Unicità


Ieri sera ho avuto una lunghissima e “olistica” conversazione telefonica con uno dei nostri.
Il tempo è passato senza che ce ne accorgessimo, tanto eravamo indaffarati a trattare i nostri argomenti,
Bellissimo !
Poi però c’è la realtà che, in questo caso, dice: avete fatto “tardi”?
Sì (almeno per me)  e così vi risveglierete tardi…
Esatto ! :-)))

Presto o tardi, comunque, non mi esimo da portare il mio contributo quotidiano che oggi riprende il testo:

AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE

di Arthur Schopenhauer, dove il filosofo, misantropo e pessimista, tratta molto dello scibile umano, con un distacco e con una lucidità fuori dal comune.
Con Schopenhauer si può anche non essere d’accordo, ma non si può non leggerlo.

Allora prolungando, idealmente, la conversazione di ieri, trascrivo alcuni pensieri che, mi auguro, suscitino in voi curiosità, circa l’originalità con cui si trattano i vari temi, e, di conseguenza, le vostre riflessioni… :-)))

“Non si deve mai prendere un altro come modello per il proprio agire, perché la situazione, le circostanze, i rapporti non sono mai i medesimi, e perché la diversità dei caratteri dà una differente impronta anche all’azione, per cui *duo cum faciunt non est idem* (se due persone fanno la stessa cosa, non sarà una cosa identica).
Ma dopo matura riflessione e scrupolosa ponderazione, si deve agire conformemente al proprio carattere.
Anche nelle cose pratiche l’originalità e indispensabile, altrimenti quello che si fa non è in armonia con quello che si è.
Non si contesti l’opinione di nessuno, ma si rifletta che, se si volesse dissuaderlo da tutte le assurdità in cui crede, si potrebbe raggiungere l’età di Matusalemme senza aver concluso l’impresa.

Inoltre ci si deve astenere, nella conversazione, da ogni rilievo che, sia pure con le migliori intenzioni, si proponga di correggere l’altro: offendere la gente è facile, migliorarla è difficile, se non impossibile.

Chi vuole che si presti fede al suo giudizio, parli freddamente, senza passionalità. Ogni emotività, infatti, scaturisce dalla volontà: quindi è a quest’ultima che sarà attribuito il giudizio, e non alla conoscenza, che per sua natura è fredda.
Dato che l’elemento essenziale dell’uomo è la volontà, mentre la conoscenza è solo una prerogativa secondaria e aggiunta, così si crederà che il giudizio sia scaturito dalla volontà eccitata, anziché l’eccitazione della volontà dal giudizio.
Anche quando se ne abbiano sacrosanti diritti non ci lasci indurre a lodare se stessi. Perché la vanità è un modo di essere così comune, il merito, invece, un’eventualità così rara che se noi, anche indirettamente, diamo l’impressione di lodarci, ognuno scommetterà cento contro uno che quello che parla in noi è una vanità priva della necessaria intelligenza per scorgere il ridicolo della cosa.

Quando si ha il sospetto che uno menta, si faccia finta di credergli: allora quello diverrà sfacciato, mentirà con più sfrontatezza, e verrà scoperto.
Se invece si nota che uno sta per lasciarsi sfuggire, in parte, una verità che vorrebbe tenere nascosta, si simuli incredulità, di modo che quello, provocato dalla contraddizione, faccia avanzare la retroguardia della verità intera”.

Tutti chiaro no? Ahahahahahah

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By Alfredo

Troppa Storia


ho lasciato in sospeso un argomento che riguardava un concetto che andrebbe inteso nel suo senso più originale, eliminando il pre-giudizio, ed anche tutto quello che ci hanno messo nella testa, questo sì, a nostra insaputa, e che abbiamo accettato come “veri”, in maniera acritica.
Certo eravamo giovani e immaturi, e per “loro” è stato facile anche se, per giustezza, molte di queste “regole di vita” ci sono state inculcate in “buona fede”, figlie, a loro volta, di condizionamenti ricevuti dalle generazioni precedenti.
Dunque il concetto è “TROPPA STORIA”.

Lou Marinoff, lo sviluppa così :

“Nietzsche ha scritto: *Un popolo felice non ha storia*. E’ una triste verità.
Ciò che rende un *popolo* tale è, almeno in parte, la sua storia, segnata dalla dura lotta per la sopravvivenza, dai trionfi ma pure da grandi tragedie, colpe e recriminazioni, e dal rimpianto per un’età dell’oro ormai troppo lontano.
L’aforisma nietzschiano vale anche per gli esseri umani: una persona felice non ha storia.
Perché?

