privo di contorni delineati, ma in compenso carico di un’intensità emotiva che le parole e i concetti non riescono a trasmettere (analfabetismo emotivo, ricordate? ndr), imparentato con l’evocazione di sentimenti e impressioni del passato.
E’ questa la forza dell’arte (nella migliore delle ipotesi ndr), che la rende più avvincente di qualsiasi rappresentazione fotografica e di qualsiasi descrizione concettuale.
[…]

Qui troviamo la teoria più famosa del pensiero di Luckàcs, quella dell’arte come rispecchiamento della realtà.
Perché mai è preferibile vedere la realtà attraverso uno specchio anzichè guardarla direttamente?
E perché l’arte sceglie questo approccio indiretto alla realtà ? Ce lo può spiegare l’antico mito della terribile Medusa coi capelli di serpenti: chiunque la guardasse, restava pietrificato. Ma Teseo riuscì a decapitarla guardandola attraverso uno specchio.
Ce lo spiega anche la vaga opacità degli specchi medievali, che deformavano gli oggetti riflessi.
Perciò l’espressione *come in uno specchio* indicava più un approccio emotivo che reale al mondo esterno.

Oggi non c’è più pericolo di restare pietrificati guardando la realtà, ma Luckàcs addita un altro rischio.
Guardando la realtà con gli occhi freddi dello scienziato, possiamo disumanizzarla.
Invece il rispecchiamento artistico, proprio perché non è fotografico, ma filtrato da un’atmosfera evocativa, può contrastare la disumanizzazione del mondo operata dalla scienza.
Un medico osserva con occhio scientifico i sintomi del malato, invece un parente vede rispecchiata nel suo volto la sofferenza che prova.
Se l’arte vuole commuoverci con la sofferenza del mondo, deve guardarlo in maniera non disumana, e per questo il rispecchiamento evocativo è uno strumento essenziale.
E’ un fenomeno paragonabile a quella che per Heidegger, in un contesto più metafisico, è l’uscita della realtà dal suo nascondimento, operata dalla forza dell’opera d’arte.
[…]
Oggi, dopo il crollo del marxismo, ha ancora senso rileggere le estetiche di Luckàcs?
Crediamo di sì, perché esse, anche se sorte nell’ambito del marxismo, non si esauriscono nella sua retorica.
Al contrario il gusto estetico di Luckàcs è sostanzialmente aristocratico (nel senso greco di hàristoi ndr).
Così come aristocratico è l’esempio del cavallo di razza Frou-Frou e delle sue acrobazie (cioè il migliore ndr)”.

Orbene, se mi avete seguito fin qui (ho cercato di ridurre all’osso eh), potreste domandarvi: beh e cosa me ne faccio di questo testo?
Rispondo:
se siete stati lettori “attenti” non dovrebbero sfuggirvi i collegamenti con i precedenti scritti e i loro temi. A voi cercare il filo conduttore.
Poi mi piacerebbe che intuiate che questi pensieri “alti”, ben conosciuti da chi si occupa di comunicazione (a qualsiasi livello e espressione), sono normalmente manipolati al servizio di un sistema che diseduca, per poter poi gestire meglio le persone.
E si ritorna ai *riflessi condizionati* di Pavlov.
Fantasia motoria (che poi è il moto della mente)?
Z E R O, virgola zero !!!
E chi, viceversa, mantiene un motu proprio?
Emarginato, condannato a vivere nel “girone” dei rompicoglioni…
Quindi ???

By Alfredo