STIAMO DIVORANDO IL NOSTRO PIANETA


tratto da http://comune-info.net/wp-content/uploads/2015/08/imrponta-ecologica.png

La situazione è nota da tempo.
Per continuare a consumare l’acqua, l’aria, i suoli del pianeta al ritmo in cui complessivamente viviamo oggi, questo pianeta non è sufficente.
O decidiamo di colonizzarne altri (e per fortuna non ne conosciamo di adatti) o riduciamo i nostri consumi.

Ogni giorno ce lo dice l’incremento della deforestazione, della siccità, della scarsità di acqua dolce, dell’erosione dei suoli, della perdita di biodiversità e dell’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera.
La Rete globale dell’impronta ecologica quest’anno ha calcolato che l’Earth Overshoot Day, il Giorno del sovrasfruttamento, quello in cui la natura ha esaurito la capacità di far fronte alle esigenze dell’umanità, è stato il 13 agosto.
Da lì in poi stiamo consumando quelle degli anni futuri.
Sono soprattutto le emissioni di carbonio che continuano a spingere l’Impronta Ecologica ben al di là delle possibilità del pianeta.
Non abbiamo più molto tempo per fermarle.

di Global Footprint Network

Secondo i dati del Global Footprint Network, un centro studi internazionale sulla sostenibilità con uffici in Nord America, Europa e Asia, in meno di otto mesi, l’umanità ha consumato completamente il budget del pianeta per l’intero anno, budget in cui il riassorbimento delle emissioni di carbonio costituisce più della metà della nostra “domanda alla natura”.

Il Global Footprint Network monitora l’andamento delle esigenze dell’umanità nei confronti delle risorse del Pianeta (Impronta Ecologica) rispetto alla capacità della natura di far fronte a quelle esigenze (biocapacità).
L’ Earth Overshoot Day (Giorno del sovrasfruttamento) indica la data in cui la domanda annuale di risorse dell’umanità supera ciò che la Terra può rigenerare in quell’anno.

Nel tempo l’Earth Overshoot Day si è spostato dai primi di ottobre del 2000 al 13 agosto di quest’anno.

I costi di questo sforamento ecologico stanno diventando sempre più evidenti e si concretizzano nella deforestazione, la siccità, la scarsità di acqua dolce, l’erosione del suolo, la perdita di biodiversità e l’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera.

In particolare, se gli attuali modelli climatici sono corretti, gli apporti di CO2 più recenti amplificheranno significativamente gli effetti di quella già presente. Conseguentemente, i responsabili delle decisioni dei governi che terranno conto nelle loro politiche di questi vincoli crescenti avranno sicuramente più probabilità di avere buoni andamenti nei risultati economici di lungo termine delle loro nazioni.

“La sola impronta ecologica da carbonio dell’umanità è più che raddoppiata tra il 1961 e il 1973, data in cui il mondo iniziò ad andare in sovraconsumo ecologico.

Per ora resta la componente che aumenta più velocemente nel crescente divario tra l’Impronta Ecologica e la biocapacità del pianeta” dice Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network e co-ideatore del sistema di misurazione delle risorse detto Impronta Ecologica.

“L’accordo globale per abbandonare gradualmente i combustibili fossili che è in discussione a livello mondiale in vista del summit del clima di Parigi (dicembre 2015) potrebbe significativamente aiutare a frenare la consistente crescita dell’Impronta Ecologica ed eventualmente a ridurre l’impronta”.
L’impronta da carbonio è inscindibilmente connessa alle altre componenti dell’Impronta Ecologica ovvero le aree coltivate, i pascoli, le foreste e le aree biologicamente produttive coperte da edifici e strade.
Tutte queste componenti sono in competizione dal punto di vista degli spazi.

Più c’è richiesta di cibo e di legname da costruzione, meno sono disponibili aree per l’assorbimento del carbonio prodotto dai combustibili fossili.

Ciò significa che le emissioni di carbonio si accumulano nell’atmosfera anziché essere riassorbite completamente.