Senza passato, vive il presente in modo pieno e totalizzante, e non conosce rimpianti, rammarichi, frustrazioni e tutto ciò che produce auto compatimento, assoluzione o tormento.
L’eccesso di storia è all’origine di tante incomprensioni e, dal punto di vista globale, tanti conflitti, specie quelli di carattere etnico: le fazioni in lotta, infatti, non riescono a liberarsi del passato e, anzi, combattendo e provocandosi di continuo, non fanno che incrementarlo.
Più vanno avanti nel conflitto più hanno storia, più hanno storia più vanno avanti nel conflitto. E’ un circolo vizioso che non finisce mai. A meno che non venga spezzato.
La soluzione taoista è semplice e a portata di mano: sbarazzati del passato e sarai felice. Ti sembra una contraddizione, specie nell’ambito della filosofia cinese? Non ti torna ilo fatto che, come abbiamo detto, i governanti illuminati onoravano i defunti invocandoli nel corso delle cerimonie rituali?
Ti chiedi come sia possibile onorare gli antenati e, al tempo stesso, dimenticare la storia?

C’è solo una risposta:

Il Blocco Grezzo (cioè, quello che veramente e genuinamente siamo, il nostro daimon ndr). Se torniamo a quella condizione potremo rendere omaggio a chi ci ha preceduto senza infilarci in un vortice di rancori, recriminazioni e rimpianti.
La psicoterapia (quella vera ndr) funziona più o meno in questo modo.
Abbiamo visto che le persone vanno in analisi perché sono infelici. Perché lo sono? Hanno troppa storia. E cosa fa (o dovrebbe fare ndr) la psicoterapia? Cerca un’interpretazione positiva di quella storia. I bambini, infatti, vengono spesso deformati dai genitori, tuttavia continuano ad amarli.
Ciò crea un conflitto terribile, che persiste fino all’età adulta.

Gli psicoterapeuti, ripercorrendone la genesi, si propongono di risolvere questo conflitto. E’ una battaglia in salita. Non c’è da stupirsi che costi tanto tempo e denaro.
I taoisti ritornano al Blocco Grezzo. Tornano a uno stato privo di forma. In questo modo non biasimano i genitori per averli deformati e li amano senza contraddizioni.
Ricorda: una persona felice non ha storia. “

Che dirvi di più, punti di vista. Però ricordatevi, anche, che la storia viene scritta dai vincitori, che ti obbligano, poi, a conformarti – acriticamente -, quindi escludendo il tuo sé dal contesto. E quando non ci stai più “dentro”, quando ti accorgi (e lo puoi fare solo con una cultura vasta e olistica), che non è come ti è stata raccontata (raccontata eh, non vissuta da te ndr) cominciano i “fantasmi”, il tuo sé va in conflitto con quella regola non scritta che recita: la realtà è così perché così deve essere e ti devi adattare, che ti piaccia o no.
Morale? Milioni di persone con problemi *psicologici* e migliaia di *professionisti* che dovrebbero aiutarli a risolvere i problemi.
Peccato che, anche i *professionisti* abbiano gli stessi problemi dei loro pazienti.
E’ forse per questo che Czeslaw Milosz, nel suo bel libro LA MENTE PRIGIONIERA, scriveva questo:

“La rivolta interiore è spesso necessaria alla salute ed è una particolare variante della felicità”.

Eh lo so, sono “impegnativo” ahahahahah

By Alfredo

L’Opposto …


Vi ho parlato della mia “passione” per la lettura, ma una domanda potrebbe sorgere spontanea… Cosa leggere ? Mi sono sempre domandato:
cosa succede se una persona “ignorante” entra in una biblioteca ?

Che libro sceglie ?
Fatta la domanda, credo di avere anche la risposta.
E’ la stessa situazione di un “astemio” che entra in un’enoteca.

Che vino sceglie?
Ma quello più semplice al gusto, che ne sò: un vino dolce, oppure il più reclamizzato, un lambrusco, una Bonarda…
L’ignorante nella biblioteca, sceglierà un romanzetto strappalacrime, oppure l’ultimo best seller di cui parlano tanto, oppure una fiaba fantastica che tanto contribuisce a rincoglionire quella massa di illetterati che spensieratamente vivono la loro esistenza, riempiendola di paccottiglia prodotta da chi, ma loro non lo sanno e non lo intuiscono, li prende per il q.lo, arricchendosi e ridendo a crepapelle di tanta dabbenaggine.
Ma queste sono le mie fantasie, nel reale un “ignorante” non entrerà mai in una biblioteca, al massimo si limita a leggere i giornali o le riviste, convinto, dalla sua ignoranza, di essere a contatto con il mondo e di avere tutte le informazioni necessarie per comprenderlo.
Da questo ha inizio tutta una serie di situazioni tragi-comiche che sono diventate il leit motiv della quotidianità di gran parte della popolazione. Spaventevole !

