LA PELLICCIA DI UN INTELLETTUALE VIENNESE


By Alfredo

Ho pensato quindi, sempre spendendo i TALLERI DI KANT, di introdurvi un pensatore “contro” per antonomasia

LA PELLICCIA DI UN INTELLETTUALE VIENNESE

Karl Kraus (1874-1936) è stato l’Erasmo del Novecento.
Come Erasmo non fu un filosofo di professione, ma la sua figura è indispensabile per capire parecchi filosofi.
Senza Erasmo non si capirebbe Lutero, e senza Kraus non si capirebbe Adorno.
La filosofia accademica ha bisogno dell’apporto di intellettuali che operino ai suoi margini. Così come la musica classica ha bisogno di essere alimentata dai temi di quella popolare, Kraus è stato maestro nel dare la dignità di simboli filosofici a episodi, anche ignobili, della quotidianità.

“Il giovane Karl Kraus, anche se da anni esercitava attività letteraria, era ignorato dal pubblico. Ciò in parte lo rattristava, ma la sua delusione esplose quando si accorse che per i viennesi la sua pelliccia di castoro era più imprtante del suo intelletto. Quando gli venne rubata, insapettatamente raggiunse la notorietà. Di colpo si trovò al centro dell’attenzione, segnato a dito da tutta Vienna:
*Eccolo là, non lo conosci?* *Ma sì, è quello della pelliccia*.
[…]
Le vicende della cultura contemporanea sono, per Kraus, non meno capricciose: dai critici ci si spetterebbe una valutazione profonda delle opere esaminate, invece il loro giudizio si ferma all’esteriorità.
Dalla stampa ci si aspetterebbe un’informazione attendibile, dai medici una diagnosi onesta.

E’ una pia illusione, e Kraus si propose di smascherarne l’ipocrisia.
Ancora nella prima metà del Novecento, scrivere sui giornali era giudicato indecoroso da parte degli accademici, quindi anche dai filosofi.
Il contrario che ai nostri giorni, in cui un filosofo ha più possibilità di uscire dall’anonimato grazie ai quotidiani che non alle librerie.
Questo però è un peccato veniale rispetto a quello dei giornalisti di professione che si camuffano da professori, scrivendo magari un libro su Nietzsche.

Nella casta Vienna di fine 800, questa pestilenza cominciava a diffondersi.
Da graffiante polemista, egli volle essere una voce fuori dal coro in due sensi: perché fu il pubblicista per eccellenza della sua epoca, e tuttavia fu uno spietato fustigatore dell’insipienza giornalistica.

Eccola marchiata a fuoco:
*Non avere un pensiero e saperlo esprimere è questo che fa di uno un giornalista* (cfr Detti e contraddetti).
E’ convinto che i giornalisti traffichino con le idee alla maniera in cui le fattucchiere manipolano i problemi dell’esistenza: *I giornali hanno con la vita all’incirca lo stesso rapporto che hanno le cartomanti con la metafisica* (Ibid)

Kraus si propone invece di essere un giornalista che non imbroglia. diversamente dalla maggior parte della categoria.
Per lui il giornalista di routine è talmente spudorato da essere convinto di poter insegnare anche a un batteriologo, a un astronomo e magari a un parroco.

*E se gli capitasse fra i piedi uno studioso di matematiche superiori, lui gli proverebbe di essere a casa sua anche nelle matematiche superiori alle matematiche superiori* (Ibid.).
Come dicevano i latini – doctus de omnibus rebus et quibusdam aliis – (esperto in tutte le cose e in qualcun’altra in più).

A prima vista questo intellettuale invelenito non è simpatico. La sua feroce critica della propria categoria lo spinge a essere scettico e impietoso anche contro gli altri protagonisti del suo tempo.
Fra costoro i politici sono i più esposti, soprattutto quelli che si illudono di giovare all’umanità.
[…]
Tuttavia questo terribile viennese non era un cinico che odiava tutto il genere umano, ma si accaniva soltanto con chi presumeva di giovare a esso: *Spirito umanitario, cultura e libertà sono beni preziosi che sono stati pagati col sangue, mentre l’intelligenza e la dignità sono stati pagati a un prezzo non sufficientemente alto* (Ibid.).

Cioè, nella gerarchia mentale di Kraus, l’intelligenza sta più in alto che non gli idoli della politica, quali lo spirito umanitario e la libertà.
Ecco una sorprendente critica di due sacri idoli della politica, la democrazia e il lavoro: *La democrazia divide gli uomini in lavoratori e fannulloni. Non è attrezzata per quelli che non hanno tempo per lavorare* (Ibid.) Per non stupirsi di questa affermazione, occorre notare che per Kraus c’è un concetto propagandistico di lavoro. che spesso lo assimila al lavoro manuale, e un concetto più sostanziale, per cui lavoratore è chi si dedica a qualcosa di effettivamente importante.
A Kraus toccò di vivere nel momento di gloria della psicanalisi.