Una seconda occasione

L’accordo sul clima atteso a dicembre in occasione della Conferenza delle parti delle Nazioni Unite (COP) 21 si focalizzerà sul mantenimento del riscaldamento globale entro due gradi Celsius al di sopra del livello antecedente la rivoluzione industriale.
Questo obiettivo condiviso richiederà alle nazioni di attuare politiche per abbandonare completamente i combustibili fossili entro il 2070: questa è la raccomandazione dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite che ha effetti diretti sull’Impronta Ecologica delle nazioni.
Ipotizzando che le emissioni di carbonio siano ridotte come minimo del 30% entro il 2030 rispetto al livello attuale, mantenendosi nello scenario suggerito dall’IPCC, l’Overshoot Day – secondo i calcoli del Global Footprint Network – potrebbe nel 2030 tornare indietro al 16 settembre (ipotizzando che le altre componenti dell’Impronta Ecologica continuino ad aumentare alla velocità attuale).

Questo non è impossibile.
Infatti la Danimarca ha tagliato le sue emissioni negli ultimi venti anni a questa velocità: dagli anni ’90 ad oggi ha ridotto le sue emissioni di carbonio del 33%.
Se il mondo avesse fatto lo stesso (senza cambiare le altre componenti dell’impronta) l’Overshoot Day cadrebbe quest’anno il 3 ottobre. Tutto ciò non per dire che la Danimarca abbia già raggiunto una impronta ecologica sostenibile.
Se tutti vivessero come i danesi, l’umanità richiederebbe le risorse di 2,85 pianeti, cosa che farebbe anticipare l’Overshoot Day all’8 maggio, come sempre (business as usual) nel 2030 utilizzeremmo l’equivalente di due pianeti con l’Overshoot Day che cadrebbe alla fine di giugno.
Alla base di questa proiezione c’è l’ipotesi che gli andamenti della biocapacità, della crescita della popolazione e dei consumi rimangano quelli attualmente previsti.
Tuttavia, non è chiaro se un livello sostenuto di sovraconsumo sia possibile senza danneggiare la biocapacità di lungo termine, con conseguente effetti sul consumo e sulla crescita della popolazione.

Punto di non ritorno

“Siamo incoraggiati dai recenti sviluppi dei settori avanzati delle energie rinnovabili, che stanno accelerando in tutto il mondo, e dalla crescente consapevolezza del settore finanziario che l’economia a basso utilizzo di carbonio è la via del futuro” dice Wackernagel
“Andando avanti, non possiamo sottolineare mai abbastanza la vitale importanza della riduzione dell’impronta legata al carbonio, impegno che ci si aspetta venga preso dalle nazioni riunite a Parigi.
Non è solo un bene per il mondo perchè sta diventando una necessità economica di ciascuna nazione.
Tutti sappiamo che lo stato del clima dipende da quella riduzione, ma questo non è tutto: la sostenibilità richiede che ognuno viva bene, all’interno delle possibilità del nostro unico pianeta.

Questo può essere raggiunto solo mantenendo la nostra impronta ecologica entro le capacità della Terra.

Più informazioni sull’Overshoot Day: http://www.overshootday.org

Per calcolare la tua impronta ecologica personale e capire come la puoi ridurre (c’è anche la versione in italiano): http://www.footprintnetwork.org/calculator 
Dati gratuiti pubblici sull’impronta ecologica di 182 nazioni: http://www.footprintnetwork.org/public2015

Sul Global Footprint Network:
Il Global Footprint Network é un centro di ricerca internazionale impegnato in modo documentato e sostenibile a orientare le decisioni politiche in un mondo dalle risorse limitate.
Insieme ai suoi partner, il Global Footprint Network coordina ricerche, sviluppa standard metodologici e fornisce ai decisori politici un insieme di strumenti per aiutare l’economia umana a operare entro i limiti ecologici della Terra.

http://www.footprintnetwork.org
Comune-info
http://comune-info.net/…/stiamo-divorando-il-nostro-pianeta/

§§§

MAGIA NEL PENSIERO


“L’intelletto può fare domande ma non rispondere; può credere ma non creare; può immaginare ma non conoscere…
Chi si trincera dietro i limiti mentali finisce per sfuggire al proprio corpo.

