la PAROLA


By Alfredo

quello che capisci tu

dopo avervi “intrattenuto” con i più disparati argomenti, con il tema di oggi, cerco di ritornare alla radice del tutto. La PAROLA, e nel momento che ho iniziato questo post con l’inglese, mi ha folgorato un pensiero:

come la parola, word in inglese, possa trasformarsi con la semplice aggiunta di una
consonante in altri significati Sword (spada) e worLd (mondo). La battuta viene da sé: ferisce più la penna (che scrive parole) della spada  🙂

La parola dunque è il mezzo per comunicare: cosa ?
A me verrebbe da dire il pensiero, ma siamo certi che oggi venga usata per questo ?
Discutendo sull’argomento con un’amica, mi venne da dire che, mentre con le parole si può giocare, assemblandole come in un gigantesco copia-incolla, non lo stesso si può fare con il pensiero.
Sta a dire che, se dietro alle parole non c’è il pensiero, sono parole “vuote” senza significato e significanza.

Le scienze (o discipline) che si occupano della parola, sono, sostanzialmente, queste:

SEMIOTICA: che studia i segni e il modo in cui questi abbiano un senso
(anche semiologia che si occupa del linguaggio verbale).

SEMANTICA (lessicale): lo studio di come e cosa denotano le parole di una lingua. Le parole possono denotare cose nel mondo o concetti.
La semantica è una scienza in stretto rapporto con altre discipline: semiologia, logica, psicologia, teoria della comunicazione, stilistica, filosofia del linguaggio, antropologia linguistica, antropologia simbolica.
(cfr, Wikipedia)

Fatte queste premesse, riprendo un libro edito nel 1993 da cinque editori europei: LA RICERCA DELLA LINGUA PERFETTA – Umberto Eco -.
Trattasi di un libro di non facilissima lettura, ma molto intrigante, dove l’Umbertone faceva ancora l’intellettuale e lo studioso e non “sbracava” al servizio dei soliti noti, urlando “tengo famiglia!!!”.
Da tale libro, estraggo e vi trascrivo un capitoletto riguardante gli studi di Gottfried W: von Leibniz, matematico, scienziato, filosofo ed altre cose ancora, che ci introduce in un concetto che io condivido e che vi prego di leggere con attenzione: IL PENSIERO CIECO.

“Ogni ragionamento umano si compie per mezzo di certi segni o caratteri.
Non soltanto le cose stesse, infatti, ma anche le idee delle cose non sempre possono, né devono, essere distintamente osservate, e pertanto in luogo di esse, per ragioni di brevità, si impiegano dei segni.
Se, infatti, il geometra, ogni qualvolta nomina l’iperbole o la spirale o la quadratrice nel corso della dimostrazione, fosse costretto a prefigurarsi esattamente le loro definizioni o generazioni e poi di nuovo le definizioni dei termini che entrano nelle prime, giungerebbe tardissimo alle sue scoperte […].
Di qui è risultato che sono stati assegnati nomi ai contratti, alle figure e alle varie specie di cose, segni ai numeri dell’aritmetica e alle grandezze dell’algebra […].
Nel novero dei segni, dunque, includo le parole le lettere, le figure chimiche, astronomiche, cinesi, geroglifiche, le note musicali, i segni steganografici, aritmetici, algebrici e tutti gli altri dei quali ci serviamo in luogo delle cose nei nostri ragionamenti […].

Le lingue ordinarie, sebbene servano al ragionamento, tuttavia sono soggette ad innumerevoli equivoci, né possono essere impiegate per il calcolo, in maniera cioè che si possano scoprire gli errori di ragionamento risalendo alla formazione e alla costruzione delle parole, come si si trattasse di soleicismi o barbarismi.
Questo mirabilissimo vantaggio sinora danno soltanto i segni impiegati dagli aritmetici e dagli algebristi, nei quali ogni ragionamento consiste nell’uso dei caratteri, e ogni errore mentale è lo stesso che un errore di calcolo.
Meditando profondamente su questo argomento mi apparve subito chiaro che tutti i pensieri umani potevano risolversi del tutto in pochi pensieri da considerarsi come primitivi.
Se poi si assegnano a questi ultimi dei caratteri, di qui si possono formare i caratteri delle nozioni derivate, da cui sia sempre possibile trarre i loro requisiti e le nozioni primitive che vi entrano, per dirla con una parola, le definizioni e i valori, e perciò anche le loro modificazioni derivabili dalle definizioni.
Una volta fatto questo, chi si servisse dei caratteri così descritti nel ragionare e nello scrivere, o non commetterebbe mai errori, oppure li riconoscerebbe sempre da sé, siano suoi o degli altri, mediante esami facilissimi”.

Era il XVII secolo e il modo di scrivere e di esprimersi era minuzioso, adatto peraltro a una ristretta cerchia di persone “acculturate”.
Umberto Eco allora condensa il pensiero di Leibniz così:

“Quando una persona dice un milione non immagina mentalmente tutte le unità di quel numero. E tuttavia i calcoli che sa fare in base a quella cifra possono e debbono essere esatti.

Il pensiero cieco manipola segni senza essere obbligato a evocare le idee corrispondenti.
Per questo non ci impone, per aumentare la portata della nostra mente, così come il telescopio aumenta quella della nostra vista, una eccessiva fatica.
Pertanto, una volta fatto ciò, quando sorgeranno dell controversie, non ci sarà maggior bisogno di discussioni tra due filosofi di quanto ce ne sia tra due calcolatori.
Sarà sufficiente infatti che essi prendano la penna in mano, si siedano a un tavolino, e si dicano reciprocamente: calcoliamo”.

Che è poi il “calculemus” di Leibniz, quindi tutto torna  🙂

Vorrei concludere questo “lungo” post, con una similitudine. Si afferma che la musica sia una forma superiore di comunicazione, ed io sono d’accordo.

Anche nella musica si utilizzano segni: il pentagramma, le note. le crome e le biscrome etc.
Ma attenzione, anche nella musica si possono ottenere risultati estremamente differenti, dalle cacofonie, alle sinfonie, dalla monotona monofonia, alla polifonia.
Sta al nostro orecchio, alla nostra sensibilità, riconoscere le differenze; esattamente come nella comunicazione sia verbale che scritta.

Quindi la domanda sorge spontanea: come può succedere che la gggente si faccia ancora “abbindolare” da retori e sofisti, peraltro anche scalcinati ??
Fatta la domanda, temo di avere anche la risposta, ma questo è un altro discorso….

By Alfredo

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