AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE


Da: AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE

“E’ necessario porre un limite ai nostri desideri, tenere a freno le nostre brame, dominare l’ira, richiamandoci sempre alla memoria che un individuo può raggiungere solo una parte infinitamente piccola di tutto ciò che è desiderabile e che ognuno deve subire molti mali. […]
Questo intende Orazio quando dice:
*Tra le altre cose leggerai i filosofi, e chiederai loro con quale criterio tu possa condurre una vita tranquilla; perché non ti agiti e ti tormenti l’avidità sempre insaziata, né la paura, la speranza di cose poco utili.* (Epistole)

Vita motu constat, dice Aristotele, ed è evidente che ha ragione; e come la nostra vita fisica consiste soltanto in un moto incessante che ne è la condizione essenziale, così anche la nostra vita interiore, spirituale, esige una continua occupazione: un’occupazione qualsiasi, nell’ambito dell’azione e del pensiero; lo prova già quel tamburellare con le dita o con un oggetto qualunque, a cui ricorrono subito gli uomini inattivi e che non stanno pensando a nulla.
La nostra esistenza è per sua natura irrequieta: per questo la completa inattività ci diviene presto intollerabile in quanto comporta la più tremenda noia.

L’istinto ad agire va comunque regolato perché sia soddisfatto metodicamente, quindi in modo migliore.
Pertanto essere attivi, occuparsi di qualcosa, se è possibile fare, o almeno imparare qualcosa è indispensabile per la felicità dell’uomo: le sue forze esigono di essere adoperate, ed egli aspira a vedere l’esito di quell’impego.
Tuttavia la più grande soddisfazione a questo riguardo è data dal costruire qualcosa, dal realizzare, si tratti di un cesto o di un libro; che uno veda ogni giorno crescere tra le sue mani un’opera, fino a portarla a compimento, è una felicità che ci tocca nel profondo.
E’ l’effetto di un’opera d’arte, di uno scritto, persino di un semplice lavoro manuale, naturalmente più elevato il genere dell’opera, tanto più profonda è la soddisfazione.
Sotto questo aspetto i più felici sono gli uomini di genio, consapevoli come sono di poter produrre opere grandiose per concezione e densità di significati; perché da ciò gliene deriva un interesse di natura superiore che si espande su tutta la loro esistenza e le dà un sapore ignoto alle altre che, al confronto, risultano del tutto insipide.
Per questi uomini superiori la via e il mondo, accanto agli interessi materiali, comuni a tutti, ne presentano un altro, più elevato, di natura formale, che contiene i motivi e i temi delle loro opere, nella cui ricerca essi sono assiduamente impegnati per tutta la vita, non appena le necessità personali lasciano loro un po’ di respiro.

Anche il loro intelletto è in certo modo duplice: uno al pari di tutti gli altri, per le relazioni comuni (obiettivi della volontà), uno per la comprensione puramente oggettiva delle cose.
Così essi vivono una vita duplice, sono al tempo stesso spettatori e attori, mentre gli altri uomini sono soltanto attori.”
Arthur Schopenhauer

Poi, capiamoci, fare non vuol dire agitarsi o tormentarsi in una febbrile attività fisica o mentale, come cercano di farci credere i comunicatori asserviti al “sistema” in atto, altrimenti non avrebbero senso i miei scritti sul Tao, ma piuttosto è il concetto ben espresso da Martin Heidegger:
“La nostalgia di quelle cose un tempo cresciute nella calma”

Evitate quindi, quando potete, tutte le pressioni che il mondo vi porta, prendetevi il “vostro tempo” ma rimanete attivi,,, :-)))

by Alfredo