Esiste un modo per unirsi al mondo che non si realizza attraverso le parole bensì tramite le sensazioni.

Ma l’Ego intellettuale, prigioniero dell’Io personale, ci inganna insegnandoci a sentirci in mille modi che non sono autentici; ci costringe a compiere gesti e movimenti stereotipati; ci induce a considerare la nostra pelle come una frontiera, a separare il corpo tra esterno e interno, a trasformare il cuore in un orologio che con il suo pulsare ci indica la presenza di una trasformazione luminosa ma la considera un castigo fatale e la chiama morte;

e poi ci costringe a impregnare di angoscia le nostre carni, a catalogarci come brutti, belli, grassi, magri, alti, bassi, giovani o vecchi: al corpo manca sempre qualcosa o ha qualcosa di troppo.
L’Ego intellettuale ci impedisce di vivere usando il nostro organismo in tutta la sua estensione, concepisce l’incontro sessuale come una catastrofe, ci costringe a soddisfare i nostri normali appetiti in un ambiente sporco di vergogna che è figlio o nipote del concetto di “peccato”.

Ci permette soltanto di provare la rabbia sorda, l’invidia, la disperazione, come succedanei delle sue critiche continue.
Si rifiuta ostinatamente di lasciarci sviluppare sentimenti sublimi come l’amore universale, la bontà disinteressata, la gratitudine sacra o l’estasi della libertà.

[…]
L’intellettuale limitato sviluppa quattro grandi timori.

Innanzi tutto lo spazio, l’Infinito diventa intollerabile per lui. Per paura di ciò che non ha forma, disegna architetture rettilinee e si crogiola in stanze che sono cubi.
Teme anche il tempo.

Riempie la propria vita di distrazioni per dimenticare la brevità del suo passaggio nel mondo.
Se il qui è un cubo, l’ora è il prodotto degli orologi: crede di controllare l’eternità solo perché ce l’ha allacciata al polso, chiusa dentro un meccanismo.
Teme la coscienza, si accontenta di fare uso di dieci cellule cerebrali, e non vuole indagare sulle innumerevoli altre cellule che continuano ad effettuare collegamenti misteriosi nel suo cervello.
E’ orgoglioso di starsene chiuso dentro la propria gabbia di parole; si abbandona al consumismo più sfrenato, trasformando la propria angoscia in infantilismo.

Teme la vita: Detesta il cambiamento e si aggrappa a valori anchilosati, si vanta delle proprie sofferenze, bolla come *stravaganti*, *pazzi pericolosi* o *creature diaboliche* coloro che, disprezzando la politica, preferiscono rivolgersi alla poetica; critica con furore *quegli idealisti* che rifiutano le rivoluzioni e auspicano un cambiamento mentale.
[…]

Rinchiudersi nell’area intellettuale come l’eremita dentro una fortezza è una forma di ubriacatura.
L’individuo, travolto da un fiume di parole, dal proprio monologo interiore, perde il contatto reale con il mondo.
Rinnegando la molteplicità del cosmo, tende a semplificarlo in formule.
Ma qualsiasi semplificazione comporta sofferenza.
Vivere in un inganno mentale conduce all’angoscia…

Eppure l’Ego intellettuale può trasformarsi in fonte di felicità se lo si aiuta a cambiare, iniettandogli nei sistemi logici sette leggi magiche:

1 – IL MONDO NON E’ QUELLO CHE PENSIAMO CHE SIA

2 – TUTTI I SISTEMI SONO ARBITRARI

3 – TUTTO E’ COLLEGATO

4 – TUTTO E’ POSSIBILE

5 – *ADESSO* ‘ IL MOMENTO DI POTERE

6 – TUTTO E’ VIVO E PUò RISPONDERE

7 – C’E’ SEMPRE UN MODO DIVERSO PER FARE QUALCOSA “

*** Non vi trascrivo le descrizioni per motivi di spazio :-)))

by Alfredo

LA FELICITA’ COME UNITA’ CON LA NATURA


“Ci sono molte ragioni, sia primitive che moderne, per cui l’unione con la natura produce la felicità.
Gli esseri umani, prima di tutto, hanno un istinto primordiale, ancorato al Yin e allo Yang, che li fa sentire più a loro agio quando sono immersi nella natura anziché in un ambiente artificiale. […]

