battesimo


 

 

 

di Eduardo Galeano  (Uruguay)

poesia di Galeano

Il figlio di Pilar e Daniel Wainberg fu battezzato sul lungomare. E durante il battesimo gli mostrarono cosa è sacro:
Ricevette in dono una conchiglia… “Affinché impari ad amare l’acqua”;
Aprirono la gabbia di un uccello prigioniero… “Affinché impari ad amare l’aria”;
Gli diedero un fiore di geranio… “Affinché impari ad amare la terra”;
E gli diedero anche una bottiglietta chiusa… “Che non l’apra mai, mai! Affinché impari ad amare il mistero”.


El hijo de Pilar y Daniel Wainberg fue bautizado en la costanera. Y en el bautismo le enseñaron lo sagrado:
Recibió una caracola… “Para que aprendas a amar el agua”;
Abrieron la jaula de un pájaro preso… “Para que aprendas a amar el aire”;
Le dieron una flor de malvón… “Para que aprendas a amar la tierra”;
Y también le dieron una botellita cerrada… “No la abras nunca, nunca, para que aprendas a amar el misterio”.

Foto: Édouard Boubat

l’anello e la stima


dal Web:

L’anello e la stima

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Un giorno, non importa quando, non importa dove, un discepolo andò dal suo Maestro con un problema: “Mi sento una nullità, non ho la forza di reagire. Dicono che sono un buono a nulla, che non faccio niente bene, che sono un idiota. Come posso migliorare? Che posso fare perché mi stimino di più?”
Il Maestro senza guardarlo rispose: “Mi spiace, ma ora non posso aiutarti. Devo prima risolvere un problema mio. Poi, forse.”
E facendo una pausa aggiunse: “Se mi aiuti, posso risolvere il mio problema più rapidamente e poi forse posso aiutarti a risolvere il tuo…”
“Certo, Maestro!”.. Rispose il discepolo, ma ancora una volta si sentì mortificato.
Il Maestro si tolse un anello dal mignolo e lo diede al discepolo: “Monta a cavallo e va al mercato. Devi vendere questo anello perché devo pagare un debito. Occorre ricavarne il più possibile. Ma non accettare meno di una moneta d’oro. Va e torna con la moneta al più presto!”
Il discepolo prese l’anello e partì.
Appena giunto al mercato cominciò ad offrire l’anello ai mercanti. Essi guardavano con qualche interesse, finché il giovane non diceva quanto chiedeva per l’anello. Quando il giovane menzionava una moneta d’oro, alcuni ridevano, altri se ne andavano senza nemmeno guardarlo, e solo un vecchietto fu abbastanza gentile da spiegare che una moneta d’oro era troppo per quell’anello.
Tentando di venire incontro al giovane, arrivarono ad offrirgli una moneta d’argento e una coppa di rame, ma il giovane seguiva le istruzioni di non accettare meno di una moneta d’oro e rifiutava ogni offerta.
Dopo aver offerto il gioiello a tutti quelli che passavano per il mercato, abbattuto dal fallimento salì a cavallo e tornò. Rimpiangeva di non avere una moneta d’oro per poter comprare egli stesso l’anello, liberando così dalle preoccupazioni il suo Maestro per poter così ricevere i suoi consigli.
Entrò in casa e disse: “Maestro, mi spiace tanto, ma è impossibile ottenere quello che mi hai chiesto. Forse potrei ottenere due o tre monete d’argento, ma non si dovrebbe ingannare nessuno sul valore dell’anello.”
“E’ importante quello che dici”.. Rispose sorridendo. “Dobbiamo prima saper il valore esatto dell’anello. Torna a cavallo e vai dal gioielliere. Chiedigli a quanto si può vendere l’anello. Ma non importa quanto lo valuterà, non venderlo. Riportalo qui.”
Il giovane andò dal gioielliere e gli chiese di valutare l’anello.
Il gioielliere esaminò l’anello con una lente, lo pesò e disse: “Dì al tuo Maestro che se vuole venderlo subito non posso dargli più di 58 monete d’oro.”
“58 MONETE D’ORO!”.. Esclamò il giovane.
“Sì, rispose il gioielliere, in un altro momento potrei arrivare ad offrire anche settanta monete, ma se ha urgenza di vendere…”
Il giovane corse emozionato a casa del Maestro per raccontare quel che era successo.
“Siediti”.. disse il Saggio.
E dopo aver ascoltato tutto il racconto, parlò con calma:
“Tu sei come questo anello, un gioiello prezioso e unico. Può essere valutato solo da un esperto. Pensavi forse che persone qualsiasi potrebbero scoprire il suo vero valore?”
Così dicendo, si rimise l’anello al dito.
Tutti noi siamo come quel gioiello. Preziosi e unici, andiamo per tutti i mercati della vita pretendendo che persone inesperte ci valutino. Solo Uno Specialista, Dio, il Grande Gioielliere, conosce il tuo vero valore. Perciò, non accettare mai che la vita smentisca questo.

Gli altri danno la loro valutazione su quella che è la nostra vita, i nostri comportamenti, le nostre scelte, le nostre azioni, il nostro modo d’essere.
E noi viviamo la vita oscillando tra gioia e tristezza a seconda della valutazione che gli altri ci danno, quindi viviamo la vita che gli altri ci costruiscono.
Da oggi cambia, vivi la tua vita e non permettere agli altri di gestire le tue emozioni.
La vita è TUA ed il giusto valore lo conosce solo la tua Anima … nessun altro!