Allora ho deciso, per oggi, di trascrivervi ancora un capitoletto del libro di
Lou Marinoff, che indaga il Tao e le sue implicazioni, possibili, sulle nostre
esistenze. Sentite un po’… :

L’OPPOSTO DI UN FILOSOFO

“C’è qualcosa in gioco che la psicologia non esaurisce. Si tratta di un fenomeno strano, che sono certo avrete notato. O che almeno noterete una volta che ve ne avrò parlato.
Poco tempo fa, durante una cena, conobbi un certo Robert.
Era un uomo famoso e apprezzato, soprattutto da persone che avevano troppa storia ***. Io, che invece non ne ho, non avevo mai sentito parlare di lui. Lui, invece, sapeva chi fossi. Quando gli domandai di cosa si occupasse, rispose: *Sono il tuo opposto*
Era un’affermazione intrigante: *E qual’è l’opposto di un filosofo?* chiesi.

*Il giornalista*

Scoppiammo a ridere. Anche se, a dire il vero, non c’era proprio niente di divertente. Robert è l’editorialista di un famoso giornale che io non ho mai letto. Perché no? Perché. come lui dice, il giornalismo è l’opposto della filosofia. Cosa significa?
Il termine *filosofia* significa *amore del sapere*.
Il suo opposto dovrebbe essere *odio del sapere* oppure *amore dell’ignoranza*.
Non mi sembrava che Robert fosse capace di odio.
Con tutta probabilità, era innamorato dell’ignoranza.
Cosa significa, in concreto?
I filosofi scrivono testi che durano secoli e perfino millenni, letti, studiati e ristudiati da migliaia di persone.
I giornalisti, invece, scrivono testi che durano un giorno, quello in cui sono stampati, e poi vengono dimenticati.
Molte persone collezionano libri antichi, quasi tutte buttano via i giornali vecchi.
Questo è l’opposto della filosofia, non c’è dubbio.
I giornalisti, però, hanno un bacino di lettori molto esteso: milioni di persone leggono i loro articoli, per scrivere i quali, hanno impiegato poche ore o al massimo giorni.
Al contrario, i filosofi possino ritenersi fortunati se riescono a vendere poche copie del loro ultimo libro, per scrivere il quale, di norma, hanno impiegato mesi se non anni. Questo, senza dubbio, è un altro opposto.
Tutti i grandi filosofi del mondo, compresi Lao Tzu, Buddha e Socrate, erano sereni, poiché amare la saggezza nel giusto modo non può non produrre felicità, hanno reso felici tante altre persone. Il giornalismo è diverso.
Perché?
Perché la regola di base che governa i mass media è: *Le cattive notizie vendono più delle buone*.
E i colossi dei media lo sanno.
E lo sanno anche gli editori e i giornalisti.
E lo sanno anche i lettori.
William Randolph Hearst, fondatore della Hearst Corporation, una volta inviò un ritrattista (la fotografia non era ancora diffusa) a Cuba affinché descrivesse la guerra ispano-americana. Quando l’artista giunse a destinazione, non trovò nessuna guerra e inviò un telegramma per informare Hearst, il quale rispose: *Lei fornisca i disegni. Io penserò alla guerra*. La guerra fa vendere più giornali della pace. La pace promuove la felicità della guerra.

Robert riempiva i suoi articoli di cattive notizie e rendeva le persone infelici.
Io mi occupo di idee senza tempo, che non fanno clamore, ma le rendo felici.
[…]
Un taoista potrebbe porre questa domanda: perche il cibo spazzatura è più buono del cibo sano?
I motivi sono tanti: le cattive abitudini, l’ignoranza e il bombardamento costante della pubblicità.
Se acquisiscono cattive abitudini perché ignorano i comportamenti da seguire e soccombono di fronte alla pubblicità di che punta a trarre profitto dalla loro cattiva salute, i consumatori si allontanano dal Tao.
[…]

Visto che il Tao non è una notizia di prima pagina, come possono diventarne consapevoli?
Il Tao si diffonde in due modi: dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto.
Entrambi vanno bene ed entrambi possono dare vita a un’età dell’oro.
Perchè si diffonda dall’alto verso il basso, abbiamo bisogno di governanti illuminati.
Perché si diffonda dal basso verso l’alto, abbiamo bisogno di iniziative popolari.
Ecco perché Confucio consigliava ai signori della guerra di governare in base al Tao e non alla pura coercizione.

Ed ecco perché Lao Tzu scrisse il Tao Te Ching; per indicare alle persone comuni la via del Tao e di una nuova, personale età dell’oro”.

(*** per questo concetto, scriverò a parte.)

Concludo: in questi giorni, per me, di intensa scrittura o riscrittura ho cercato di trasmettervi la “circolarità” e le “intersecazioni” del pensiero filosofico, da qualsiasi parte inizi, e da qualsiasi “cultura” venga sviluppato. Spero o comunque mi auguro che, anche a voi, tutto torni.

By Alfredo