Essere vicini alla natura significa essere vicini al Tao.
Ed essere vicini al Tao significa essere vicini alla felicità.
Come opera la natura?
Perché ci rende sereni?
Ci sono diverse ragioni, ecco le principali.

Primo, risveglia i sensi.
In città siamo obbligati a controllarli, dirigerli e smorzarli.
Siamo costretti ad isolarci e a ignorare ciò che ci circonda e potrebbe distrarci o darci fastidio, da un rumore molesto a una persona invadente.
In natura ci apriamo alla luce, al cielo, al paesaggio, alla flora e alla fauna.

Ci liberiamo dallo *strato isolante* ed entriamo in contatto con ciò che ci circonda, assorbendo bellezza e tranquillità da ogni poro.
Questo conduce a un rilassamentp profondo, a un senso di pace, a una sensazione di appartenenza, a una sensazione senza tempo che si rinnova a ogni minuto e a ogni ora.

Secondo, quando i sensi sono disposti in questo modo (in maniera ricettiva, non possessiva) accogliamo la maestosità della natura senza cercare di possederla.

Torniamo al Blocco Grezzo, ritrovando l’innocenza e la meraviglia di quando eravamo bambini.
L’apertura e la ricettività di sensi consente un’apertura interiore, un ritorno al centro dell’essere, un libero flusso di energia vitale attraverso i chakra.
Il risultato è una trasformazione della coscienza. che ci consente di vedere, ascoltare, assaggiare, toccare e odorare con una consapevolezza diversa da quella scontata e abituale.

[…] Lo stato di coscienza naturale, risvegliato dalla natura, è illimitato e gioioso.
Quando la mente è sintonizzata con la realtà, può essere solo serena.

Terzo, il risveglio della coscienza naturale comporta una percezione più profonda dell’ordine e del caos, della loro complementarietà e della loro
interazione perpetua.

[…] Nelle città, migliaia di persone cercano di imporre la propria visione di ordine su tutto e su tutti, con risultati per forza di cose caotici.
In natura ordine e caos sono liberi di danzare al proprio ritmo.
I loro passi sono sempre diversi e non richiedono sforzo. […]

Quarto, una consapevolezza maggiore di ordine e caos consente una percezione più chiara del cambiamento.
Se lo afferri, ne apprezzerai la bellezza e l’ineluttabilità.
Se ti allinei con esso, ti lascerai trasportare da una corrente di casualità e piacevoli scoperte.
Eraclito sostiene che, a causa del cambiamento, non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume.
Lao Tzu sapeva che ci si può immergere nel fiume del Tao per l’eternità.

Quinto, una volta immerso nel fiume del cambiamento, galleggiando sereno
in balia della corrente, noterai momenti di pura poesia in movimento.
Quando sperimenti questi istanti di perfezione, sei trasportato fuori dalla coscienza ordinaria e straordinaria.
Il tuo ego si dissolve e si fonda con la natura.
I buddisti giapponesi chiamano questa esperienza *esho funi*. o unicità tra sé e mondo.

Questa unicità, che si ottiene grazie a un abbandono totale alla natura, produce una serenità profonda e lucida, che non si può ottenere con droghe, alcol, filosofia discorsiva o interminabili sedute di psicoanalisi.”

Ecco un altro punto di vista, un’altra angolo di osservazione, per dirci che stiamo facendo l’errore capitale di banalizzare la natura, o peggio di commercializzarla, violentandola, perdendo così il nostro “equilibrio” nel mondo.
I disastrosi risultati non c’è bisogno che ve li elenchi….

by Alfredo