Era quindi inevitabile che proprio contro di essa si rivolgessero i suoi strali più pungenti. Kraus la trafigge al cuore con un paradosso: *La psicanalisi è quella malattia mentale di cui ritiene di essere la terapia* (Ibid.) Ma la sua satira si estende presto alla categoria ristretta degli psicanalisti a quella più ampia degli psichiatri: *I pazzi vengono definitivamente riconosciuti dagli psichiatri per il fatto che, dopo l’internamento, mostrano un comportamento agitato* (Ibid.)
Chi vuol capire l’importanza, talora la genialità di Kraus, deve guardarsi dal considerarlo soltanto un brillante ed estroso inventore di aforismi e battute, anche se le sue boutade sono tra le più spiritose del secolo.

Il vero peso culturale della sua produzione consiste nell’aver fotografato alcune peculiarità della società moderna, l’azione fuorviante dei mezzi di comunicazione giornalistici, la creazione tendenziosa delle utopie politiche.
Oggi un Kraus, all’interno del consiglio di amministrazione della RAI, farebbe piazza pulita dei suoi divi, e come corsivista politico sarebbe ancora di grande attualità”.

Permettetemi alcune considerazioni – al volo – : intanto non occorre avere il “distintivo” per filosofare. Kraus ne è la prova, come non è necessario il distintivo per essere “Dada”. E’ sufficiente tenere sempre attiva la propria mente e non avere paura di dire quello che effettivamente si pensa (si chiama anche onestà intellettuale).

Potreste chiedervi: sì, ma come si fà a riconoscere la “fonte” giusta ?
Con lo stesso metodo !
Dite quello che pensate e se controbattono valutate il “valore” delle risposte, senza pre-concetti e/o pre-giudizi.
State certi che, se voi manterrete la vostra “onestà”, molto facilmente sarà l’altro che alla lunga si tradirà…

E, se incontrerete un Kraus, cercate di non perderlo…questi sono tesori inestimabili, i carburanti per arrivare alle vostre consapevolezze.
E’ una vecchia storia, sapete… sterminate distese di trifogli, qualche quadrifoglio… parecchi rompicoglioni ed anche parecchi pavoni, tutti con la coda spennacchiata eheheheh

Se qualcuno si incuriosirà, approfondisca, si divertirà ! :-)))

By Alfredo

la strada giusta …


“Avete la sensazione profonda di aver trovato la strada giusta?
Allora, seguitela senza chiedere l’opinione di nessuno. Se volete assolutamente porre delle domande, ponetele alla vostra anima, al vostro spirito, al vostro Dio interiore. Obietterete che non avete mai ricevuto la minima risposta da loro: ebbene, vi sbagliate.
Ogni volta che interrogate il principio divino che è in voi, ricevete una risposta. Se non la sentite, significa che i muri della vostra coscienza sono troppo spessi. Diminuite lo spessore di quei muri, e constaterete che ogni volta vi viene data una risposta. Quando avete bisogno di essere guidati, rivolgete la vostra domanda al Cielo: fatelo sinceramente, intensamente. Una volta espressa la domanda, non pensateci più: la risposta verrà, entro un lasso di tempo più o meno lungo, tramite un animale, un oggetto, una frase letta o ascoltata, l’incontro con una persona, un sogno. Naturalmente, per riconoscerla bisogna saper essere attenti. Se ci riuscirete, sarete stupiti nel vedere il modo in cui il mondo invisibile vi dà le sue risposte.”

(Omraam Mikhaël Aïvanhov)

spot per la donazione degli organi


questo testo si trova su YouTube sotto al video quindi non è mio …
penso sia dell’autore del video che io ritengo BELLISSIMO

Claudio

Un uomo anziano vive tutto il giorno con il suo cane, a casa e fuori, sono sempre insieme. Poi una sera accade il dramma: l’uomo accusa un malore e il cane insegue l’ambulanza sino all’ospedale. Rimane fuori ad aspettare, ma non sa che il suo amico di sempre non c’è più. O forse no. Perché qualche giorno dopo da quella porta esce una donna sulla sedia a rotelle. Ha ricevuto il fegato di quell’uomo e il cane sembra capirlo. Qualcosa del suo amico, qualcosa di davvero importante, continua a vivere in un’altra persona.