Tutto ha un senso, basta darglielo ….. è forse così ???


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Oggi vi voglio intrattenere su IL SENSO DELLA VITA, cioè vivere la propria esistenza con la consapevolezza di essere in armonia, in equilibrio con il mondo naturale che, purtroppo, non è il mondo socio-economico così come rappresentato oggi.
La battaglia, quando intrapresa, contro le logiche di un sistema sociale che annichilisce, devono partire dall’autostima, dalla consapevolezza di noi stessi, come entità unica e irrepetibile, legati uni agli altri da fili invisibili, fatti di valori, di armonie, di idem sentire le cose, di eticità che sovraintende una moralità rispettosa, non tanto dei dogmi, ma piuttosto della natura che ci ospita.

Come sempre, più che usare parole mie (ne sarei capace eh), vi accompagno nel mondo dei pensieri proficui che, nel tempo, ci sono stati lasciati, come eredità da chi aveva a cuore il pianeta e i suoi abitanti (tutti).

Jean Jacques Rousseau, nell’EMILIO, si esprimeva così:

“Insegnategli a vivere piuttosto che evitare la morte, e vivere non è respirare, ma agire, adoperare la nostra mente, i nostri sensi, le nostre facoltà, ogni parte di noi stessi che ci fa consapevoli di esistere. La vita non
consiste tanto nella lunghezza dei giorni, quanto in un acuto senso di vivere.”

John Lewis Mumford nel LA CONDIZIONE DELL’UOMO, precisava:

“I bisogni più importanti dal punto di vista della realizzazione della vita, sono quelli che favoriscono l’attività spirituale: il bisogno di ordine, continuità, significato, valore, scopo e progetto; necessità da cui hanno avuto origine linguaggio e poesia, musica e scienza, arte e religione. Il più organico, il più profondo di questi bisogni superiori è il bisogno di amare.

Poi l’economia introdusse la “modernità” con tutto il suo armamentario strumentale, tecnologico industriale. E qui, molti, cominciarono a perdere i colpi, andando verso uno stato di alienazione, che prosegue, ancora oggi.

Konrad Lorenz era un etologo, ma questo non gli impediva di intervenire anche nelle vicende umane. In fondo siamo o non siamo animali? Scriveva :
“E’ necessario mettere sotto il naso degli uomini il fatto che, da ogni livello raggiunto dall’evoluzione, possono andare verso l’alto, ma anche verso il basso e che non è scritto da nessuna parte che l’uomo non sia già adesso all’apice della sua evoluzione, che non stia per perdere la sua individualità nella massificazione e che le conoscenze e gli sviluppi delle scienze ristagnino e che tutto proceda in direzione di un orrendo sistema di termiti.”

Da un altro punto di osservazione, Malcom Lowry, aggiungeva:

“C’è una nuova categoria del romantico, in cui la ricerca di un passato perduto non è l’elemento conservatore, ma lo stimolo per una lettura disincantata del presente; il tratto distintivo è una nostalgia intesa come rifiuto della rassegnazione e non come rimpianto.”

Jurgen Habermas è un filosofo-sociologo, della scuola Francofortese, vivente e fortemente critico verso questa “modernità”. Scrive al proposito:

“La crescita ipertrofica della ragione strumentale sostituisce alle ideologie globali del passato la parcellizzazione della coscienza, defraudandola così della sua forza sintetica e innescando una crisi che si manifesta su diversi piani: culturalmente, come emorragia di senso, socialmente come anomia e indebolimento dei rapporti di solidarietà, individualmente, come serie di disturbi che colpiscono la personalità.”

Il risultato ce lo aveva già spiegato José Ortega y Gasset, scrivendo sul concetto di “massa”…

“Massa è tutto ciò che non valuta se stesso, ne in bene ne in male, ma che si sente come tutto il mondo e, tuttavia, non se ne angustia, anzi si sente a suo agio nel riconoscersi identico agli altri.

L’elite, o minoranze elette, è formato da uomini che *sentono* le esigenze superiori, che sentono i doveri e le difficoltà, che cercano di perfezionarsi.”

E’ forse per tutto questo che Martin Heidegger scrisse:

“Il rimpianto per quelle cose, un tempo cresciute nella calma.”

Ora ognuno di voi tragga le sue conclusioni, attenti però che siano in armonia con il TUTTO, altrimenti va a finire come aveva mi aveva predetto un personaggio con un vissuto “terribile”, il quale, non trovando risposte alla sua crisi, se ne uscì con questa “terrificante” frase:

“Tutto ha un senso, basta darglielo…”

by Alfredo