«Nessuno può farti sentire infelice se non glielo consenti.»-T. Roosevelt

Il Mito della Caverna – (II°)


By Alfredo

“Per definire la condizione umana, Platone non trovava niente di meglio che paragonare gli uomini a prigionieri incatenati in fondo a una caverna. Troviamo questa allegoria all’inizio del libro settimo della *Repubblica*.

Triste sorte, di cui le vittime non sono tuttavia coscienti, poiché vivono nell’illusione, avendo come unico punto di riferimento le ombre che percepiscono in fondo all’antro.
Tanto vale dire che gli uomini vivi non sono affatto superiori ai morti, almeno nella concezione che aveva la maggior parte dei Greci.
Secondo Platone, subordinando la propria esistenza alla soddisfazione degli appetiti, l’essere umano non può uscire dal regno delle ombre e, lungi dall’emanciparsene, la vita in comunità ve lo rinchiude sempre più.

Per liberarsene, esiste una sola scappatoia: uscire dalla caverna, cosa che implica il voltare le spalle alla folla.
[…]

La metafora della caverna costituisce da questo punto di vista un’arma simbolica di straordinaria portata. Aristofane aveva posto Socrate tra cielo e terra, in un cesto da cui si rivolgeva alle nuvole. Ciò autorizzava il pubblico ateniese a concedersi un piacevole attimo di rilassamento, cose che, all’epoca in cui l’opera fu lanciata, cioè nel pieno della guerra del Peloponneso, era un piacere da non sottovalutare.
Ma il fondamento di quelle risate era la convinzione degli spettatori di avere i piedi per terra, di essere perciò di gran lunga superiori a quel presunto pensatore.
Il meccanismo dell’ilarità, di conseguenza, rafforzava le ragioni del pubblico che credeva in un mondo reale costituito da cose tangibili e palpabili, superiore a un mondo irreale che era quello delle idee, degli argomenti e dei ragionamenti.

Da qui la rivincita di Platone.
Cacciando gli uomini sotto terra, la Repubblica prendeva i comici nella loro stessa trappola.
Non potendo porgere l’orecchio agli intenti di Socrate, il pubblico non poteva osservare qual era la giusta gerarchia dei mondi.
Poiché era prigioniero dei sensi.

Gli uomini, per la maggior parte, non si rendono conto di vivere nel regno delle ombre per il solo fatto di essere subordinati alle necessità del corpo.
E ciò che è maggiormente ve li affonda è il fatto che non conoscono le leggi della storia.
Il popolo crede di poter soddisfare i propri appetiti disponendo del potere di governarsi da solo.
Non capisce che si trova in una situazione che compromette l’obiettivo prefissato.
Si crede libero, mentre è più che mai prigioniero di una fatalità che lo opprime.
In alcune persone la sete di ricchezza è tale che nulla può fermare la loro cupidigia, quando a regnare è la *libertà*.
Per la grande massa, le catene della necessità diventano perciò più strette che mai. senza che per questo venga fatta luce: manipolati in un primo tempo da coloro che si arricchiscono a loro scapito, lo saranno in seguito da coloro che promettono di dividere tutto.

E quando queste promesse non valgono più, è ancora possibile distrarli.
Da cui i burattinai, fra cui gli autori di commedie.
Per quanto sia difficile ammetterlo, la condizione umana è tale che la maggior parte degli uomini non uscirà mai da questa caverna.
Da questo punto di vista, la loro sorte non è più invidiabile di quella dei morti. O almeno della maggior parte di essi. Poiché in realtà, anche qui vi è un malinteso. Generalmente immaginiamo che la vita provenga dalla terra. Ma è un punto di vista da coltivatori. Questa convinzione poggia su una pratica contadina millenaria.
Eppure esiste un’altra pratica, un altro modo di vivere che indica che la vita proviene dal cielo. E’ la pratica dei guerrieri, il modo di vivere dei predatori, dagli uomini che piombano dall’alto del loro covo o dal loro carro sul nemico o sulla preda. Questi abitano sempre al di sopra del suolo calcato dai comuni mortali. Sono i conquistatori, i nobili, gli aristocratici (àristoi ndr).

Hanno della morte una prospettiva opposta.
Quando muoiono il loro corpo cade a terra, le loro anime non cadono con loro:
non li seguuono, si innalzano. Si innalzano il più possibile, ben al di là delle umide nuvole. Venute dal cielo, esse vi fanno ritorno. Abbandonando la materia che hanno animato, esse non affondano nella terra, ma volano via.
Non possono sprofondare. La loro natura glielo impedisce. Già nel corpo, aspirano sempre ad elevarsi, Forse esistono anime basse, anime umide, anime glaciali, e probabilmente la maggior parte degli uomini è dotata di queste.
Allora, forse, queste anime, più materia che spirito, più desiderio che volontà, più cupidigia che audacia, più scaltrezza che coraggio, sprofondano nelle falde d’acqua sotterranee dove le attende una triste sorte.

Ma le altre, le anime d’élite, come dubitare che si elevino?
Per questo i loro *discendenti* non devono credere che il regno delle ombre sia loro destinato.
Quando si spegne un uomo di questa razza, la sua anima non scende nell’Ade, ma inserisce nel firmamento, nella polvere delle stelle che l’hanno preceduta”.

– Marc Sautet –

Ora, fatevi voi quattro conti, io ve l’ho detto eheheheh 🙂

By Alfredo