alla ricerca del Sublime


da ormai molti anni, la mia comunicazione, almeno per gli aspetti o gli argomenti che hanno una loro incidenza nelle vite di tutti noi, mantengono una loro linearità, non sono ondivaghi, hanno coerenza con quello che penso, quindi sono corrispondenti al mio modo di essere.
Il mio “pubblico” corrisponde al mio “privato”. Embé ? Qualcuno potrebbe domandarsi…

Eh no, le idee devono poi corrispondere ai fatti, altrimenti avremo a che fare con un altro “schizofrenico” che usa due o più personalità, per trovare il consenso, o anche solo il gradimento, degli altri…
Pensateci!
Io invece mi domando perché alcuni (pochi) capiscono i miei messaggi, e qualcuno (molti) non capisce, anzi certe volte osteggia oppure mostra la sua insofferenza, considerandomi troppo impegnativo, uno che porta complicazioni nelle vite di chi si dichiara scontento e si lamenta, ma non fa nulla, ma proprio nulla, per cercare di cambiare la sua situazione esistenziale.
Normalmente, queste persone, preferiscono una comunicazione leggera, spensierata, magari infarcita di storielle salaci, di comicità spicciola, di pettegolezzo, possibilmente pruriginoso.
Cercano così di riempire il black hole delle loro vite, con tutta quella paccottiglia prodotta a ritmi incessanti dai fabbricanti del nulla.

Poi chiamati ad esprimere il loro pensiero, rispetto alle domande che, inesorabilmente, la vita ti pone, balbettano risposte che già dalle prime parole evidenziano un analfabetismo esperienziale, emotivo, spirituale, costretti così ad esprimersi per luoghi comuni, pregiudizi, slogans, oppure utilizzando quel famoso relativismo d’accatto che è perfetto per smontare, ma incapace di rimontare, argomentando, lasciando agli altri le istruzioni, il disegno “esploso” con tutte le coordinate.

“Molte persone credono di riflettere, mentre stanno solo riordinando i loro pregiudizi.” – William James –

“Quello che una persona superstiziosa e ignorante fa quando pensa e ragiona, appartiene alla sua vita mentale.
Poiché l’ordine e la connessione del corpo e della mente sono identici, è probabile che la vita fisica di una persona simile, sia tanto raffazzonata e inefficiente quanto il sistema delle sue opinioni.
E’ probabile che questa persona sia tanto confusa nella sua pratica quotidiana, quanto lo è nelle mediocri razionalizzazioni che offre per quella pratica; che si tiri la zappa sui piedi, che i suoi atti abbiano, perlopiù, esiti rovinosi.
E tutto ciò non potrà che riflettersi, ancora una volta, sulla sua vita mentale.”
da: PLATONE AMICO MIO – Ermanno Bencivenga

John Locke, filosofo inglese, fu uno dei “padri” dell’empirismo, cioè quella
attitudine a sottoporre il pensiero metafisico all’esperienza delle osservazioni del reale, del concretamente visibile e interpretabile, creando così “l’esperienza” che nelle menti più ricettive ti porta a “comprendere”, quindi a conoscere.

Scrisse un aforisma che, sembra, un gioco di parole, ma se ben compreso non lo è:

“Le parole sono segni delle idee e poiché ogni idea è segno di una cosa. le parole sono segni dei segni delle cose.”

Allora cosa possiamo contrapporre a un approssimato “pensiero debole”, concetto promosso da un filosofo de noantri, peraltro neanche ben compreso dalla moltitudine.
Per esempio questo:

“Il mio attivismo è sempre stato gravido di occasioni per gli altri.
Io ho sempre pensato e fatto molte cose. cercando di produrre opportunità
per chi conoscevo.
Mi pareva un imperativo etico: so fare molte cose, conosco molte perone. devo creare opportunità per gli altri, oltre che per me.
In questo periodo l’ho fatto assai meno.
Mi sono preoccupato meno, sono stato un po’ meno partecipe delle questioni altrui.
La sopresa è che ho notato che gli altri (non tutti) ne hanno beneficiato.
Ho capito che ero impegnativo, anche un po’ faticoso, forse, nel chiamarli sempre all’azione, nel coinvolgerli in qualsiasi cosa.
Una mia amica mi ha detto che sono rilassante adesso, che rompo meno le scatole.
Lo prendo come un complimento? “

da: ADESSO BASTA – Simone Perotti

Carlo Scarpa, veneziano, è stato uno dei più geniali architetti del secolo scorso, pur non essendo laureato, un po’ come Brunelleschi che era un capo-mastro, ma comunque capace di far costruire una “azzardatissima cupola”, secondo i canoni del tempo, ma che è ancora lì a dimostrare il valore del “genio” umano. Scarpa scriveva questo:

“Il mediocre non ci interessa, il bello lo conosciamo, e allora dobbiamo andare alla ricerca del sublime.”

Ecco, andiamo alla ricerca del “sublime”. perché sia il mediocre che il “bello” almeno com’è coniugato oggi, non ci porta da nessuna parte, ci concede solo una sub-esistenza alienata e costantemente insoddisfatta di se.
E, ancora più importante, non ci fa crescere, costringendoci ad un infantilismo che promuove solamente la parte di noi capricciosa e negativa.

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Quindi diventiamo tutti “impegnativi”, anche se verremo giudicati, molto approssimativamente, come dei “rompicoglioni”.

Questo è essere guerrieri !

by Alfredo